mercoledì 10 ottobre 2012

Siamo Sulle tracce di Khate!



Oramai è fatta: fonti certe assicurano la sua presenza presso l’Hotel Correra241 venerdì 12 ottobre dalle ore 19.00.

E’ già da qualche anno che la sagoma ammiccante e profumata di fabulouskhate si aggira per la città, trascinando con sé chiunque abbia, come lei, il desiderio di lasciarsi andare liberamente ed appassionatamente ad avventure che sanno di lipstick alla fragola; ma nessuno ancora, a parte Alfonso Mezzacapo, è riuscito veramente a fermarla.

L’ultima volta è stata avvistata ad aprile al PAN, durante la performance “We got the sweetest addiction”, nell’ambito del progetto “Oltre la Paralisi”, organizzato dal collettivo URTO.
Khate farà la sua comparsa nuovamente in compagnia di Massimiliano Mirabella -che in questa occasione presenterà la sua personale “HELP”- di Simona Perrella e della Compagnia di danza Solea Lumen che già ad aprile abbiamo avuto occasione di conoscere.

Il coordinamento della performance, a cui parteciperanno anche Alessandro De Turris ed Ulderico , è a cura di Paola Ricciardi; le coroegrafie per il coro di Marie-Thérèse Sitzia.

L’associazione culturale CreativiNa sarà loro complice nel tentativo di fermare l’universo di Khate per un istante.

Siamo tutti invitati a vivere il nuovo episodio della vita di questo misterioso ad affascinante personaggio creato da Alfonso Mezzacapo, al rendez-vous con i nostri desideri.

La personale di Massimiliano Mirabella resterà esposta all'Hotel Correra241 fino al 31 ottobre.

Tania Merenda

Hotel Correra 241 Napoli
Via francesco saverio correra, 241, 80135 Napoli

mercoledì 3 ottobre 2012

SUPERFLAT EXPERIENCE,



SUPERFLAT EXPERIENCE, mostra personale di Tomoko Nagao
Dal 5 al 20 ottobre 2012
A cura di Grace Zanotto e Christian Gancitano
LOCATION: Art Galleria Famiglia Margini
via Simone d'Orsenigo 6, Milano

5 OTTOBRE: inaugurazione in compagnia dell’artista , dalle ore 18 alle 22.00 H.18.30
Presentazione e introduzione agli scenari, di Christian Gancitano:
“dall’estetica fluttuante Ukiyo-e alle ultime correnti Micropop e post- superflat“.
NippoSuggestioni - per saperne di più sulle ultime tendenze artistiche dal giappone
visionario.

http://nipposuggestioni.blogspot.it/

NEL corso della serata verrà presentato il progetto OTOMODACHI: Tomoko intervista Francesca Scotti e Francesca intervista Tomoko, dopo uno scambio epistolare dal Giappone. Reading di interviste email tra l’artista e la scrittrice che verranno pubblicate sul
numero di ottobre del web magazine speechless.

"Kawaii" è uno dei principali metodi di comunicazione, espressione della cultura giapponese riconosciuta a livello globale, tanto da avere un vero e proprio AMBASCIATORE (naturalmente Kawaii) quale DORAEMON, riconosciuto e nominato dallo stesso governo Giapponese.

Una sorta di mondo fantastico che riempie la daily life con la bellezza dello spirito bambino, sereno leggero e colorato.

Il "Kawaii" è l'antidoto alla depressione e alla piatta quotidianità e si oppone alle tragedie della vita.
Nelle sue KAWAIIZZAZIONI (digital e vectorialart e pitture SUPERFLAT olio su tela, anno 2011-2012) Tomoko Nagao miscela con ritmo consapevole le grandi icone del consumo di massa: Veneri e Madonne prodotte nelle botteghe degli artisti rinascimentali e seicentesche ed immagini pubblicitarie, loghi e mercanzie del nostro contemporaneo.

Tutti questi impulsi entrati negli occhi ad una velocità artificiale che è superiore alla capacità del cervello umano di distinguere e rielaborare, sono stati raccolti vivendo fisicamente in occidente e oriente, miscelati delicatamente e espiati per poi essere riposizionati dall'artista negli Artwork che realizza.

Come spiega Christian Gancitano, curatore della mostra insieme a Grace Zanotto,

La poetica MICROPOP, rappresentata principalmente da donne nate tra la metà degli anni ’70 e i primissimi anni ’80 è uno strumento per rimpossessarsi di icone della cultura di massa utilizzate come display o “tavolozza” del proprio immaginario.

Le artiste considerano questo immaginario fatto di personaggi KAWAII parte integrante del proprio background culturale, non solo rappresentazione di character o consumo di massa come Hello Kitty viene (erroneamente) considerata ma un'operazione artistica tipica del Micropop giapponese, arma non contundente per contrastare l'operazione di azzeramento di fantasia e di diversità che i brand di consumo globale esercitano.

Le opere di Tomoko sono un’ allegoria dell’epoca della globalizzazione, raccontata con i suoi simboli e i suoi prodotti, in stile “superflat”, la nota corrente postmodernista riconosciuta con esponenti quali Takashi Murakami e Nara Yoshitomo.

La versione pittorica dei Digital Artwork, denominata Superflat Experience, porta la cifra di un olio su tela che riproduce le stesse composizioni realizzate con file VETTORIALI in un'ottica rannuvolata: come attraverso degli occhi emozionati, ricollocando la presenza umana e l'interferenza sensoriale dell'artista nella percezione nel reale. Un procedimento che riporta alla memoria gli obiettivi soft-focus del Pittorialismo. Un lavoro che non lascia insensibile Grace Zanotto, la quale lancia la sfida di vivere senza più inquinare.

“SUPERFLAT EXPERIENCE” una mostra di opere digitali, pittoriche, video sulla poetica di TOMOKO NAGAO, la più rappresentativa esponente delle culture MICROPOP in Italia, tra le più importanti in Europa, è un osservatorio privilegiato sulle ultime tendenze artistiche dal Giappone visionario, presentato dalle associazione culturali AsXPO e FAMIGLIA MARGINI.

Tomoko Nagao – nasce in Giappone nel 1975, a Nagoya, la città dove ha sede la TOYOTA car corporation.
Ha esposto nelle principali città del Giappone dove ha conseguito il primo premio Canon (con la giuria di Nobuyoshi Araki) e presso festival, gallerie e eventi in diverse città europee. Da segnalare in particolare la sua partecipazione con installazioni presso importanti mostre di Palazzo Reale e alla Triennale di Milano, il Fringe festival di Edimburgo e la SANRIO for Smiles Exhibition.


5 OTTOBRE: inaugurazione in compagnia dell’artista , dalle ore 18 alle 22.00

Drink offerto con la collaborazione di MO.OM hotel (MO.OM art Gallery )
Food offerto da BIOTTEGA


INFO, Partners & Contatti:

http://www.famigliamargini.com

t. 3287141308

MEDIA PARTNER

for Tomoko & Francesca interview:
http://www.speechlessmagazine.com

mercoledì 5 settembre 2012

C'ERO, UNA VOLTA a Lecce



C'ERO, UNA VOLTA.
Mostra personale di Giovanna Lacedra & Grace Zanotto
Dal 21/9 al 8/10 2012

E-lite Studio Gallery
Corte San Blasio 1C
Lecce
LE
73100
Italia

Vernissage venerdì 21 settembre ore 19,00

"Una volta, io ero.

Non un frammento, ma l'intero. Ero il sogno, compatto, che non temeva la realtà.Ero il cuore di una fiaba. La bambina, la principessa. L'anima. Lo specchio nascosto in ogni stagno. La voce e la visione. L'infrangibilemagia di una storia senza tempo.

Percorrevo i sentieri dell'innocenza, cercando luoghi di stupore. Poi, un giorno qualunque di un anno che non c'è, cerca, cerca… cammina,cammina… inseguendo un inganno ho smarrito la strada. Pollicino senza
briciole, non l'ho più ritrovata!

Tutt'intorno non era bosco e non era notte. E non era neppure la luce lontana di un tunnel aperto al di là di una tana. Era rumore,piuttosto. Era un eccesso di luci e colori. Un caleidoscopio di vetri e ridondanti fluorescenze. Era un tempo che non abita le fiabe. Era un'altra vastità. Sconosciuta e spaesante. Una dimensione capovolta,nella quale ero piombata all'improvviso. Come catapultata da un singhiozzo della storia. Forse per errore. Forse per capire. Forse per aprire un dialogo tra questo mondo e il mio.

Sullo sfondo di questo frastuono, la mia voce si racconta ancora.
Rotta, come un giocattolo in disuso.

Ma tra i lacerti, ritrovo l'intatto cuore di una fiaba."


Onirismi che si sbucciano tra gli spigoli della contemporaneità. Sono le fiabe esplose di Anna Caruso.

Alice, il Bianconiglio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve: solitudini smarrite nell'irrealtà di un mondo che ha perso la capacità di 'sentire'. E se l'arte è soprattutto visione, come affermava Jean Dubuffet, le visioni metropolitane di Anna Caruso si animano di personaggi simbolici, per indagare i vuoti del nostro tempo.

Le fiabe nascono come narrazioni dal chiaro intento educativo, e ciascuna di esse puntualmente si conclude con un lieto fine: Cappuccetto Rosso esce intatta dal ventre del lupo, Cenerentola, calzando a perfezione la sua scarpina di cristallo, riesce a sposare il principe, Biancaneve si libera definitivamente dalla sua matrigna.

Insomma, il buono ha sempre la meglio sul cattivo. Perché nelle fiabe i personaggi sono nettamente divisi tra buoni e cattivi, come in una sorta di etica manicheista. Tra le pagine di Carroll, Perrault o dei
Fratelli Grimm i buoni vincono o si salvano, e tutti finiscono per vivere felici e contenti.

Anna Caruso pone come principale operazione della sua azione pittorica una decontestualizzazione di evidente matrice duchampiana. Cappuccetto Rosso che vaga smarrita col suo cestino tra i cartelloni pubblicitari di una grande città, non è che un ready made: una creatura avulsa dal suo contesto originario e collocata laddove nessuno si aspetterebbe di incontrarla.

La scelta di decontestualizzare proprio le eroine di fiabe popolari, scaturisce dalla sua esperienza nel Cosplay (contrazione delle parole inglesi costume e play), gioco di origine giapponese che consiste
nell'indossare costumi di personaggi della cultura manga, degli anime, o delle fiabe. Anna ha iniziato a giocare travestendosi da Alice. 

E questa Alice ha riportato a galla la bambina che un tempo è stata e che dentro è ancora. In un gioco creativo si è aperto un dialogo tra una donna e la sua innocenza: la bambina delle fiabe ha parlato
all'artista in divenire. Fino a quando Anna non ha permesso ad Alice di entrare nel 'quadro'. Alice ha preso cittadinanza oltre la trama della tela, insieme ad una serie di altri eroi ed eroine come lei,
abolendo anche quella netta distinzione tra buoni e cattivi.

Con pennellate di colore acrilico accostate e giustapposte su tele preferibilmente serigrafiche, Anna dà vita ad un mondo dentro al mondo. Adottando una tecnica dinamica costruisce, con grande rapidità, architetture e anatomie, sovente colte in prospettive grandangolari.

Nei panni di Alice, Anna ha scoperto che l'apparente dissonanza tra quel costume e il contesto urbano può invece simboleggiare l'attuale condizione dell'artista, sempre in qualche modo fuori luogo, baconianamente ingabbiato in una realtà deformante e asfissiante. Ma proprio per questo capace di raccontarla.

testo critico in catalogo a cura di Giovanna Lacedra