domenica 25 settembre 2011

L'amico del neutrino (Parte II)

Ammettiamo che i risultati del Cern sul neutrino siano validi, al di là di qualsiasi errore sistemico che come già detto in precedenza, può essere sempre possibile.

Che impatto ha sulla relatività speciale questa scoperta ?

Con questa teoria, nel 1905 Einstein risolve la contraddizione tra la fisica di Newton e Galileo ed elettromagnetismo.

La prima afferma che tutte le leggi fisiche sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali.

Il secondo che la luce viaggi sempre alla stessa velocità c, indipendentemente dal sistema di riferimento scelto.

Due principi, tra loro incompatibili che però Einstein coniuga utilizzando le trasformazioni di Lorentz che legano spazio e tempo, tramite la grandezza beta, pari al rapporto tra velocità del corpo e velocità della luce.

E ridotta la questione all'osso, tale legame indica come allle velocità prossime a quelle della luce la contrazione spaziale tende allo zero, mentre la dilatazione temporale tende all'infinito.

Quindi la velocità della luce costituisce la velocità limite di ciò che è dotato di massa: perciò Odifreddi quando scrive

la relatività di Einstein non prevede affatto che la velocità della luce non possa essere superata! Lo si dice continuamente, ma questo non significa che sia vero. Ciò che la relatività prevede, è soltanto che ci debba essere una velocità limite che non può essere superata.

dimostra un'ignoranza abissale sull'argomento...

Ora il neutrino, andando più veloce della luce, non viola nè il postulato della meccanica classica, nè quello dell'elettromagnetismo, ma invalida l'attuale formulazione delle trasformazioni di Lorentz.

Quindi una nuova relatività dovrebbe riscriverle: ma come ?

La via più semplice sembrerebbe quella di sostituire alla costante c, la velocità del fotone nel vuoto, una costante che indichi lo stesso valore per il neutrino.

Però, il neutrino ha lo stesso comportamento della luce, ossia che la sua velocità sia costante al di là del sistema di riferimento ?

Non lo sappiamo, si può verificare tramite un esperimento analogo a quello di Michelson-Morley.

Se la risposta è positiva, nelle trasformazioni di Lorentz basta sostituire una costante con un altra.

Però rimarrebbe aperta la questione di perchè esista una classe di particella con le caratteristiche di invarianza e di cosa accomuna i suoi membri.

Se invece è negativa, sarebbe necessario modificare le trasformazioni, introducendo un termine che impedisca a beta di andare a 0 per valori prossimi alla luce e soprattutto darne una giustificazione teorica.

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