venerdì 23 settembre 2011

Antonio Fiore


La galleria Tartaglia Arte, in concomitanza della 7a edizione della “Giornata del contemporaneo indetta dall’AMACI, inaugura, in sede, giovedì 6 ottobre 2011 ore 18,30, la nuova stagione con la mostra personale dell’artista Antonio Fiore “UFAGRA’- La cosmopittura neofuturista”: 24 opere tra acrilici e tecniche miste su tela e legno.

Sarà presente l’opera "Unità d'Italia - 150 anni", reduce dall’esposizione a Palazzo Venezia, Padiglione Italia – Regione Lazio della 54. Esposizione d’Arte Internazionale della Biennale di Venezia, invitato dal Prof. Vittorio Sgarbi su segnalazione del Prof. Giorgio Di Genova.

In contemporanea con la mostra un’opera del Maestro verrà esposta, dall’ 8 al 18 ottobre, visibile 24 ore su 24, nella Galleria Opera Unica, in via della Reginella 26, Roma.

La mostra, che intende onorare la celebrazione del 150° anno dell’Unità d’Italia, è corredata di un catalogo di 112 pagine, con l’introduzione di Riccardo Tartaglia, direttore della Galleria, e il saggio dello Storico dell’Arte Giovanni Lista. Nel testo, il Prof. Lista ricostruisce, argomentatamente, il tragitto artistico del Maestro dal 1978 ad oggi, evidenziando la continuità del movimento del Futurismo, scrivendo:

“…Sottoscrivendo la Dichiarazione di “Futurismo Oggi”, Fiore incanala l’incisività e la vitalità del proprio segno pittorico all’interno di un progetto ideologico di esplosivo entusiasmo futurista, pervaso da volontà di rinnovamento, spinta ideale, ferrea volontà decisionale, intensa tensione verso il domani...

Affermandosi come un rilancio continuo di riferimenti formali e suggestioni ideali al futurismo, l’esperienza di Antonio Fiore può considerarsi, in ultima analisi, come la stagione più attuale di una fase storica dell’arte italiana che dimostra di essere ancora viva e pulsante.

Le celebrazioni per il centenario del futurismo hanno recentemente testimoniato della vitalità e dell’attualità creativa di un movimento che ha sigillato il momento di massima appropriazione dell’identità artistica nazionale. L’eredità del futurismo emerge ormai in tutta la sua pregnanza sperimentale e la sua esclusiva vivacità espressiva, continuando a nutrire e irrobustire un immaginario del dinamismo universale o delle modalità linguistiche che, avendo attraversato le contingenze storiche, possono nuovamente incanalarsi in soluzioni estetiche significative. Rimodellando secondo la vitalità e la freschezza del gusto contemporaneo, il lascito formale e l’impeto sperimentale di alcuni momenti chiave dell’esperienza futurista, in particolare la ricerca di Balla e la stagione dell’aeropittura, Fiore dà prova di straordinaria vivacità intellettuale, di profonda cultura d’avanguardia e di grande sensibilità poetica, coniugando audacia stilistica e tensione ideale, proponendosi così come una delle voci significative cui il pensiero futurista dà ancora oggi stimolo. Con la cosmopittura di Fiore, il futurismo dimostra, infatti, di poter andare oltre la residua impetuosità della propria mitologia, e di continuare a dare forma specifica a un’identità dell’arte italiana”. (Giovanni ListaControlla ortografia)
L’artista

Antonio Fiore è nato a Segni nel 1938, dove vive e lavora. Inizia a produrre con maggiore continuità dal 1977, in seguito all’incontro con Sante Monachesi, di cui frequenta lo studio fino al 1984, aderendo e collaborando al Movimento Agrà. Tra il 1978 e il 1979 fa la conoscenza delle figlie di Balla, Luce ed Elica, con le quali manterrà un bellissimo rapporto e una lunga amicizia. Alla metà degli anni ’80 aderisce alla dichiarazione di Futurismo Oggi” redatta da Enzo Benedetto e firmata dai futuristi viventi. Ha partecipato a moltissime rassegne in Italia ed all’estero. Ha ricevuto vari premi. Le sue mostre sono state oggetto di servizi radiofonici, televisivi, Rai e online. E’ presente su molte pubblicazioni d’arte tra cui: “Storia dell’Arte Italiana del 900 – Generazione Anni Trenta” di Giorgio Di Genova. Presente in numerosi archivi e biblioteche.

Hanno scritto sulla sua opera, oltre gli artisti futuristi E.Benedetto, S.Monachesi, O.Peruzzi, molti critici, tra gli altri: R. Bossaglia, F. Calzavacca, C. F. Carli, R. Civello, G. Di Genova, M. Duranti, E. Fabiani, D. Guzzi, G. Lista, A. Masi, G. Simongini, C. Strinati, L. Strozzieri, L. Tallarico, A. Valentini.
L’attività artistica

Con lo pseudonimo di Ufagrà, Antonio Fiore inizia il suo percorso artistico alla fine degli anni Settanta realizzando i “Quadri – messaggio” dove predominano le scritte “Pace” e “Amore” ed appare la contrapposizione tra Agrà, sinonimo di elevazione spirituale, e Degrà, sinonimo di violenza. Il tutto deriva dalla poetica, riferita ad un’arte agravitazionale, concepita da Sante Monachesi nei primi anni Settanta. Verso la fine degli anni Ottanta, Fiore avvia un duplice processo di approfondimento linguistico che prima lo porta a ricongiungere le forme cromatiche al disegno sovrapposto, secondo una libera reinterpretazione delle linee-forza, poi a considerare l’intera superficie del quadro come “campo totale” pittorico, sottratto alle zone inizialmente lasciate bianche per poter fare meglio risaltare le scritte.

Successivamente la serie dei “Quadri su legno sagomato” dà sostanza oggettiva alle forme dinamiche, inserendole al vivo nello spazio. Segue la produzione delle “Pitture cosmiche”, delle “Procelle su Marte”, delle “Foreste cosmiche” e relativa segnaletica. La scorta delle esperienze sagomate e tridimensionali, lo porta al superamento della stesura piatta attraverso l’illusione della tridimensionalità, arricchendo così il suo lessico con una pittura modulata da interventi a pois, a rigatino, a puntini che modulano la tessitura dei suoi paesaggi cosmici. Recente è la produzione delle “battaglie cosmiche” con l’inserimento nei quadri dell’acciaio che, come suggerito da Di Genova: “l’acciaio è imitativo, mimetico delle macchie di colore e della piattezza delle campiture. Si ha un riferimento mimetico, simbolico. Dà l’idea delle navicelle cosmiche e le frecce colorate con l’acciaio diventano armi con la punta. Assume il ruolo di durezza come le armi tra i colori. E’ acciaio specchiante così da far diventare più ambigua la percezione: in un dentro/fuori, per un gioco percettivo visivo di andata e ritorno”.

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