lunedì 26 settembre 2011

As a clown

Sabato 22 ottobre 2011 alle ore 18,30 inaugura alla Factory-art gallery di Berlino la personale di Andrea Contin dal titolo As a Clown, una selezione dei più significativi lavori dell’eclettico artista italiano, dagli esordi, alla fine degli anni ’90, fino ad oggi. Per l’occasione verrà presentato un catalogo che raccoglie le immagini delle opere e i testi più significativi dedicati in questi anni all’artista da critici, artisti, scrittori e amici.

Factory-art espone una selezione dei lavori più importanti della produzione di Andrea Contin, quasi una retrospettiva che rappresenta un primo importante sguardo sull’insieme dell’opera di questo artista, autore di video, installazioni, performance, oggetti e disegni la cui intenzione concettuale viene espressa all'insegna della sintesi rigorosa e dell'ironia.

Da sempre protagonista attivo delle proprie opere, Contin affronta con leggerezza e profondità temi e archetipi alla base dell'esistenza come la morte e la lotta, che sia rituale o per la sopravvivenza, attraverso una potente energia primaria dal sapore catartico e iniziatico.

La sua storia è un intersecarsi di esperienze in campi diversi, ma sempre finalizzate alla costruzione dell’opera-uomo, di un’unità esistenziale fra Arte e Vita che è il vero soggetto della sua ricerca. Una visione istintivamente olistica pervade il lavoro di questo artista, che intreccia l’esperienza all’opera in una fusione che rende l’aspetto estetico, pur preciso e potente, subordinato all’espressione dei contenuti emozionali. Ogni scelta, ogni bivio, ogni approccio, dalla musica ai lavori di fatica, dalla danza alla boxe, dall’insegnamento al lavoro sociale, dalle esperienze simboliche all’analisi, è in realtà una discesa ai suoi propri inferi ogni volta da una strada diversa. Ogni volta c’è un ritorno, rinnovato in parte, spinto alla prossima discesa. Ogni volta rischiando la caduta, il caos, la perdita, l’oblio, ma senza mai, in realtà, perdere il filo del suo discorso.

C’è caduta in Freezer, tomba, altare sacrificale, mattatoio. Oblio in Una furtiva lacrima. Rabbia cieca ne Il buon andrea. Sconfitta ne L’entrée des gladiateur. Rivalsa in Matello. Ma c’è sempre l’àncora dell’ironia, il doloroso bisogno di empatia, la speranza concreta, la potente energia. C’è catarsi e rinnovamento, lento e inesorabile, che scorre da un’opera all’altra, in un flusso che le lega in un ordine non cronologico ma emotivo, energetico, spirituale.

Un lavoro, quello di Contin, emotivamente forte ma mai retorico, che aggira la percezione razionale per arrivare direttamente ed empaticamente al centro, alla pancia, allo stomaco, al vissuto dello spettatore che si aggiunge a quello dell’artista grazie alla forza della metafora e alla semplicità di un linguaggio potente ma elegante e diretto.

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