lunedì 31 ottobre 2011

Handle with care


Dal 28 Ottobre al 27 Novembre 2011, alla galleria Giudecca 795 Art Gallery di Venezia, presso le Fondamenta San Biagio a Venezia si tiene la mostra 'Handle with care' di Alice Attanasio che presenta le ultime opere della giovane pittrice.

Per citare la presentazione della mostra

Alice Olimpia Attanasio è sensibile al mondo e a ciò che la circonda, la sua arte è linguaggio di se stessa, della propria individualità; è una esteta dell'immagine, sperimenta l'uso di materiali, note sono le sue installazioni realizzate con caramelle, crea e dà vita all'opera attraverso la fantasia e la perfezione di chi ama la bellezza, la presenza della donna e degli stessi luoghi che le appartengono come essere della natura.

In questa occasione l'indagine espressiva si sofferma sul concetto di fertilità quale unica fonte salvifica in una società corrotta e degradata. Le quattro fotografie di grande formato ritraggono donne incinte sorprese nella silente drammaticità quotidiana: la malata, la prostituta, l'operaia, la terremotata,
divengono qui nuove icone per il necessario riscatto sociale. Sono scatti che vivono costantemente all'interno di una fase figurativa surreale e onirica, linguaggio che accompagna il percorso espressivo dell'artista sin dagli esordi.

Come il cuore, muscolo vitale, fil rouge in continua evoluzione e qui racchiuso in una teca sintetica, quale simbolo del ventre materno.

Quello di Alice Olimpia Attanasio è un mondo di favole dove l'incontro delle sensazioni interiori con una realtà efficace e sofferta reagisce ai moti dell'anima con il potere delle sensazioni visive, favole non raccontate ma appena sussurrate nelle quali l'artista mette al bando la sterilità degli effetti speciali,perchè la favola non ha bisogno di essi. La sua è sincerità espressiva, stillicidio di pensieri, poesia moderna.

Come l'opera epilogo della mostra in cui l'artista estrae scatti montati e ripetuti in loop dove lei stessa è ritratta mentre occupa una fila di sedie. L'immagine replicata e desemiotizzata azzera ogni traccia di senso compiuto, aprendo la narrazione a una dimensione astratta, diluita lungo un movimento a spirale. L'attesa, come il file in fase di progressione senza fine.

Crisi di identità degli esseri umani che vivono una vita priva di scopo e di significato e dunque:

'Aspettiamo Godot'.

domenica 30 ottobre 2011

Esposizione Arte Contemporanea - EXPOPLANETS


Exoplanets: Luigi Copello, Patrizia Emma Scialpi, Ale Senso >>
vincitori del premio speciale StatArt del Lobodilattice Free Cover
Contest 2011.

Exoplanets: ovvero i pianeti che gravitano al di fuori del sistema
solare. Una spinta a guardare oltre. Una metafora. Una denuncia e
un'affermazione della necessità di evolvere che ha Milano, e più in
generale l'Italia.
Exoplanets: una mostra collettiva fuori dal cerchio, perchè il
baricentro è in movimento.

a cura di StatArt
comunicazione Lobodilattice + ICE
con la partecipazione straordinaria di: Secret Guest!

Poetica e Arte


Su Quaz Art, riflessioni di Christiano Muntoni sull'Arte

Torino Palermo al Femminile

L’Hula Hoop Club, in via De Magistris 91/93 Roma Pigneto, dall'undici al ventiquattro novembre è sede del progetto Torino Palermo al Femminile, nato dalla collaborazione di Togaci ed Emanuela Cinà, un'esplorazione dell'identità della donna contemporanea, in cui dialogano le opere di Rosanna Cerutti e di Kindia.

Il club, per citare il comunicato stampa

si accende di glamour e di una sempre più forte identità femminile. Un universo fatto di contenuti che attraverso lo studio della forma diventano teatro che in maniera pirandelliana smaschera l’apparenza. Protagoniste l’artista palermitana Kindia e la torinese Rosanna Cerutti; in comune la riproposizione di un femminile sensuale ma delicato, di altri tempi. Kindia alias Rossana Onorato, abbina la perfezione degli studi sulla forma a un desiderio di dialogo interiore col proprio io, togliendo alle sue donne la maschera dell’apparenza e ricoprendole dei variegati colori dell’anima. Di recente dopo aver partecipato a varie collettive, e alcune personali, ha rafforzato la sua idea di apertura a nuovi spazi mentali per volare oltre l’ambiente artistico siciliano. Milano per la Castelly Gallery e ora il felice incontro con Rosanna Cerutti nell’ atmosfera romana.

Rosanna Cerutti nata in Piemonte abbina felicemente le conoscenze sviluppate negli studi nel campo della moda,( apparenza, perfezione, stile) a un forte richiamo caricaturale. Le sue donne altrettanto eleganti e glamour sono chiaramente la maschera di se stesse e la marcatura dei tratti tutt’altro che perfetti e lineari, funziona da rafforzativo di tale concetto. Il cromatismo brillante rende un idea chapliniana della donna nella società di ieri e di oggi, una donna forte che conosce il suo ruolo nelle luci della città e lo interpreta. Una donna, che è anche fragile, imperfetta nel suo magnificente splendore. Tutto ciò con ammirevole maestria è Rosanna Cerutti. Un evento che sicuramente non può che concludersi e sposarsi con una performance di moda grazie allo stilista Edgard Lombardi ( stilista nato in America Centrale e campano di adozione), unisce il legame passato con le scuole d'arte con la passione per la moda e il pret a porter che reinventa con tocchi unici. Uno stile sicuramente fuori dagli schemi in cui arte e glamour si fondono.

Nel vernissage ci sarà la performance dell'hair stylist tarantino Giovanni Filangieri dopo l’esperienza di corsi presso saloni importanti italiani ,culmina con collaborazioni con stilisti e marchi rinomati nel campo della moda tra cui, il felice sodalizio con lo stilista Edgard Lombardi.

D'Amore e d'ombra


”Le figure di Irene Salvatori sono dettate dalla più profonda esigenza del suo spirito, nutrite di affettuose consuetudini visive e dalla suggestione di un diverso impatto offerto dal più profondo “inconscio”. Esse non hanno una semplice apparenza di vita ma vivono, una per una, per le proprie individuali e tipiche caratteristiche. Sono pagine di tenera e commossa intimità che rimangono impresse nell’anima più ancora che nel cervello.

Irene Salvatori raggiunge così una tensione lirica con un lavoro che si rivolge ad una espansione psichica intensa e magica del colore. E, con il colore infatti, crea sulla tela nuovi effetti e nuove realtà che però sono sempre in sintonia con le sue sensazioni. E, nell’inseguire l’oggettività di un cromatismo velato di malinconia, realizza una sorta di sospensione, a suo modo metafisica (nel senso antico di conoscenza razionale e proporzionale alla realtà) nel cui campo percettivo l’uomo cerca ancora di trovare una propria dimensione.

La pittura di questa artista si colloca tra il viaggio immaginario ed il gioco sottile della fantasia inesauribile che la stessa persegue in un lavoro di scavo e di arricchimento nel suo unico e inconfondibile mondo poetico, dove la qualità dichiaratamente visionaria dell’immagine si immerge in un’atmosfera onirica in cui si sente il fluire di tensioni interiori e animate da un lirismo soffuso di inquietudine”

Giorgio Rutigliano

mercoledì 26 ottobre 2011

Ogni cosa a suo tempo

Fino al 20 novembre l’arte contemporanea è protagonista alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo: infatti, è in corso il terzo capitolo di Ogni cosa a suo tempo progetto a cura di Stefano Raimondi, Paola Tognon e Mauro Zanchi in collaborazione con la Fondazione Mia.

La mostra vede David Adamo e Ettore Favini, due artisti contemporanei rappresentativi del panorama artistico nazionale e internazionale, confrontarsi con i suggestivi spazi degli antichi matronei della Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo, normalmente chiusi al pubblico. Gli artisti hanno pensato e realizzato le opere appositamente per i grandi spazi della Basilica, creando lavori site specific di forte impegno e rilevanza.

David Adamo, artista americano di stanza a Berlino, crea sculture e installazioni che originano nello spazio equilibri precari, svuotando gli oggetti della loro materialità.

I tronchi in legno di cedro aggrediti e scavati dall'artista in una relazione consapevole con la storia della scultura, identificano anche un’operazione performativa di cui i trucioli alla base segnano l’azione trascorsa nel tempo. Concependo l’atto creativo come faticosa lotta con la materia, quest’ultima è manipolata “per via di levare”, aggredita a tal punto da diventare fragile e inconsistente. L’artista dissemina lo spazio espositivo di frutti plasmati nel gesso, le cui lacune generate da morsi diventano emblema dell’equilibrio infranto, resti abbandonati di un uso incompleto.

Ettore Favini, artista manipolatore di idee e progetti, di pensieri e spazi, realizza per la Basilica due opere di rilevante valenza poetica e simbolica, incentrate sulla tessitura, come metafora della vita. La prima vede la realizzazione di un grande ordito in lana, un ordito che è tessuto senza la sua trama, ad indicare le molteplici possibilità di una vita che inizia. La seconda opera dal carattere più autobiografico, si compone di un telaio ricavato dal tronco di un albero della casa natale dell'artista, sul quale il tessuto filato vuole segnare, nell'elaborazione anche cromatica tra ordito e trama, la traccia delle esperienze vissute.

Segni reversibili


La Galleria Whitecubealpigneto, in via Braccio da Montone 93 a Roma è lieta di presentare il ciclo di mostre Myra/on trasformazioni “Omaggio a Gore Vidal” dedicate all’opera Myra Breckinridge, che il controverso scrittore americano produsse nel 1968.
Sessualità come metafora del potere e delle trasformazioni nei rapporti tra uomo e donna. L’attualità del messaggio di Gore Vidal nelle vicende culturali e sociali della contemporaneità sarà oggetto di una rilettura in chiave artistica
La prima mostra Segni reversibili di Alessio Fralleone inaugura sabato 29 ottobre 2011 ore 19
Così è raccontato l'evento nel catalogo
La prima mostra in programma presso gli spazi della Galleria Whitecubealpigneto, dal titolo Segni reversibili vede protagonista un giovane artista romano, Alessio Fralleone, da sempre impegnato, nelle sue ricerche linguistiche e formali, nell’indagine e nella rappresentazione figurativa e concettuale del corpo umano. Traendo spunto dalla singolare tecnica pittorica, caratterizzata da una particolare combinazione di disegno, colore e gesto, l’artista sarà protagonista di una performance-happening di tre giorni (27-28 ottobre), durante i quali vivrà e lavorerà in galleria. Come una sorta di “Studio in vetrina”, l’artista verrà “spiato” 24 ore su 24 e contemporaneamente ispirato da chi, anche solo per semplice curiosità, entrerà nella sede espositiva.

Il progetto artistico di Alessio Fralleone rappresenta un personale omaggio al libro di Gore Vidal, Myra Breckinridge, reso attraverso l’indagine e l’interpretazione del tema della trasformazione e delle differenti accezioni che questo termine può assumere.
Attraverso un’originale figurazione ed elaborazione del corpo umano, le opere pittoriche, realizzate appositamente in occasione della mostra-evento, presentano un doppio livello di senso sul significato di “cambiamento”. L’artista difatti indaga non solo sulle ragioni, più o meno naturali, che generano i cambiamenti fisici e mentali vissuti dall’uomo, ma anche su quelli propri del fare arte, attraverso lo stravolgimento dei ruoli tra artista e fruitore. Fralleone durante la sua permanenza in galleria inviterà pubblico ed esperti ad agire sulle opere attraverso il gesto pittorico, modificandone l’aspetto originario, in modo tale da consentire un dialogo in progress tra pubblico e artista. Con questa operazione Fralleone intende innescare una riflessione sul tema dell’identità individuale e su come questa sia, a causa di condizionamenti esteriori, fin troppo fragile, suscettibile e mutevole.
Una volta concluso l’intervento del pubblico sull’opera, l’artista torna ad essere interprete e padrone del proprio lavoro, intervenendo con successivi tagli, scritte e collage, generando così complesse stratificazioni fatte di nuovi segni e sensi espressivi. I dipinti così ultimati, in cui processo esecutivo sarà documentato con foto e video, verranno esposti negli spazi della Whitecubealpigneto nella serata della vernice.
Il percorso artistico di Alessio Fralleone ha inizio negli anni ’90 quando, da autodidatta, scopre una pulsione artistica e creativa. Tale impulso lo spinge a frequentare la Scuola Romana di Fumetti ma, ben presto, questa esperienza risulterà per il giovane artista un condizionamento troppo forte. Dal 2000 Alessio inizia a esporre in variegate location romane come il Circolo degli Artisti (2002), dove realizza la prima performance pittorica. Nel 2005 Fralleone è tra i finalisti del MarteLive ed espone nella città di Rovereto. Nel 2007 partecipa a una collettiva presso l’Auditorium Parco della Musica. Dal 2008 l’artista realizza illustrazioni per libri di poesie editi dalla Ginevra Bentivoglio Editoria. Nel 2009 è vincitore del MarteLive. Da questo momento la performance diventa per l'artista un percorso di ricerca e sperimentazione e in tale contesto l'opera raggiunge il massimo della sua potenza espressiva. Si esibisce così presso la Wunderkammern (2009), Mitreo (2009), alla RGB Gallery con la mostra Croci Visioni (2010) e alla Whitecubealpigneto Gallery con la personale Ciao Pierpà!, durante la quale realizza la performance ispirata a Salò e alle 120 giornate di Sodoma (2010). Le opere di Alessio Fralleone sono state esposte, tra l’altro, nelle gallerie Sinergy Art Gallery e Sala Pintor (2010).

martedì 25 ottobre 2011

Camouflage


A Trevi, nella sede di Palazzo Lucarini si tiene la mostra Camouflage dedicata al concetto di “identità”, in cui si rimette in discussione con l’arte contemporanea tutta la retorica delle celebrazioni sull'Unità d'Italia

Per farlo, sono stati invitati due testimoni d’eccezione.

Il primo è Mario Consiglio, italiano che risiede a Berlino, dopo aver trascorso un lungo periodo a Londra Il secondo è Yonel Hidalgo Peréz un cubano che da molti anni vive in Italia.

I due artisti si sono concentrati sugli aspetti concreti del tema, mettendo in luce l’esistenza di un’inedita categoria sociale, quella dei cittadini del mondo che a differenza di migranti non rifiutano o subiscono passivamente l'integrazione, ma divengono a loro volta generatori di un nuovo tipo di cultura, che fa della contaminazione e del cambiamento, necessariamente, un inedito principio identitario.

Tutto ciò tramite una vocazione pratica e concreta del fare Arte. Secondo il catalogo

Mario Consiglio presenta disegni e poster modificati attraverso la sovrapposizione di smalti e collage. Iconograficamente attratto dal mondo animale, Consiglio fagocita queste figure, spesso irriconoscibili al primo sguardo, in un denso fluido monocromo. Opere appositamente studiate per questa mostra, in cui la dissimulazione – intesa come cifra stilistica – è esercitata con un piglio istintuale che amplifica il senso di inquietudine emanato da forme famigliari, ma divenute aliene.

Yonel Hidalgo Peréz, invece, espone prevalentemente opere scultoree. Manufatti di raffinata esecuzione, che grazie al virtuosistico trattamento della materia (spesso ceramica policroma, ma non solo) rendono evanescente il confine tra umano e non-umano. Surreali visioni oniriche di entità mutanti. Un immaginario barocco che fa perno sull’autoritratto per restituire un’identità costantemente in bilico. Un bestiario medievale arricchito dalla nevrosi della modernità.

lunedì 24 ottobre 2011

Intervista a Valentina Majer


Conosco Valentina Majer da diverso tempo... Collaboravamo assieme in un portale d'arte, dove lei si occupava di pubblicare news sulle mostre d'arte contemporanea più significative in Italia e nel Mondo, mentre io le recensivo (spesso beccandomi sequele d'insulti da curatori, galleristi ed artisti.... Ma questa è un'altra storia...)

Poi Valentina ha partecipato ad una mostra per il VI Municipio di Roma, per lanciare un nuovo spazio espositivo pubblico.. Scelta che si è rivelata particolarmente azzeccata, visto che la sua installazione, di incredibile poesia, è stata apprezzata da tutti, dal pensionato della bocciofila al critico d'arte affermato

Big Bang Era


Presso la Bibliothè Contemporary Art in via Celsa 4 - 5 (piazza del Gesù, Roma) il 27 ottobre si aprirà la mostra dell'artista Caterina Vitellozzi, Big Bang Era

Di seguito, il testo critico che accompagna la mostra

Partendo da una prima suggestione legata agli antichi e sfavillanti mosaici bizantini,
l’installazione di Caterina Vitellozzi ci trasporta in una rappresentazione del primordiale
Big Bang, un viaggio attraverso il tempo e lo spazio ricco di implicazioni e di riferimenti
al momento storico in cui viviamo. La grande sfera centrale fa pensare all’Era di Planck,
ovvero a quel nucleo in cui tutta la Materia-Energia cosmica doveva essere concentrata e
fusa in un’unica strana entità insieme allo Spazio e al Tempo.

L’esplosione di questo nucleo diede origine al primo secondo di esistenza dell’Universo e da lì tutto ebbe origine. L’esplosione generò frammenti ricchi di materia e di luce, elementi del suo lavoro che simboleggiano i processi di nascita, crescita e trasformazione. E da qui prende spunto la sua riflessione sulla necessità di un nuovo simbolico Big Bang capace di ridare al nostro pianeta una rinnovata energia. Come afferma l’artista, si dovrebbe pensare
anche ad un’esplosione emotiva, capace di far emergere le energie nascoste, represse o
inespresse di ogni persona.

In questo consiste anche il suo lavoro manuale di rompere la materia e trasformarla in
tessere, in elementi che daranno vita a nuovi sistemi in cui forme e significati si fondono,
seguendo linee dettate dallo sprigionarsi di nuove energie e di nuove riflessioni. Il suo
atto fisico è strettamente connesso alla sfera meditativa, i suoi processi mentali si
materializzano nelle opere attraverso un fluire filamentoso di linee cromatiche, come
colature di lava incandescente che accostano il buio alla luce, la brillantezza all’opacità,
la trasparenza all’impenetrabilità.

I suoi anni vissuti in Cina, e la sua esperienza dell’Oriente, emergono chiaramente dal suo lavoro. In modo particolare risalta la sua capacità di dare vita a forme astratte percorribili dalla mente di chi osserva come un vero e proprio itinerario. Le sue sono forme morbide e fluenti, una sorta di visualizzazione dei flussi energetici generati dai nostri organi interni, sentieri sotterranei che vengono allo scoperto e verso i quali si prova una misteriosa consonanza.

Francesca Pietracci

sabato 22 ottobre 2011

Artisti a Km 0

Che dire ? Partecipate numerosi !!!

Password


Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 18,00 presso lo Studio Arte Fuori Centro di Roma, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la personale di Armando Fanelli Password a cura di Dario Ciferri.

L’esposizione rimarrà aperta fino all’11 novembre, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

L’evento è il terzo appuntamento di Spazio Aperto 2011 ciclo di quattro mostre in cui i critici invitati dall’associazione culturale Fuori Centro, tracciano i percorsi e gli obiettivi che si vanno elaborando nei multiformi ambiti delle esperienze legate alla sperimentazione.

Come scrive Dario Ciferri

"Armando Fanelli attraverso Password compie un lavoro intorno all’uomo, all’omologazione, al bisogno di libertà e di connessione. Il video e gli scatti fotografici ci mostrano una serie di sacchi a pelo da cui le persone escono mettendosi in posizione verticale. A completare l'installazione ci sarà una performance dell'artista che durante l'inaugurazione entrerà in connessione con le persone presenti. Il sacco è come una crisalide, un luogo protettivo, dove ci troviamo isolati, liberi ed imprigionati nello stesso tempo. E’attraverso la Password che la situazione muta. Immettendo il nostro codice emerge la nostra individualità che insieme alle altre dà vita a una collettività complessa, ricca e viva, fittizia e illusoria. È un modello sociale virtuale e contraddittorio, perché l’emergere dell’individuo nel nuovo mondo che stiamo creando appare vincolato all'uso di codici che gli permettono di entrare in relazione"

venerdì 21 ottobre 2011

Dal 9 novembre al 18 dicembre 2011 la Fondazione Nicola Trussardi presenta Parasimpatico, a cura di Massimiliano Gioni, la prima grande mostra personale di Pipilotti Rist in un’istituzione italiana.

A fare da sfondo al nuovo progetto dell’artista svizzera è il Cinema Manzoni, per più di cinquant’anni una delle sale cinematografiche più importanti della città di Milano e chiusa al pubblico dal 2006.

Pipilotti Rist è una delle voci più autorevoli e anticonformiste dell’arte di oggi: ha esposto con mostre personali nei più celebri musei del mondo – tra cui il MoMA di New York e il Centre Pompidou di Parigi – e ha preso parte alle maggiori kermesse internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, quella di Berlino, Sydney e Lione. Nel 2009 ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia con il suo primo lungometraggio Pepperminta.

Visioni fluttuanti, colori vibranti e psichedelici, colonne sonore ipnotiche, sensualità e leggerezza sono alcuni dei principali ingredienti del mondo di Pipilotti Rist, costruito sulla linea di confine tra sogno e realtà. I suoi video lussureggianti e le sue installazioni multimediali esplorano la sessualità e la cultura dei media con un mix giocoso e provocatorio di fantasia e quotidianità, in cui le immagini in movimento trasformano soggetti, temi e luoghi familiari in affascinanti caleidoscopi.

Per Pipilotti Rist le immagini video sono la proiezione di desideri ed emozioni, una nuova forma di vita organica che lo spettatore può percepire non solo con gli occhi ma anche e soprattutto con il corpo. Spesso nascoste in luoghi inaspettati – toilette, bottiglie di liquore, conchiglie e borsette da signora – o proiettate su superfici suggestive – soffitti di chiese o giganteschi schermi televisivi – le sue installazioni sono esplorazioni sensoriali, esperienze totalizzanti dove la distanza fisica e psicologica con lo spettatore è completamente annullata. Nei viaggi visivi di Pipilotti Rist gli spettatori si ritrovano spesso in spazi dalle proporzioni stravolte, ridotti a piccoli lillipuziani di fronte a immagini gigantesche che esaltano la sensazione del ricordo infantile di un mondo puro, dove la corporeità sembra riconciliarsi con la razionalità e dove la sensualità acquista una dimensione quasi spirituale, a tratti venata di ironia e malinconia.

La porta d’accesso ai lavori di Pipilotti Rist è la nostra parte emozionale, quella che reagisce in modo involontario agli stimoli che vengono dall’esterno. Da queste considerazioni deriva la scelta del titolo Parasimpatico per la sua mostra con la Fondazione Nicola Trussardi: con il suo tipico senso dell’umorismo, Pipilotti Rist fa riferimento a quella branca del sistema nervoso che presiede le funzioni corporee involontarie, che stimolano la quiete, la digestione, il rilassamento, il riposo e l’immagazzinamento di energia.

Come nelle sue precedenti installazioni, questo nuovo progetto ideato per l'ex Cinema Manzoni, combina lavori vecchi e nuovi con l'obiettivo di trasformare l'ex Cinema in un grande organismo vivente, mescolando cinema e televisione, allucinazioni e immagini ad alta definizione. Con Parasimpatico Pipilotti Rist crea per gli ambienti sontuosamente decorati del Manzoni – dalla hall allo scalone d’ingresso, dalla platea al bar – una nuova pelle di immagini, un avvolgente carosello di suoni, luci e colori che restituisce a quella che fu la più prestigiosa sala cinematografica della città di Milano un fascino magico e gioioso, e le regala l’ultimo sussulto vitale prima che cambi per sempre. La mostra di Pipilotti Rist rappresenta un'occasione unica e imperdibile per vedere gli spazi dell’ex Cinema Manzoni nella loro originaria bellezza, dopo cinque anni di chiusura.

Intervista ad Alessio Brugnoli


Contaminazione


Parola d'ordine di Quaz Art è la contaminazione.

Concetto che si realizza facendo convivere nel portale artisti di estrazione, stile e visione del mondo differenti, associati dal loro essere eretici e porsi criticamente contro la vulgata post moderna.

Facendo dialogare l'Arte con la filosofia, la letteratura, i nuovi media.

Collaborando con altre realtà, come per i progetti di concorso letterario che stiamo studiando per l'anno prossimo.

E che oggi si concretizza con la sinergia con la rivista di fotografia Potpourri...

A pagina 64 vi è uno speciale dedicato al pittore Marcello Toma analizzato con le sue relazioni con lo steampunk su Quaz Art.

giovedì 20 ottobre 2011

Nada Nistri

L'obiettivo di Quaz Art è fare il punto dell'Arte d'Avanguardia in Italia. Idea ambiziosa ed ampia,anche perchè il concetto di Avanguardia è quanto di più vago esista.

A prima vista, Nada Nistri, nata nel 1927, di cui Serena Mannelli traccia un bellissimo profilo, non vi appartiene, nè anagraficamente, nè per lo stile che evita qualsiasi provocazione gratuita.

Noi ci limitiamo ad una semplice accezione: avanguardia è ciò che eretico e non riconducibile al conformismo intellettuale che domina i nostri tempi.

Per questo Nada Nistri, con il vitalismo panico delle sue tele, trionfo del colore, è avanguardia, perchè ci ricorda con insistenza che vi è qualcosa al di là del grigiore quotidiano che lentamente ci corrode...

mercoledì 19 ottobre 2011

ANDREA PINKETTS: il re del noir


Andrea G.Pinketts nasce a Milano nel 1961 sotto il segno del leone ascendente ariete. Sin da piccolo dimostra una pertinace tendenza all'insubordinazione e alle armi da fuoco, specialmente a quelle puntate contro di lui.

Studi irregolari, espulsione dal liceo linguistico per avere mal-menato il preside disossandolo.

A 17 anni dà prova di resistenza nella giungla urbana quando, essendo rimasto chiuso all'interno di un cinema periferico a causa di un colpo di sonno indotto da una bottiglia di whiskey tracannata durante la proiezione di "Tre contro tutti", demolisce il portone del cinema a colpi di mannaia.

Dopo dodici giorni di servizio militare evade dalla caserma dei granatieri di Orvieto e, per evitare spiacevoli conseguenze, si finge psicopatico.

Tra le sue attività annoveriamo: fotomodello, cacciatore di dote, istruttore di arti marziali, giornalista, investigativo (premio "Una Remington per la strada" 1991).

Le sue inchieste sul settimanale "Esquire" lo hanno visto di volta in volta sviluppare l'arte del trasformismo diventando negro, barbone, viado, satanista, pornodivo col nickname di "Udo Kuoio il re della frusta". In onda su MISTERO.,

Ha sempre avuto una passione sfrenata per le cattive compagnie, la letteratura, i bar equivoci, il sigaro e le donne. Non necessariamente in questo ordine.

Ebbene, domenica 30 ottobre 2011 ore 11.30-15.00,alle SCIMMIE ON THE BOAT via Ascanio Sforza 49, Milano, Andrea G. Pinketts presenta "Depilando Pilar" nel contesto di AZOTH L'Agente universale la Mostra d'arte contemporanea di ALEX 13 LO VETRO, curata da 13e Massimiliano Bisazza

Questo è il testo con cui Pinketts descrive l'arte di ALEX 13

L’ARTE E’ LA SORELLA GEMELLA DELLA SCRITTURA
CON LA SCRITTURA HA UN RAPPORTO ADDIRITTURA
INCESTUOSO IN QUANTO TUTTE E DUE SONO
FIGLIE DI UN PRECEDENTE INCESTO. E’ QUELLO
TRA IL MISTERO CHE, GENERALMENTE, ERA USO
A PRATICARE UN ONANISMO SELVAGGIO. IN REALTA’ SI
ACCOPPIAVA CON LA PAURA, SUA MADRE.
ORA IN QUALSIASI CULTURA O INDAGINE PSICANALITICA
LE COLPE DEI PADRI RICADONO SULLE FIGLIE.
I FIGLI SE LA CAVANO SEMPRE COME SERIAL
KILLER DELLA PORTA ACCANTO.
CON LE FIGLIE è DIVERSO. SE DIVORATE DALLA MADRE-MOSTRO
SONO COSTRETTE A “MOSTRARSI”. A INDIGNARE
A STUPIRE. A TURBARE COSCIENZE ASSOPITE
VIOLATE NEL “SONNO DELLA RAGIONE CHE GENERA MOSTRI.” E L’ARTE ESSENDO,
QUELLO CHE è DIVENTATA NASCE DAL BUIO DI UNA PAURA. MA NE DIVENTA L’AMANTE. BASTA
COL BUIO. PENSO A CAMUS “SE IL MONDO
FOSSE CHIARO L’ARTE NON ESISTEREBBE”
ALEX 13 LO VETRO LO SA BENE. HA INTROIETTATO IL CONCETTO E CE LO SPIEGA
E MOSTRA COME SE FOSSIMO DEI BAMBINI DI FRONTE AD UNO SPAURACCHIO, A UNO
SPAVENTAPASSERI E SPAVENTAPASSERE
SPAZIANDO DA ANDREOTTI A PADRE PIO,
DA INQUIETANTI MADONNE, TRA FEDE
BLASFEMA E PAGANESIMO ILLUMINISTA
NELLA FEROCIA DI UNA LOGICA FERREA
EMOTIVAMENTE, CONSCIAMENTE, DISTURBATA
E DISTURBANTE. A PROPOSITO: SCUSATE
IL DISTURBO!

ANDREA G. PINKETTS

P.S. IO NON HO PAURA DI ALEX
“13” LO VETRO. TORNANDO
AL MIO AMATO CAMUS “CHIAMO
IMBECILLE CHI HA PAURA DI GODERE”

Burning Rome

Herbeff, come mai sabato alla manifestazione ?
Non sono un fotoreporter. Non ho macchine fotografiche professionali e neppure pretendo di avere l'occhio per fare quel mestiere. Solo che un artista deve essere nel mondo, come un pesce nello stagno, non essere rinchiuso nel suo studio.
Deve vivere, confrontarsi con il Reale, in tutte le sue sfumature.
Che fai delle foto che scatti alle manifestazioni ? Le riproduci nelle tue opere ?
No. Le rumino, le guardo facendole sedimentare dentro di me. Finchè non fanno scattare la scintilla, quel quid che genera il furore creativo.
Mischio le immagini, le rielaboro, le tradisco. E sul video e sulla tela il risultato finale è totalmente diverso dal punto di partenza.
Cosa hai visto sabato ?
Cose immonde. Gente comune travolta dal panico, che scappava a destra e manca. Alcuni che cercavano manifestanti che cercavano di bloccare i teppisti, altri invece che li aiutavano, applaudivano ed incitavano la distruzione.
Sai, quando ho sentito i politici parlare di trascurabili minoranze di violenti... E' una presa per il culo.
Certo, chi appoggiava gli anarchici insurrezionalisti era una minoranza del corteo, ma c'era, come che c'era.
Sabato è stata l'ennesima testimonianza della capacità italiana di perdersi in bicchiere d'acqua. Al di là di tutti i proclami che c'erano stati sul web le settimane precedenti, bastava un poco di logica, da parte di polizia ed organizzatori del corteo, per aspettarsi quel caos
Le forze dell'ordine come se la sono cavata ?
Male. Quando sono uscito da casa io le ho visti polizia e carabinieri, ma erano tutti nei dintorni del Parlamento e di Palazzo Chigi. Chi li comanda, ha preferito difendere i simboli del potere, piuttosto che le proprietà ed i beni dei cittadini
Poi sono rimasti sorpresi da quello che è successo e non hanno tirato fuori un ragno dal buco. Non bisogna essere dei geni, per capire che non puoi usare dei blindati lenti ed ingombranti contro piccoli gruppi veloci e coordinati, che, non mi stanco mai di ripeterlo, si muovevano o in folla in panico o compiacente, a seconda delle circostanze.
Poi, ti confermo che sono pure arrivati tardi. Sono passati a viale Manzoni dopo le Cinque, almeno tre ore dopo che erano cominciati gli incidenti
Non sono stati reattivi. Poi ti dirò, i poliziotti della celere mi hanno fatto pena. Chi aveva lo scudo, non aveva il manganello e viceversa. C'era uno, che ho fotografato, che stava con il casco rotto. Pensa se veniva preso da un sampietrino.
Mandarli in quelle condizioni, significa mandarli al massacro.
Invece gli organizzatori del corteo ?
Anche loro, anche se nascondono la testa sotto la sabbia, hanno gravi responsabilità. Io ancora non ho capito se c'era o non c'era un servizio d'ordine. Comunque, visti quei partecipanti alla manifestazione che avevano sale in zucca e tentavano di bloccare i violenti, ci sarebbero riusciti se qualcuno li avesse coordinati.
Invece niente. Nessuno degli organizzatori ha avuto le palle di farlo...
E' stata la Caporetto dei movimenti. Riesci a portare cento o duecentomila persone in piazza, ad occhio i numeri erano quelli e ti fai oscurare così ?
Hai sentito qualcosa sui media delle idee degli indignati ? Al massimo ho degli editoriali di critica, in cui gli si dava degli incompetenti o dei bamboccioni, ma nulla sulle loro proposte.
Magari non sarei stato d'accordo su quanto affermato dagli indignati, ma almeno sentire cosa avevano da dire.
Nulla, invece. Tutto oscurato dalla violenza.

martedì 18 ottobre 2011

Disponibile da oggi www.quaz-art.it in versione mobile



Più guardo Videodrome, il film di Cronemberg, più mi inquieta. Non solo perchè è una metafora sempre attuale sul potere dei Media e sulla capacità che hanno le ideologia di rincitrullire l'Uomo, ma anche per la sua perfetta descrizione di cosa è il mondo del Web, in cui il Reale si distrugger e si ricostruisce in una realtà più ampia, sempre tangibile, perchè i bit, per rendersi forma, hanno sempre bisogno del concreto tecnologico, ma libera dai vincoli kantiani di spazio, tempo e causa.

Uno spostamento epistemologico che, come suggerisce il film, può essere distruttivo: noi di Quaz Art siamo più ottimisti, poichè riteniamo il web ambivalente.

Strumento che ci può rendere zombi, ma che fornisce anche un antidoto all'omologazione ed alla perdità d'identità.

La possibilità di sognare, di esplorare mondi, di contaminarsi. Per questo abbiamo deciso di andare oltre il computer e di implementare una versione mobile del sito, adatta a tutti i dispositivi portatili come smart phones e tablet.

Una versione senza fronzoli e in formato tascabile che può accompagnarci in ogni momento, liberando la nostra fantasia.

Ennesima testimonianza delle nostre due ambizioni: essere i migliori e costruire il futuro... Gli altri possono solo imitarci

lunedì 17 ottobre 2011

Intervista ad Alessandro Bulgarini

Fotografia di Andrea Parisi



AZOTH La medicina per l'universo



L'Hotel Raffaello, situato nel centro storico di Urbino in via Santa Margherita n. 40, tra i piccoli e caratteristici vicolini della Città Ducale, proprio nel contesto architettonico della casa natale di Raffaello Sanzio, offre a tutti i suoi ospiti una speciale accoglienza e una panoramica sull'arte contemporanea attraverso un viaggio di mostre organizzate in collaborazione con la galleria d'arte di Milano Famiglia Margini.

Giovedì 20 ottobre 2011 apre il ciclo l'esposizione "Azoth: La Medicina per l'Universo" mostra personale dell'artista Alex 13 Lo Vetro. Tutti lavori inediti, realizzati con una tecnica innovativa di esclusiva invenzione dell'artista presentati ad Urbino da Famiglia Margini, che così prosegue la rassegna alla ricerca del "Bello" iniziata nella Primavera 2010 con la mostra Terzo Rinascimento allestita presso il Palazzo Ducale d'Urbino.

domenica 16 ottobre 2011

TOGACI presenta: PaoLo PiLotti in "Reprimenda"


Venerdì 28 ottobre alle ore 20.00 presso l'Hula Hoop, in via De Magistris 91/93 al Pigneto, si inaugura la mostra Reprimenda, di Paolo Pilotti a cura di Mauro Tropeano e Togaci Arte

Di seguito il testo critico di presentazione

Ostentato, scabroso, ironico… Paolo Pilotti con la sua arte sa come centrare il segno e dare un calcio in culo ai perbenisti. Le sue opere sono un manifesto contro l'ipocrisia di una società che impone una certa etica morale secondo la quale alcuni linguaggi comunicativi (e non solo) vengono ritenuti inappropriati.
In questa mostra l'artista romano denuncia quei modelli fuorvianti tipici di un'educazione cattolica dove vale il detto "si predica bene e si razzola male", sbattendo in faccia una realtà che si fatica ad accettare ma che nei fatti è talmente radicata che inconsciamente a volte si tende anche a tollerare, purché non se ne parli.
Pilotti invece "parla". Lo fa provocando lo spettatore con immagini a lui vicine, familiari, sfruttando le icone del nostro tempo esasperando agli estremi tutto il marciume insito in esse mettendo in evidenza quanto può essere falsa la "realtà".
La sua arte è spietata, sfrontata, sfacciata… A mettere in inganno è la velatura patinata che caratterizza il tratto dei suoi lavori, decisamente troppo glamour per essere così splatter. Ed è proprio questo forse il suo punto di forza.
La nuova promessa del New Pop italiano saprà come risvegliare dal torpore mediatico coloro i quali avranno il piacere di entrare in un mondo dove la bugia è un'illusione che ha però lo scopo di far riflettere sul nostro quotidiano.
Probabilmente lo scopo di Pilotti non è quello di guidarci verso la "retta via", ma senza ombra di dubbio ci mostra l'ingresso di un mondo dove le parole "repressione", "proibizionismo", "peccato", sono tassativamente bandite. Chi avrà il coraggio di oltrepassare quel confine?

sabato 15 ottobre 2011

10/11


Dal 7 ottobre, la galleria Hybrida Contemporanea, a Roma, in via Reggio Emilia 32, presenta la collettiva 10/11, che raccoglie il meglio degli artisti che in passato vi hanno esposto

Tra questi: Maria Semmer, artista tedesca, ha presentato nel 2009 Dreamers, immagini-visioni che sembrano provenire da una dimensione “altra”: l’animo dell’artista.

Ci sono, inoltre, le FotoVive di Ferdinando Califano e i ritratti dell' immortale Marilyn, opere di Sam Shaw.

Ma non solo fotografia!

Sono in esposizione anche le tele di Isabella Ducrot (Abbraccio 1998), Alfonso Mangone (Via del Babuino 2009) insieme a Vetrovisione di Marco Appicciafuoco.

venerdì 14 ottobre 2011

Booktrailering



In attesa dell'uscita del nuovo romanzo di Ale D'Agostino, un suo articolo per Quaz Art, dedicato al booktrailering

La Luna nel Pozzo


Il giorno 21 Ottobre 2011 alle ore 19,00 si inaugura la mostra La luna nel pozzo –Milena Buzzoni a cura di Simona Gavioli presso SpazioBlue via Gandino 3, Bologna.
Di seguito un estratto dell'ottimo testo critico

Ne La luna nel pozzo le opere pittoriche di Milena Buzzoni aprono un dialogo tra cielo e terra in una conversazione in continuo divenire che si trasforma assiduamente. La materia, fatta di elementi recuperati in spiagge, strade, viaggi e percorsi di vita s’intreccia con il romanticismo del linguaggio essenziale. La sua urgenza arriva da un suono interiore e spirituale che conduce lo spettatore nei cunicoli dell’interiorità, sviscerandone l’intimità dell’anima. L’artista riesce, attraverso gli impasti, i colori, le terre, le sabbie, e altri elementi, ad esorcizzare il negativo con la bellezza della natura.

Verranno esposte opere significative del percorso dell’artista.
“La leggerezza a volte è un salto verso la luna, verso il luogo dell’immaginazione per eccellenza, è un invito a cambiare prospettiva, ad andare lontano stando con i piedi per terra, ma nello stesso tempo sollevando gli occhi verso l’archetipo… verso l’occhio, verso la misteriosa luce bianca che ha accompagnato per secoli le notti degli uomini.
La luna è il regno della possibilità, il sole è il dominio della verità…“ Mario Anton Orefice
Cinquant’anni fa, due uomini riuscirono ad approdare sulla superficie della luna, convertendo in tangibile una delle più romantiche e sognate luci del firmamento. Lassù, trovarono un composto di rocce ignee, sedimentarie e metamorfiche, un mondo sprovvisto d’acqua e atmosfera che non consentiva all’uomo di poterci vivere. Paesaggi con larghi orizzonti, in cui la materia dominava incontrastata e dove i colori s’intrecciavano costruendo textures naturali, che riempiendo gli occhi di commozione e pathos, hanno contribuito a poetizzarne il mito, come luogo immaginario, oggetto da catturare dall’interno di un pozzo, come archetipo da sognare, da imprigionare o semplicemente come figura da osservare. La luna ha ispirato filosofi, pensatori, scrittori, compositori, poeti e artisti di ogni tempo. C’è sempre stata un’emozione o una massima da trasmettere ammirandola dal basso o scorgendola dentro a una pozzanghera. È diventata la custode del “vago incantamento” nelle parole di Baudelaire, è stata una “luna di cristallo” per Neruda. Un ricordo e un’illusione per Leopardi “O graziosa luna io mi rammento…”. Ne “la filosofia in quarantadue favole” di Bencivenga “c’erano uomini che la vedevano, di notte soprattutto, quasi tutte le notti: gli uomini con due gambe”. La luna è sempre stata il pretesto per tornare a sognare, il territorio dove serbare i sentimenti più autentici, dove aprire il cuore di uomini e donne impegnati in attimo di passione, baci, sospiri e confidenze.

Se la luna scende nel pozzo allora, quel pozzo, rappresenta il passaggio, la porta che collega due mondi, il sopra la terra che si congiunge con le viscere della terra stessa, che percorrendo luce e buio, rievoca i riti della trasformazione e della rinascita.
Nelle opere di Milena Buzzoni il dialogo tra cielo e terra è aperto, è in continuo divenire, si trasforma assiduamente. La materia, fatta di elementi recuperati in spiagge, strade, viaggi e percorsi di vita s’intreccia con il romanticismo del linguaggio essenziale. La sua urgenza arriva da un suono interiore e spirituale che conduce lo spettatore nei cunicoli dell’interiorità, sviscerandone l’intimità dell’anima. Eclissata la forma, le sostanze si fanno protagoniste in un gioco di rimandi, allora quella luna alla quale tanto ambiamo, prende forma diventando palpabile. Non è più un miraggio nell’acqua, si è trasformata e si è plasmata attraverso gli oggetti, i frammenti, gli impasti, le sabbie e le pietre. La superficie del quadro supera le barriere dell’immaginazione divenendo promemoria della realtà, rompendo i limiti della scena che ci teneva ancorati all’illusione che i sogni non si potessero avverare. È proprio qui che sta la verità, nascosta nel pozzo, che guardavamo da bambini tentando di arrivare con le mani a toccare quel magico inganno. Buzzoni riesce a rendere visibile il manto lunare facendoci accettare un contatto attraverso la stimolazione dei sensi, tutti, nessuno escluso.

Le sue opere respirano, si animano e creano un legame tra reale e irreale, comparsa e scomparsa, eterno ed effimero, materiale ed etereo. Nell’immaginario collettivo vorremmo salvare la luna dal pozzo come l’arte dalla caduta libera e dall’artificio e cosi, Milena, liberandosi dagli schemi e dalle rappresentazioni, interpreta, con questo suo lavoro, un’azione apparentemente impossibile, in quanto, nella realtà, la luna pare non cadere mai –nel pozzo–. Abbandonati i pregiudizi, la luna, diventerà quel vicino/ lontano chiarore argenteo che spiega i propri bagliori sui sogni di noi tutti, prenderà colore sulle tele tramite resine e legni, odore nella sosta del tempo e potrà tornare nel pozzo sbucando “assonnata tra le nebbie” di Goethe, essere il “lago silenzioso” di Pavese o “il canto alla terra” di Franco Angeli.

Simona Gavioli

giovedì 13 ottobre 2011

Il punto della situazione




E’ inutile nasconderci dietro un dito o mostrare falsa modestia: Quaz Art, nonostante abbia poco meno di un anno di vita, si sta sempre più affermando come una voce autorevole e credibile nel panorama artistico italiano, con tasso di crescita che sta andando oltre le nostre più rosee previsioni.

E’ d’uopo quindi, oltre ringraziare tutti coloro che ci danno una mano nell’impresa e che stanno credendo in noi, di tracciare un primo bilancio, ricordando cosa vogliamo essere e quali saranno i nostri progetti futuri.

Quaz Art non è un social network: se cercate questo, rivolgetevi ad altri, che san far quel mestiere meglio di noi.

Perciò, in futuro non aspettatevi, ammennicoli tipo chat o forum: noi riteniamo che il valore di un artista di veda nelle sue opere, non nella sua capacità di sbraitare in una discarica di invidie e di frustrazioni, figlie. di omuncoli sconfitti dalla vita.

Quaz Art non crede nella quantità, ma nella qualità: altri si vanteranno di avere migliaia di utenti o delle milioni di pagine viste mensilmente. A noi queste cose non ci interessano, perché abbiamo la presunzione di voler distinguere il grano dal loglio.

Un artista non è su Quaz Art perché si iscrive o paga una quota annuale. Lo è perché la Redazione lo ritiene capace, innovativo e di rottura, in un panorama artistico italiano sempre più asfittico: sì, come i nostri predecessori di Lacerba, in Arte siamo a favore dell’eccellenza.

Abbiamo l’ambizione di rendere Quaz Art un elemento distintivo del genio dell’artista: se sei sul portale, vuol dire che in qualche modo ti distingui dalla massa informe e senza volto.

Per far questo, manterremo una struttura all’apparenza piccola, aliena da ogni gigantismo e sicuramente agile, capace di valorizzare al meglio ogni artista. Una dimensione artigianale, con ogni pagina fatta a mano e su misura, in cui la tecnologia non si sostituisca al contenuto.

Implementeremo poi criteri di selezione degli artisti più stringenti, basati sul meccanismo del doppio cieco e soluzioni tali da evidenziare in maniera ancora più efficaci le eccellenze.

Miglioreremo la grafica del sito, perché è giusto che le opere siano valorizzate da una cornice degna della loro bellezza e carica innovativa, e continueremo nell’opera di perfezionamento del codice sorgente, per dare massima visibilità sul web agli artisti presenti.

Ribadiamo la nostra filosofia progettuale che ci ha reso tecnicamente all’avanguardia rispetto a proposizioni simili:
  1. Ogni scheda artistica continuerà a presentarsi come uno spazio espositivo esclusivo e avrà la forma di un mini-sito completo, stretto in una veste grafica moderna estremamente leggera e intuitiva da navigare.
  2. Nelle pagine personali non verranno utilizzate tecniche di S.e.o invasive o pericolose.
  3. Non saranno utilizzati componenti flash: ad oggi incompatibili sia per molti dispositivi mobili sia per una corretta indicizzazione.
  4. Tutti gli effetti dinamici saranno realizzati unicamente con l'ausilio di Javascript e moderne librerie di supporto come Jquery e Motools.
  5. Tutte le immagini e i collegamenti conterranno gli appropriati meta e i diritti su di esse apparterranno sempre ai legittimi proprietari.
Porteremo avanti la nostra idea di ispirarci ad una rivista d’avanguardia del secolo scorso: avremo una redazione strutturata su un nocciolo duro, che non si nasconde dietro nick, ma che mette nome e cognome alle sue idee, ma aperta a qualsiasi contributo letterario, artistico e filosofico.

Negli articoli di Quaz Art ci sono pensieri, non copia incolla da comunicati stampa o da libri di storia dell’arte passati di moda: chi ci legge non deve essere impressionato ed intimorito dalla quantità di contenuti, ma deve essere spinto a partecipare, a dire la sua.

Se hai un’idea o un concetto originale, non aver paura: scrivi e proponiti. Noi ascolteremo, leggeremo e a meno di ciofeghe, sarai pubblicato.

Quaz Art è mercuriale e fluida: ci evolveremo tecnicamente, implementando una versione mobile del sito, adattata per gli smartphone, forniremo nuovi servizi ai nostri artisti e sperimenteremo nuove contaminazione tra linguaggi, tra Arte e Letteratura….

Sarà un lungo e periglioso viaggio: se ne avrete il coraggio, seguiteci. Rimarrete stupiti dalla meta…

mercoledì 12 ottobre 2011

INTO THE FUTURE


Dal 13 - 23 ottobre 2011 presso il museo Centrale Montemartini, l' ex centrale elettrica dei primi del Novecento adibita a museo della scultura romana, si terrà la mostra INTO THE FUTURE, Il pop surrealismo italiano alla conquista del mondo, a cura di Andrea Oppenheimer a cui parteciperanno:


Di seguito un estratto del catalogo

Nato con l'etichetta non sempre apprezzata di Low Brow (proprio per prendere le distanze dall'arte fatta «da e per» l'élite), il Pop Surrealism ci rende spettatori di una piccola ma significativa rivoluzione. Sono gli artisti per primi ed il pubblico subito dopo a capire e saper leggere il tempo che viviamo, dimostrando grande preparazione ed infinito interesse nei confronti di quel che si presenta come nuovo ma immediatamente recepibile grazie a codici e sottocodici comunicativi con cui siamo costretti a convivere.
Il Pop Surrealism si pone in tutto il mondo come la corrente culturale più attuale, scardinando finalmente il concetto di arte "contemporanea", dichiarandola semplicemente «contemporanea agli anni '70, quindi ormai passata».

L'immaginario collettivo che presentiamo è quindi ricco di icone della nostra infanzia e adolescenza, quando non sapevamo di essere già dei target commerciali studiati dalle multinazionali. Vi offriremo uno scenario ricco di apparenti contraddizioni, di specificità hollywoodiane e di gigli fiorentini. Il ritorno al piacere della tecnica più raffinata utilizzata per rappresentare il quotidiano, vedrà il banale che si tinge di surreale in un panorama reale ed impossibile al tempo stesso.
Degli artisti in mostra alcuni già da tempo abitano all'estero, altri non lasceranno mai l'Italia, altri ancora si sono appena affacciati ad un mondo dell'arte in continuo cambiamento, e si godono il momento, quasi inconsapevoli di vivere un fenomeno del tutto inedito, dove il pubblico ne sa più del gallerista e dove l'artista è fiero di essere un artigiano padrone delle proprie capacità.
Il Pop Surrealism è l'unico movimento che racchiude le peculiarità dell'immediato, che attraversa il significato squarciando il significante, in un perfetto seppur apparentemente impossibile connubio tra la realtà e il sogno, dove l'uno influenza l'altro nella realtà "vera" e non solo nella rappresentazione di essa.
In un'epoca diversa sarebbe stato facile mettere a tacere questo movimento da parte dei polverosi accademici difensori della propria poltrona, relegandolo a una sottocultura, ma il nostro presente, supportato da tecnologie che rendono possibile la condivisione in tempo reale di immagini e pensieri in qualunque parte del mondo, ha reso possibile il manifestarsi di una presa di coscienza unica: non può essere relegata a sottocultura ciò che è, di fatto, accessibile a tutti come contenuti e riferimenti concettuali di critica e sarcasmo nei confronti della società di massa.
Con queste premesse ci proponiamo di analizzare il movimento Pop Surrealista italiano, definendone i poliedrici confini e indagandone le similitudini con i suoi rappresentanti californiani, ma anche le dovute differenze, andando a scoprire come le ultime generazioni si sono cibate di cultura visuale americana e giapponese moderna, traendone ispirazione ma modellandole con lo spirito del tempo.

Santi




11.11.11 alle ore 18.30, presso lo spazio HQ-HEAD QUARTER, nell'alzaia Naviglio Pavese 50 a Milano si inaugura la mostra Santi di Fabrizio Bergamo e Davide Pizzigoni, curata da Mario Giusti


(Giorno d’ira, quel giorno distruggerà il mondo nel fuoco, dal Requiem)


(Dacci la Pace, dal Requiem)


“… Nella sofferta agiografia della vita quotidiana, Santi siamo tutti noi, chiamati, in tempi tormentati e tormentosi, ad assumerci il carico delle nostre esistenze. Non più pallide icone di individui ridotti a merce, ma trasfigurazioni di vite dettate da compiti morali e da responsabilità forti nei confronti di noi stessi.

Santi ed eroi, o prima eroi e poi Santi, impossibilitati ormai a delegare ad altri la nostra eticità e la nostra dimensione umana. E il rifiuto della delega comporta finalmente l’assunzione di responsabilità e rovescia in anatema la celebre frase del Galileo Brechtiano, che così diventa

“maledetto il popolo che ha bisogno di eroi”.

La vertigine della modernità, oggi, sta tutta qui. Nella possibilità di attingere, per la prima volta nella storia, al sacro. Ed è un atto del tutto personale, una scelta individuale…

Perché la nostra sacralità risiede nel nostro esistere, nella pienezza di noi esseri umani, e nel sapere che ciò avverrà per un tempo breve. Accettare la nostra finitezza e la nostra piena umanità. Questo il senso del sacro, oggi.

Così, possiamo riconoscere e riconoscerci nelle persone qui raffigurate, messe in effige.
Si chiamano Guido, Mariagrazia, Emanuele, Ayako, Claudio,Walter, ma potrebbero anche
chiamarsi Anna, Matteo o Daniele. Sono persone la cui giornata scorre come le nostre.
Il loro sforzo è di restare come davvero sono e sentono, accarezzare le proprie emozioni anche quando sono drammatiche, senza farsene sopraffare.

E’ un compito eroico, ancor più perché presuppone l’assenza di un pubblico che li gratifichi.

Sono i santi di oggi, laici e quello che fanno è senza ricompensa, senza la promessa di un
paradiso, mediatico o religioso. La loro eccezionalità consiste nella loro invisibilità, nel non essere e non voler essere indicati come modello da inseguire. I segni che portano sono quelli della sofferenza, nei tempi sempre uguale.

I chiodi, le frecce, la cera incandescente, le croci di tortura sono gli stessi segni senza tempo di cui si sono impossessate le religioni per autorizzare l’ingresso rapido al paradiso.

Perché la trasfigurazione decolora i confini personali, quelli angusti delle piccole vite, e proietta verso le grandi dimensioni.

Le opere di Bergamo & Pizzigoni hanno grandi dimensioni non solo per affermare questa realtà.

Ma soprattutto per assorbire, in un’irresistibile attrazione gravitazionale, la vita. Perché quando l’esistenza si fa umana, davvero umana, i confini si polverizzano e la realtà si trasfigura.

Ecco allora l’uso del colore metallico, soprattutto l’acciaio, che si vuole evidentemente mostrare come superficie specchiante, capace di catturare il sé spettatore. Una sorta di fusione implosiva,che porta lo spettatore a “penetrare”, osservandosi, nell’opera, proiettandovi la propria esistenza, oltre i confini del piccolo Io. Nella dimensione del sacro, oggi, i confini trascolorano e le esistenze si fondono, quando il mondo si fa grande e l’umanità, quella vera, profonda, trova il respiro vitale e la materia giusta per emergere…”


Interessante ed unico è lo spirito che porta gli artisti alla scelta della cera, in quel capitolo della mostra, ancora più umano che hanno denominato appunto Cere.

E’ la scelta di una materia naturale e millenaria, assurta a simbolo della passione, votiva e confidente perché raccoglie attese di liberazione dal dolore, di sottomissione all’ignoto ma soprattutto di speranza: dove la cera si consuma l’uomo guarda verso l’alto e in quella piccola fiamma ritrova la scintilla primordiale, il fuoco della vita.

C’è un misticismo globale, moderno, etico in quelle opere, una mentalità laica che usa il sacro ma non vi si sottomette: c’è un racconto vero dell’oggi e sapere che la cera che le compone viene da un luogo simbolo in assoluto per le preghiere di mezzo mondo, il Santo Sepolcro di Gerusalemme, non può che dare una connotazione di grandezza vera all’opera, al pensiero che si porta dietro.

Il gesto di Bergamo&Pizzigoni di raccogliere il frutto vivo di quelle migliaia di candele consumate, con tutta la vita che contengono, rende all’arte ciò che moda marketing tentano di rubarle.

Lascia il gesto per il gesto e chiama a riflettere l’umanità, oggi, così come siamo. Accettandoci per mutarci.

I santi oggi siamo noi.

martedì 11 ottobre 2011

Doppiozero00




Su Quaz Art, nuova intervista al dinamico duo DOPPIOZERO00

Lucciole per Lanterne


Uno degli slogan più gettonati del 1968 era quello di "Fantasia al potere". A volte, sospetto che ciò si sia realizzato in Italia, ma in maniera distopica. Invece della creatività e del pensiero laterale, domina nella Politica la capacità di interpretare in maniera distorta la Realtà e la Cultura, figlia probabilmente della poca dimestichezza che la casta ha di entrambe.

L'ultima dimostrazione è ciò che è successo al mio amico artista Giuseppe Pelagalli: ha realizzato una serie di opere digitali, intitolata Copertoni, in cui si omaggiava in maniera ironica e creativa, costringendo l'osservatore a riflettere sul rapporto tra realtà e finzione, gli Enviroment di Allan Kaprow.

Opere in cui la cascata di copertoni era ambientata nel Castello dei Conti d'Aquino di Piedimonte San Germano.

Opere che l'ex sindaco del paesino ha pensato bene di criticare non per la valenza tecnica, estetica o culturale: per lui sono uno strumento di lotta politica contro l'amministrazione comunale.

Consiglio allora il politico di non visitare mai il Palazzo Ducale a Venezia... Lì vi sono quadri di un pericoloso sovversivo, un certo Paolo Veronese, le cui opere potrebbero essere interpretate come pericolosi incitamenti allo scontro di civiltà

domenica 9 ottobre 2011

Mostra d'arte contemporanea di ALEX 13 LO VETRO




SCIMMIE ON THE BOAT via Ascanio Sforza 49, Milano
AZOTH L'Agente universale

Mostra d'arte contemporanea di ALEX 13 LO VETRO.
A cura di : Grace Zanotto e Massimiliano Bisazza

Vernissage: venerdì 14 ottobre 2011 ore 19.30
Musica sperimentale elettronica by Koono & HexagoG
Aperitivo on the boat 7 Euro


Aperto tutti i giorni dalle 20.00 alle 2.00 Chiuso il martedì


Per ulteriori informazioni:
web: www.scimmie.it - www.famigliamargini.com
e-mail: scimmie@scimmie.it
Tel. 328 5989162

FAMIGLIA MARGINI MILANO

mercoledì 5 ottobre 2011

Alex 13 alle Scimmie





Di seguito una citazione del testo critico di Grace Zanotto


Mangiando a capitoli la storia dell'umanità non sottrae nè Napoleone, nè Lenin, nè il topo Gigio.

Da buon torinese il signor Lo vetro conosce in profondità i simboli ed evoca le forze ctonie nel loro sposalizio con la delicatezza e la bellezza della tradizione statuaria classica, restituendoci forme inedite d'una sintesi catartica, che con trasporto s'innondano dei colori dell'ultimo flusso Pop che scorre nell'oggi.

I drapeggi delle sculture classiche, nello specchio della sua arte, sono contemporanei quanto Nietzsche, un burka, il teschio e le icone di tutte le religioni, ideologie, bandiere e qualsiasi immagine abbia dato all'uomo motivo di adorazione.

Come guardando l'acqua, nelle opere di Alex Lovetro capita di finirci dentro, spiriti rapiti in un girone di forze magiche, che oltre i simboli, sono le vere protagoniste della mostra

Pictor Maleficus



Dal 5 al 27 novembre 2011, lo Spazio Orlandi in via Vespri Siciliani 16/4 a Milano, ospita
la mostra personale del giovane pittore bresciano Alessandro Bulgarini.

Un'indagine pittorica visivamente difficile e tecnicamente ricercata, che scandaglia il terreno della significanza rapportata al contesto delle immagini, nell’era della morte della realtà.

Crudeli ed emblematiche provocazioni retiniche costruite al tavolino del ragionamento, danno vita ad un’enigmatica galleria dell’inquietudine che si risolve essenzialmente nell’esigenza di restituire all'immagine quel suo intrinseco potere evocativo perduto. Quasi a seguire la profetica lezione Calviniana di un'Arte futura fondata sull’esattezza, l’incisività e l’assoluta efficacia comunicativa, il pittore è mosso da una necessità icastica quale sistematica ribellione e contraltare intellettivo all’imposto predominio simulacrale del
vuoto apparente.

Imposizione di vacuità che si manifesta essenzialmente nell’assenza di contenuti di cui si caratterizza il contesto mediatico e visuale contemporaneo.

Così, accanto all’esplicita salma del contemporaneo tiranno (Gheddafi) intento a liquefarsi
su di un metallico lettino chirurgico, giace un'insolitamente addormentato Sgarbi,
galleggiante in una vasca di Hirstiana fattezza, a celebrazione dell'immortalità della sua
amata pittura, in esplicita controffensiva ideologica alle effimere apoteosi mediatiche di
quello. E ancora, pupazzi impiccati ed assassinati; bambini senza volto dalle identità
colanti testimoni di un futuro tristemente incerto; cloni seriali di donne dagli enormi seni
collassati, vittime sacrificali dell’impero dell’apparenza; un grosso teschio inerme di un non più Andy Warhol, ucciso dal suo stesso anacronismo ridondante: la morte del Pop nel
tempo del collasso del capitalismo di massa.

Ma nessuna fiaba può essere mai più atroce dell'epoca che l'ha prodotta; così è per le immagini e l’opera del Bulgarini: soltanto pittura, estremo tentativo di esorcismo nella lotta all’ipocrisia e all’indifferenza, nemici ben più terribili del male stesso, poiché non permettono di identificarlo.

martedì 4 ottobre 2011

Mettere a Nudo il Silenzio


Venerdì 14 Ottobre, all'Hula Hoop, locale di rottura e d'avanguardia romano, erede della tradizione del cabaret Voltaire, in via De Magistris 91, in zona Pigneto, si inaugura la mostra Mettere a nudo di Elisa Rescaldani che presenta le nuove possibilità di un fare artistico; quello della pittura digitale.

Di seguito parte del testo critico

Un grande artista del secolo scorso afferma che l’arte è quel che c’è tra lo sguardo e la tela… e dunque mi domando:

Cosa accade quando la tela viene a mancare, e il dialogo tra opera e artista si stabilisce in primis esclusivamente nella dimensione del virtuale?
Come opera e qual è il supporto reale nel quale la pittura digitale sperimenta e agisce?
Così l’artista diviene il medium, lo strumento, il terminale sensibile attraverso il quale fluisce energia che tutto coinvolge.

Elisa propone un nuovo strato di decodificazione della realtà, in cui materia/materiale sono le emozioni silenti e gli stati d’animo, gli unici protagonisti a rivestire le forme naturali, immagazzinati nuovamente in “contenitori” emozionali spesso dalla forma circolare, come fossero espressione della voracità del nostro tempo, l’attrazione-repulsione centrifuga del contemporaneo, donando così un dualismo concettuale e fisico.
Essa può essere considerata il veicolo attraverso le pratiche reali, Tutto questo non e un chiudersi ma un voler donare.

L'inaugurazione della mostra sarà accompagnata dalla performance "Schwarze Traum" di Madame Decadent, così descritta nel testo critico

Accade un giorno che l’arte con i suoi infiniti strumenti sembrerebbe non bastare più, per andare avanti ci si accorge che l’unica via è quella di tornare indietro per poi voltarsi nuovamente e abbandonare tutto, e magari provare a fare qualcosa di vero e pensare di poter provare più piacere nel vomitare sulla tela piuttosto che dipingerla…

In sogno nero, Katia Stefani in arte Madame Decadent, si libera del superfluo, riparte da se stessa, affida unicamente al proprio corpo la conoscenza dello spazio oscuro, illimitato alla ricerca di tutti gli invisibili aliti di vento che come lame sfigurano il corpo e l’esistenza.

…Vano è il tentativo di poterli afferrare con le mani, di fermarli con il corpo, di scacciarli senza lasciare tracce, senza sanguinare, senza provare più dolore…
Questa è la prova di una sfida personale… l’artista e la sua arte; colore nero che trasuda dal corpo alla tela...
...Catarsi.

domenica 2 ottobre 2011

Never Odd or Even 01.10 - 20.11.2011, Berlin - Grimmuseum

Never odd or even Opening October 1st 2011, 7:00 pm
Never odd or even performances: 1. October 8:00 pm and 22. October 8:00 pm
Grimmuseum, Fichtestrasse 2, 10697 Berlin, www.grimmuseum.com
Curated by: Solvej Helweg Ovesen (Denmark 1974)
Never odd or even is a text-spaced exhibition that unfolds in mental and architectural chapters through perspectives created by textual artworks. The artworks presented derive from Concrete Poetry, Dadaist and Futurist Manifestos, as well as techniques of mind mapping. The exhibition is shaped as a book, formatted in spatial chapters that invite the visitors to become the co-authors. Imaginary space is rendered tangible through text and movement. Artworks appear as wall text, projection, spoken, enacted and filmed prose, activating the architectural space in ways that amplify the meaning of the words and the worlds inside.
The point of departure of the exhibition and it’s title comes from the legendary book and performance project, Never odd or even, 2005-2011, by Berlin-based artist Mariana Castillo Deball (Mexico, 1975). Her project consists in ‘a book of unwritten books’, 30 book covers designed by creative producers selected by the artist and published as one book. A new edition of the Never odd or even book has been invented and published (by Bom dia boa tarde boa noite) for this exhibition. The imagined content of these ‘unwritten books’ will be performed during the exhibition by well-known German authors like Ingo Niermann together with poets, theoreticians, and artists.
Artist List:
- Rosa Barba, Germany/Italy based in Berlin, 1972
- Nanna Debois Buhl, Denmark based in New York, 1975, and Brendan Fernandes, 1979,
Kenya, based in Toronto and New York
- Mariana Castillo Deball, Mexico, based in Berlin, 1975
- Simon Evans, United Kingdom, based in Berlin 1965
- Peter Fischli & David Weiss, Switzerland, based in Zürich, 1946, 1952
- János Fodor, Hungary, living in Berlin, 1975
- Ferdinand KRIWET, Germany, based in Dresden, 1942
- Ján Mancuska, Slovakia/Czech Republic, 1972-2011
- Ciprian Muresan, Romania, based in Cluj, 1977
- Henrik Olesen, Denmark, based in Berlin and Florence, 1967
- Pablo Pijnappel, France, based in Berlin, 1979
- Adam Pendleton, USA, based in New York, 1980
- Sebastián Romo, Mexico, based in Mexico City, 1973
- Whats to be Done?, Russia, based in St. Petersburg, 2003
- Phillip Zach, Germany, based in Frankfurt, 1984
- Lise Harlev, Danmark, based in Berlin, 1973
- Erick Beltrán, Mexico, based in Mexico City and Barcelona, 1974
The exhibition is co-produced by Grimmuseum, Berlin, Germany, and Museum of Contemporary Art, Roskilde, Denmark.
Performances:
Never odd or even performances:
1. October 8:00 pm Ana Teixeira Pinto and Armando Andrade Tudela
22. October 8:00 pm Sophie Goltz, Ingo Niermann, Phillip Zach (5 Euros)
Press:
For images and information, Despina Stokou: stokou@grimmuseum.com
Enrico Centonze, director: +49 (0) 15112412524
Press tour: Solvej Helweg Ovesen on Never odd or even: Friday 30. September 3 pm. Artists present: Mariana Castillo Deball, Sebastian Romo, Rosa Barba, Philiph Zack, Pablo Pijnappel, János Fodor, Brendan Fernandes, and Simon Evans. RSVP: 29. September
Guided tours Grimmuseum: open for the public Never odd or even
Saturday 22nd October, 3 pm, by Solvej Helweg Ovesen
Saturday 11th November, 5 pm, by Mette Woller (Coordinator Never odd or Even)
Saturday 19th November, 5 pm, by Mario Margani (Assistant Curator Never odd or Even)