sabato 1 ottobre 2011

L'Arte non è cosa nostra


Articolo di Camillo Langone che spiega perchè c'è bisogno di Quaz Art e di progetti analoghi, per rompere la barriera tra Arte e Cultura

Meglio tardi che mai è stato stampato il catalogo del biennalesco Padiglione Italia. Non ha alcuna intenzione di parlarvi di artisti e relative opere esposte a Venezia, l'ho già fatto e strafatto, l'hanno già fatto e strafatto, ora ia posteri l'ardua sentenza. Parlerò invece degli intellettuali che su mandato di Vittorio Sgarbi hanno scelto le opere del Padiglione: finalmente, si possono leggere le motivazioni e vi posso garantire che è uno spasso.

I testi raramente dicono davvero qualcosa dell'opera a cui fingono di dedicarsi, in compenso dicono sempre molto di chi li ha scritti. Con soli 49 euri si compra un catalogo ("L'arte non è cosa nostra", Skira) che vale doppio.

Paghi uno e compri due: lo stato dell'arte italiana e lo stato dell'intellighentia italiana. Risulta evidente che la seconda è messa peggio della prima. Un intellettuale, per definizione, dovrebbe lavorare di intelletto, ma qualcuno ha mandato il cervello in vacanza. Corrado Augias del pittore suo protetto si è limitato a stendere il curriculum, come avrebbe potuto fare l'ultima delle stagiste.

Dario Fo si ferma a nove parole:

"Confermo il mio interesse per l'opera di Formichetti"

Peccato, mi sarebbe piaciuto sapere come caspita sia possibile interessarsi a un tizio che fa Emilio Vedova tale e quale, e sessant'anni dopo.

Gli Accidiosi sono numericamente scarsi se rapportati ai Verbosi, spadellatori di aria fritta, aspiranti critici la cui incomprensibilità arriva a far rimpiangere l'incomprensibilità dei critici professionisti.

I filosofi sono quasi tutti in questa categoria: Donà, Marramao, Rella, Severino, Veca... Stranamente contorti sono anche cineasti come Ozpetek o come Ermanno Olmi che ha avuto il merito di segnalare Tino Stefanoni e il demerito di seppellirlo con frasi tipo questa

"L'evanescenza che non è la traslazione dell'intento poetico nel metafisico bensì la trascedenza nella sua oggettività materica"

Giulio Giorello scivola nella comicità involontaria quando volendo elogiare Velasco parla di rottura "cosmologica" e finalmente capisco perchè Velasco non mi è piaciuto: la sua opera è proprio una rottura cosmologica.

Un altro con scarso controllo del linguaggio è Claudio Magris, ma questo già si sapeva e quindi è inutile entrare nei dettagli, poi c'è Walter Siti che non conosce la geografia e insiste a definire Bertozzi e Casoni "duo emiliano romagnolo" quando i ceramisti sono entrambi romagnoli e l'Emilia non c'entra nulla, poi c'è Gavino Sanna che non conosce l'anagrafe e segnala "un giovane pittore" nato nel 1953 e pertanto vicino ai sessant'anni.

Da non perdere i Capitan Fracassa, personaggi buffissimi che la sparano grossissima. Morgan considera Dominique Degli Esposti "il solo grande artista di oggi". Sì, certo, come no. Giordano Bruno Guerri dice che

"Ettore Greco caratterizza l'ultima generazione di scultori figurativi italiani"

Mentre è vero che la nostra scultura non se la passa benissimo, ma è falso che sia ridotta al punto da considerare Greco un punto di riferimento.

Andrea Pinketts con la grazia che gli è propria definisce l'opera di Giuseppe Veneziano "il termometro nel buco del culo del mondo". Io un quadro di Veneziano non lo appenderei nemmeno la bagno, ma non arriverei a demonizzarlo, è solo uno dei tanti poveri untorelli del nichilismo su tela.

In tanta confusione, boria, inettitudine e spacconaggine spuntano grazie a Dio almeno un paio di eccezioni, due scrittori che si sono messi d'impegno a spiegare il valore dei loro prediletti e ci sono riusciti: Guido Ceronetti e Antonio Moresco. Quest'ultimo sembra conoscere molto bene l'ambientino: "Il mondo dell'arte è una fogna. Ma ci sono, certe volte, gli artisti"

E Giuseppe Bartolini è un artista, senza ombra di dubbio. Ceronetti ormai non lo posso più soffrire eppure stavolta coglie non tanto l'essenza di Giosetta Fioroni, bensì quella dell'arte migliore che

"Aiuta, promuove, alimenta il Sogno, invece di deprimerlo o di sparargli a bruciapelo addosso".

Un arte che al Padiglione Italia è presente in forze, ma che nemmeno gli intellettuali promotori hanno capito

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