mercoledì 5 ottobre 2011

Pictor Maleficus



Dal 5 al 27 novembre 2011, lo Spazio Orlandi in via Vespri Siciliani 16/4 a Milano, ospita
la mostra personale del giovane pittore bresciano Alessandro Bulgarini.

Un'indagine pittorica visivamente difficile e tecnicamente ricercata, che scandaglia il terreno della significanza rapportata al contesto delle immagini, nell’era della morte della realtà.

Crudeli ed emblematiche provocazioni retiniche costruite al tavolino del ragionamento, danno vita ad un’enigmatica galleria dell’inquietudine che si risolve essenzialmente nell’esigenza di restituire all'immagine quel suo intrinseco potere evocativo perduto. Quasi a seguire la profetica lezione Calviniana di un'Arte futura fondata sull’esattezza, l’incisività e l’assoluta efficacia comunicativa, il pittore è mosso da una necessità icastica quale sistematica ribellione e contraltare intellettivo all’imposto predominio simulacrale del
vuoto apparente.

Imposizione di vacuità che si manifesta essenzialmente nell’assenza di contenuti di cui si caratterizza il contesto mediatico e visuale contemporaneo.

Così, accanto all’esplicita salma del contemporaneo tiranno (Gheddafi) intento a liquefarsi
su di un metallico lettino chirurgico, giace un'insolitamente addormentato Sgarbi,
galleggiante in una vasca di Hirstiana fattezza, a celebrazione dell'immortalità della sua
amata pittura, in esplicita controffensiva ideologica alle effimere apoteosi mediatiche di
quello. E ancora, pupazzi impiccati ed assassinati; bambini senza volto dalle identità
colanti testimoni di un futuro tristemente incerto; cloni seriali di donne dagli enormi seni
collassati, vittime sacrificali dell’impero dell’apparenza; un grosso teschio inerme di un non più Andy Warhol, ucciso dal suo stesso anacronismo ridondante: la morte del Pop nel
tempo del collasso del capitalismo di massa.

Ma nessuna fiaba può essere mai più atroce dell'epoca che l'ha prodotta; così è per le immagini e l’opera del Bulgarini: soltanto pittura, estremo tentativo di esorcismo nella lotta all’ipocrisia e all’indifferenza, nemici ben più terribili del male stesso, poiché non permettono di identificarlo.

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