mercoledì 30 novembre 2011

Be smart buy art!

Alla Galleria Spazio San Giorgio, in via San Giorgio 12/A Bologna, dal 10 dicembre 2011 al 14 gennaio 2012, Be smart buy art! un appuntamento originale e accattivante, una mostra collettiva dove trovare opere in formato accessibile di grandi e giovani artisti emergenti. Dal neo-pop alla grafica, dal design all'illustrazione, gli artisti propongono il meglio della loro originalità e creatività.

Pao, Willow, Iabo, Gec, Alessandra Maio, Stylemylife designers, Federico Zenobi e Silvia Faini saranno i protagonisti di questa insolita e vivace esposizione, che aprirà le porte al pubblico dal 10 Dicembre al 14 gennaio.

Pao, grande street-artist milanese di indiscutibile successo. Ha collaborato con importanti aziende tra le quali Motta e tante altre. In mostra i suoi noti "pinguini" in versione stencil e "panettone".

Willow, artista milanese di grande successo. I suoi soggetti neo-pop e coloratissimi sono stati scelti da grandi marchi tra i quali ricordiamo Borsalino. In esposizione tele di piccolo formato e oggetti di design.

Iabo, artista napoletano, giovane astro nascente nel panorama contemporaneo grazie ai suoi "volti" contrapposti che ci portano a S/Orridere anche in tempi bui. In mostra stampe di piccolo formato.

Gec originale ed eclettico artista del panorama torinese sviluppa la sua poster art in ambito urbano finalizzando la sua street art alla riflessione sociale. In mostra alcuni dei sui più famosi lavori sviluppati su diversi supporti.

Alessandra Maio, giovane, raffinata e originalissima artista bolognese. I suoi incredibili lavori, pazienti e ipnotici, saranno in esposizione con una serie di farfalle realizzate con la sua tecnica "ripetitiva" e "ossessiva"... tutta da scoprire.

STYLEMYLIFE tramite il proprio sito promuove il design di qualità ed offre servizi ed occasioni per valorizzare la creatività dei propri iscritti web. In mostra alcuni oggetti già inseriti nel proprio catalogo ed alcuni, autoprodotti dai singoli designers, realizzati in tiratura limitata e/o in forma di prototipo.

Silvia Faini, artista milanese, decoratrice e illustratrice di successo grazie ai suoi delicati lavori in bianco e nero e acquerello. In mostra i suoi "alberi" in varie versioni.

Federico Zenobi giovane ed emergente street-artist di Jesi, ha riscosso successi e riconoscimenti attraverso i suoi enormi graffiti. Si stacca dal muro (ma non dallo spray) e ci presenta diversamente opere di piccolo formato su lastre di metallo

Tre di uno di Alessio Schiavo

Tre di uno di Alessio Schiavo dal 3 dicembre 2011 al 15 gennaio 20121 novembre 2011 Presso Area 35 Via Vigevano 35 . 20144 Milano da martedì a venerdì dalle 15.30 alle 19.30, lunedì e sabato con prenotazione a :

info@area35artfactory.com

oppure al numero 340 5061260

INAUGURAZIONE : 2 dicembre 2011 dalle ore 19 alle ore 22

Area 35, il Nautilus del nuovo sentire dell'uomo contemporaneo, esplora arte, pittura , scultura ma anche design ed architettura, indagandone e testimoniando il continuo cambiamento del pensiero creativo.

Area 35, in via Vigevano 35 in un caratteristico cortile dei vecchi navigli.

Un’ombra, una maschera, un pesce. Cosa possono mai condividere, nell’universo metafisico della propria essenza? Per capirlo bisognerebbe innanzitutto coglierla, questa essenza, capire chi, capire cosa, prima di capire qual è il rapporto che lega chi e cosa.

La ricerca stilistica di Alessio Schiavo va in questa direzione: percepire l’identità, o almeno tentare di farlo, che poi in fondo non fa alcuna differenza: perché è proprio nel tentativo di cogliere una forma che l’identità prende vita, prima ancora della forma stessa.

Proprio perché la forma non è il vero fine, l’identità emerge, meravigliosamente imprigionata in un limbo esistenziale, a metà tra una linea e il suo contorno, tra un tratto e la sua negazione, tra la luce e il suo opposto: per l’appunto, in un’ombra, una sfumatura. Ecco perché nel passaggio tra il bianco e il nero in tutti i quadri di Schiavo sta la chiave di un’estetica primordiale che si nutre della labilità di un confine come atto di necessità per affermare il mondo circostante.

E non importa cosa rimane da una parte e cosa dall’altra, non importa se questo limite cattura l’inquietudine di una smorfia o la solennità di un profilo arcaico. Ciò che veramente conta, perché
esiste prima di tutto, è la condizione di un passaggio ancestrale.

Ognuno di quei passaggi di luce è la storia di una mutazione, una migrazione: un’epifania del divenire, pur nell’apparente immobilità dei soggetti. Come il rumore del mare per un navigante senza nome, che non sa da dove è partito e non sa dove arriverà, ma riconosce nel suono delle onde la ragione stessa del suo navigare.

Anime


Sabato 3 di dicembre, Mondo Bizzarro Gallery, via Reggio Emilia 32 c/d, inaugura due mostre dedicate al Giappone.

Nella sala principale si terrà TAKASHI MURAKAMI AND THE ANIME REVOLUTION, una mostra dove, accanto a una selezione di serigrafie firmate dal Maestro, capace di coniugare tradizione pittorica, marketing ed immaginario contemporaneo, troveranno spazio un grande numero di tavole originale firmate dai più illustri rappresentanti del cartone animato giapponese. Figure come quelle di Daytan, Gundam, Daltanious, Rocky Joe e molte altre, messe in dialogo diretto con le opere di Murakami per un allestimento che sarà una vera e propria camera delle meraviglie ultracontemporanea.

Nella project room la galleria è orgogliosa di presentare la prima mostra italiana della pittrice YOKO D'HOLBACHIE, astro nascente del pop surrealismo mondiale alla quale il prestigioso magazine «Hi Fructose» ha già dedicato una copertina.

Per citare la presentazione

Perfetto connubio di popsurrealismo californiano e giapponese stile kawaii, il lavoro di Yoko d'Holbachie è caratterizzato da una sorte di introspezione psicadelica, una vena da vibrante maestro del colore in grado di incendiare tele dove, ciò che sembrano essere luci di videogame, illuminano paesaggi immaginifici e commoventi, dando vita a personaggi fantastici eppure impossibili da dimenticare.

sabato 26 novembre 2011

Silent Movie + Boxing Sirena

Giovedì 15 dicembre alle ore 21.00, presso il Moody Art & Food Trastevere Club in vicolo del bologna 21, ovviamente a Roma, si terranno le performance Silent Movie di Sylvia Di Ianni e Riccardo Alemanno e Boxing Sirena di e con Mariaelena Masetti Zannini e Valentina Blasi.

Punto d'incontro fra due mondi, in un'unica, indimenticabile serata.

Silent Movie narra di due personaggi in fuga dall'autore, al confine tra una vecchia pellicola e il mal di vivere.

Precipitati da un film muto nella vita reale, costretti in un copione già scritto e intrappolati in costumi in bianco e nero, questi tentano di ricostruire la propria identità nella ripetizione di un dialogo sordo che urla tutto il fracasso dell'incomunicabilità nella vita contemporanea.

Boxing Sirena, performance cantata rotta dal pianto e studio per uno spettacolo teatrale in fase di debutto, nasce dall’orgia di un testo inedito e le ispirazioni di un autore siculo cremato sul colle della nostalgia e ome sintesi apocalittica d’una volontà femminea stuprata.

La suggestione del taglio rimanda all’iconografia mitologica ispirata all’ideale maschio della cattura come apice del possesso.

E qui, l’essere essente casca a pezzi dilaniando persino il suo mare.

La formula magica risiede nel suicidio.

La fonte di salvezza nella frattura.

giovedì 24 novembre 2011

Mario Consiglio

Palazzo Morelli Fine Art a Todi continua nel suo percorso di estrema qualità dedicando un’articolata rassegna a Mario Consiglio. L’artista, che quest’anno ha ottenuto uno straordinario riscontro internazionale con ben quattro mostre dedicate, fissa in Once were monkeys un opportuno momento di riflessione sulla sua carriera. Tuttavia, non si tratta di una retrospettiva. Anzi. Nel fare il punto sulla sua ricerca, Consiglio rilancia con una serie di nuovi, adrenalinici lavori.

Non è un caso nemmeno che la scelta sia caduta su questa giovane ma agguerrita galleria.

Grazie ad una condivisa vocazione sperimentale, infatti, sono state selezionate opere storiche che testimoniano la coerenza poetica di Mario Consiglio. Mentre quelle create appositamente mostrano come si sia evoluto, grazie alle esperienze di Londra e Berlino, in una direzione di lucida, tagliente critica sociale. Il suo universo creativo, infatti, dall’iniziale seduzione per un’iconografia ludica e festosa, ora è segnato da un cupo immaginario urbano, dove le perversioni visive sono solo il frutto di una società malsana. E gli animali, parafrasi orwelliana, diventano i protagonisti del racconto, scalzando il genere umano dalla scena.

In mostra, quindi, assieme ad alcune produzioni del passato – come i famosi Target – troveremo anche quelle più recenti. Consiglio, ormai votato alla trasversalità linguistica, in questi lavori, che vanno dal wall-painting alla scultura, dal video al disegno al light-box, afferma la propria, rinnovata cifra stilistica. Una veemenza espressiva che, mediata dalla consueta padronanza tecnica, dimostra la capacità di Mario Consiglio di farsi portatore della sensibilità collettiva. Un allucinato senso di precarietà, amplificato dall’attuale congiuntura geopolitica, che lo porta a immaginare un mondo alle soglie della regressione primordiale: quando tutti (noi compresi) erano scimmie.

I miei respiri

Il giorno Sabato 26 Novembre 2011 alle ore 17.30 nella sua sede pratese, la Galleria Eleonora D’Andrea Contemporanea è lieta di presentare per la prima volta la mostra personale di Beatrice Gallori “I miei respiri”.
La mostra, che sarà attiva fino al 15 Gennaio 2012, è stata pensata per offrire una prima panoramica sull’evoluzione artistica di questo giovane talento da poco affacciatosi al mondo dell’arte. La personalità vulcanica di Beatrice l’ha portata in pochi anni a sperimentare i più diversi elementi e tecniche espressive fino a farle trovare il primo punto d’approdo del suo percorso nelle ceramiche. Un rapporto quasi sofferto con i materiali portano la Gallori a definire le opere i suoi “respiri” , come se l’artista si trovasse in continua lotta con il tempo e con la materia, che lei tenta di bloccare nell’attimo prima che questa sprigioni la sua incommensurabile forza. Di questo sforzo fisico e psicologico per fermare e piegare alla sua volontà l’energia, rimane un respiro in ogni singola opera come a testimonianza del faticoso e coinvolgente processo creativo.

Colate in ceramica sature di colore puro che invadono lo spazio dello spettatore con la loro irriverenza, tele entro le quali scorrono flussi inarrestabili come lava che tenta di spaccare la crosta terrestre per fuoriuscire e presentarsi al mondo in tutta la sua maestosità, il tutto permeato da una patina brillante che isola questo scorrere e lo trasporta fuori dalla realtà.

Il colore e la plastica si pongono al centro della ricerca dell’artista, la quale sceglie di utilizzare tinte accese, vivide ed energiche come il rosso, il blu e l’oro oppure non colori bianco e nero su forme morbide e sinuose che si spandono fluide nello spazio.
Reduce dall’esperienza di ArtVerona, dove il pubblico l’ha accolta molto positivamente e dall’evento ”Incontro con l’Artista” nell’ambito del progetto “Artisti a km 0” in collaborazione con Aparte presso il Museo Pecci di Prato, Beatrice Gallori presenta oggi circa 20 opere tra tele, ceramiche e installazioni che invaderanno tutto lo spazio della Galleria coinvolgendo totalmente il pubblico in un’esperienza che si spinge oltre il semplice fattore visivo.

mercoledì 23 novembre 2011

Potpourri di novembre

“Anche la bugia più palese… “

Potpourri di novembre è online

In questo numero

Il fascino degli anni ’30 con pellicola Impossible, la magia della settima arte allo Sciacca Film Fest, una metafora visiva dell’avatar virtuale, maschere umane nel ritratto pittorico, e i capolavori dei fotografi Ruggiero Di Benedetto e Lorenzo Pesce. Buona visione!


Conferenze

Venerdì 25 novembre presso il locale Mind, a via Federico Nansen 62, all’Ostiense si terrà Forme e funzioni il primo dei sei eventi di “Téchne, esperimenti d’arte”. Il progetto, ideato da Fausto Olmelli vuole proporre una riflessione sull’arte oggi, sul perché si fa arte e da dove nasce un’opera, sull’origine faticosa, di ricerca, pensiero, abilità manuale e concettuale dell’artista. Il primo esperimento, allestito dall'architetto Giovanni Cigalino, vedrà 6 professionisti/artisti, legati da un percorso narrativo presentato da Elisabetta Costantini (giornalista): Antonio Calabrese (fotografo); Alessandra Deiana (architetto); Matteo Martone (scrittore); Giuseppe Masci (designer); Pier Luigi Robiati (scultore e insegnante); Giuseppe Uccello (artigiano e arredatore d’interni). Al termine su musica inedita di Riccardo Santoboni una performance dell'attore/danzatore Marco Ubaldi. L'appuntamento è alle 19.30, l'evento inizierà verso le 20.00.

A seguire, da dicembre, gli altri esperimenti: Dall’Accademia all’improvvisazione (2 e 4 dicembre): concerto pianistico con esecuzione di brani di autori classici del primo novecento e a seguire improvvisazione pianistica; Dall’Accademia: ricerca, poetica (16 dicembre): collettiva di giovani allievi dell’Accademia di Belle arti di Roma; Visibilità (10 febbraio): incontro con un poeta e proiezione di un video ispirato dalla sua poesia;Altrove in un altro tempo (24 febbraio): mostra fotografica e laboratorio di arteterapia; Lampi di blu (16 marzo): omaggio a Yves Klein, tributo visuale, musicale, poetico. Gli esperimenti di Téchne sono gratuiti e nascono con l’intenzione di essere un punto di incontro per aggregare artisti, e non, stimolare la riflessione e condividere idee e opere.

Sognando la Luciditá

Il 3 Dicembre presso la galleria Infantellina Contemporary c/O Palazzo Zenobio ,Dorsoduro 2596 – 30123 Venezia (Italia) si inaugura la collettiva Sognando la Luciditá a cui partecipa il maestro Alfredo Di Bacco

Di seguito l'ntroduzione del curatore P. Charlotte Stein Infantellina

L´essere umano, fin dalla notte dei tempi, é stato affascinato dal magico e sconosciuto che risiede nei sogni non sazio di quanto avviene nella vita reale. Interi trattati sono stati scritti sul sogno e sulle sue motivazioni, fonti e conseguenze analizzando l´argomento approciandolo dai piu´ svariati punti di vista. Particolari studi sono stati condotti giá dagli anni 60 per uno specifico modo di sognare che era stato notato all´interno di gruppi esaminati, alcuni soggetti avevano una speciale peculiaritá: oltre a sognare a colori e ricordare con nitidezza inaspettata i propri sogni, asserivano di pilotare i propri personaggi decidendo sia la sceneggiatura che la coreografia, praticamente erano i registi dei propri sogni. Questa capacitá é risultata avere molteplici scopi ed effetti, i personaggi dei sogni lucidi hanno il carattere, la forma, la voce che l´onironauta decide di attribuire cosiccome decide quali siano gli scenari ed il copione da recitare. Nel sogno lucido il pilota decide a suo piacimento se le caratteristiche devono combaciare con la realta´ oppure se attribuire nuovi parametri applicando trasformazioni che alla fine producono una sorte di „fantasy“, puó realizzare i propri desideri e nel contempo essere consapevole del proprio atto creativo . Il sogno lucido risulta particolarmente intenso anche grazie alla durata che, a differenza dei canonici esigui minuti, si puó protrarre ed alla scansione del tempo che risulta equivalente a quella reale. In occidente tanti hanno dissertato del „sogno lucido“ tra cui Aristotele, Tommaso D´Aquino, Friedrich Nietzsche; in oriente l´approccio con il sogno lucido é profondamente radicato fin dall´antichitá. Interessante puó risultare, per il pubblico, approfondire l´argomento, il „sogno lucido“ puó essere indotto attraverso il training al fine di sviluppare una capacitá che per alcuni é innata.

L´arte é il mezzo supremo che permette di forgiare la realtá o di riportarla, chiaramente sempre in base all´interpretazione e tecnica propria di ogni singolo artista. L´artista é l´artefice e creatore di visioni piú o meno convenzionali, piú o meno rispondenti alla realtá oggettiva. Ella/egli elabora tramite l´uso dei colori, dei materiali, delle tecniche un´idea od un´intero concetto decidendo i ruoli e le posizioni ed i tempi. Gli scopi dell´artista sono i piu´ svariati, alcuni possono essere: comunicare emozionalmente ció che le parole ingarbugliano in sofismi magari non desiderati, oppure esternare le proprie peculiaritá intime e desideri nascosti, oppure riportare un ricordo definendo nuovi percorsi ed alterando quanto realmente vissuto. Di fondo, ogni artista desidera rendere noti i propri convincimenti, il proprio punto di vista e di pensiero rispetto a quanto viene vissuto, condividere le passioni e le perplessitá, riportare le esperienze proprie od indotte, essere ed immaginare che gli altri possano essere non solo pedine bensí fautori.

Che cosa é l´artista se non l´onironauta che non solo osserva, vive, elabora, produce bensí esiste con lo scopo di comunicare metabolizzando, a sua volta, quanto gli é dato dall´interazione del pubblico che pur delicatamente, soffermandosi e lasciandosi affascinare da un´opera, esprime il proprio pensiero e la propria emozione soggettiva.

Il titolo „ Dreaming of Lucidity „ vuole essere per il pubblico stimolo, indotto dalle peculiaritá delle singole opere. La cernita delle/gli artiste/i ha seguito il filo conduttore estrapolando dalle singole personalitá vari riferimenti e still di esperienze. La provenienza, estrazione, vita di ogni partecipante é differente rispetto agli altri ed in grado di fornire uno spettro emozionale di argomentazioni ed interpretazioni estetiche.

martedì 22 novembre 2011

Le Luci di Patti

Su Quaz Art, raccontino filosofico di Armando di Carlo

Povera Arte


A novembre 2011 apre al pubblico la mostra-evento “Povera Arte 2011” a cura di Sebastiano Balbo, che si svolgerà in tre giorni, dal 25 al 27 novembre 2011, presso Pow Gallery di Torino

Di seguito la presentazione dell'evento e del movimento
"Non vedo per quale ragione non si abbia il diritto di utilizzare la materia prodotta da altri artisti. Quando dico la materia intendo le opere concrete: sculture, dipinti, pezzi unici o multipli, ma anche targhette di musei, vetri e cornici che con quelle opere hanno convissuto".
"Non c'è nulla di irriverente nel modificare il lavoro di altri. Chi fa arte nel presente beneficia di un passato che inevitabilmente utilizza, più o meno consapevolmente. Noi diamo evidenza a tutto questo, senza l'ipocrisia dei riferimenti colti".
"Ognuno di noi è conseguenza prima di essere azione".
"Il mettere a disposizione il proprio lavoro senza troppo pensare a come verrà utilizzato o modificato fa parte di una nuova etica in cui l'artista accetta di essere funzione di un tutto e non di se stesso".
Così gli artisti dell' ECO-ART presentavano il proprio lavoro nel 2008 a Nizza (Francia). Il movimento è stato fondato nell'ottobre di quell'anno dai giovani artisti francesi Erain e Gutspo, appena usciti dalla scuola di Villa Artom, da Sebastiano Balbo, l'artista italiano principale ispiratore del movimento, e dallo storico e critico francese Frédéric Altmann.

Il pensiero di Balbo e di tutti gli artisti che successivamente hanno aderito al movimento si pone in contrasto con il concetto di sacralità congelata dell'opera d'arte, denunciando l'arroganza che questo concetto nasconde. In molti casi le opere degli ECO-ARTISTI sono irriverenti ma da esse emerge sempre l'amore per le radici e le presenze storiche che in quelle radici hanno casa.

Questo è l'aspetto più dirompente dell'ECO-ART.

Altri punti che ne definiscono l'immagine sono l'avversione per i multipli e per la riconoscibilità: "Un multiplo è sempre figlio di un’IDEA che si è data molto da fare" sostiene Erain e la riconoscibilità di un artista la definisce come "il produrre all'infinito lo stesso gesto o lo stesso codice con variazioni minime".

Il manifesto del movimento propone più un OSSERVARE che un AGIRE, RIFLESSIONE più che AZIONE.

Propone un'ecologia della mente e del fare: UNA NUOVA ETICA SEMBRA PRENDERE VITA DA QUESTI LAVORI.

Trame Riflesse

Dal 10 novembre al 10 dicembre 2011 a Roma, nella Galleria Emmeotto, si tiene la mostra Trame Riflesse di DAVIDE NIDO e ROBERT PAN, curata da Alberto Mattia Martini. Di seguito, la presentazione

Le Trame Riflesse rivelano nel movimento, nel cambiamento di stato il necessario ed imprescindibile slancio vitale.

Dopo l’importante mostra di Venezia presso la Scuola dei Mercanti della Madonna dell’Orto, l’evento che vede protagonisti Davide Nido e Robert Pan prosegue la propria trasmutazione da dimensione virtuale a realtà artistica, negli spazi della Galleria Emmeotto di Roma.

La differenza nella similitudine è ciò che potrebbe essere utilizzata come formula per definire l’incontro tra questi due artisti, che pur provenendo da culture, luoghi, formazione e quindi personalità diverse e depositari inevitabilmente di tecniche e immagini artistiche difformi, trovano in questa occasione lo stimolo per un dialogo che non dimentica la materia, ma si spinge oltre le trame del silenzio.

Pigmenti, colle e resine, sapientemente e alchemicamente lavorati, trattati e poi rielaborati, si trasformano in elementi dinamici, propagandosi in infinite forme ed immagini, che danno vita a Trame Riflesse.

Un’evoluzione che presuppone una base di partenza in cui la consapevolezza, la competenza e la maestria creativa, giocano un ruolo fondamentale, andandosi successivamente ad intrecciare con il desiderio di poter trovare un incontro possibile tra quelli che una volta erano semplici materie prime e il riflesso che appare negli occhi di chi da esse si è lasciato rapire.
Materici reticoli sintetici, nascono tra le mani di Davide Nido grazie ad una particolare pistola termica, che sciogliendo le colle siliconiche le effonde sulla tela, in modo da orientarle, dilatandole o restringendole in piccoli cerchi concentrici, appiattendole o accumulandole e quindi stratificandole.

La materia artificiale è protagonista anche nelle opere di Robert Pan, dove elementi ibridi tra pittura e scultura, emergono dopo un accurata ed artificiosa operazione analitica, che prevede l’utilizzo di reti metalliche come supporti, sulle quali vengono costantemente stesi strati di colle, pigmenti e resine, alternando la stratificazione e la sovrapposizione, alla levigatura e alla corrosione mediante acidi o fuoco.

Anche il fuoco infatti diviene imprescindibile, senza di esso i lavori dei due artisti non potrebbero sussistere: esso “stimola” la materia dando origine ad un rapporto essenziale, che si esemplifica attraverso continue ed infinite metamorfosi.

sabato 19 novembre 2011

Giungla d'Asfalto

C'è stato un periodo in cui sembrava che i graffiti avrebbero conquistato il mondo: un movimento cominciato come espressione di gente proveniente da paesi tropicali che vivevano in un contesto monotono fatto di mattoni di colore grigiastro e marrone pallido, circondato di asfalto, cemento e fragore, esplose con enorme vigore, come per proteggere la sensuale carnalità che faceva parte del loro bagaglio da una macadamizzazione della psiche, salvare la parete biamaca della loro mente, privata di ogni stimolo, dipingendola con gli alberi giganti e le piccole piante delle foresta pluviale, e come quella giungla, ogni pianta (grande o piccola) parlava all'altra, vivendo nella profusione e nell'armonia della foresta.

Nessuno scriveva sul nome di un altro, nessuno disegnava cose oscene, perchè questo avrebbe distrutto l'armonia: per tutta la città fiorivano nomi, fu una vera e propria comunione, finchè ogni muro pubblico (fisso o mobile), ogni scuola moderna che sembrava una vecchia fabbrica, ogni vecchio capannone di periferia, ogni tabellone e ogni poster pubblicitario e gli atri di tutti i casermoni popolari, simili a prigioni, furono ricoperti da un fogliame di graffiti che arrivavano a oltre due metri d'altezza, a volte superavano anche i tre metri nei posti dove valeva la pena metterne uno sopra all'altro.

Ah, se la cosa fosse andata avanti: ora questa intera città fatta di orridi casermoni anonimi sarebbe tutta ricoperta di colori. I writer sarebero potuti diventare degli scalatori, arrampicandosi con i loro chiodi lungo palazzoni pieni di appartamenti costosi e mondani sulla costa est degli anni sessanta e settanta, New York e poi tutto il mondo avrebbero potuto cambiare aspetto, e il sovrapporsi di nomi e colori, quelle piccole onde di ego che si riverberavano le une sulle altre, avrebbero potuto sollevarsi, come una piena per ricoprire le mostruosità dei muri del Ventesimo Secolo, con la loro astrattezza tecnica e vuota, dove nessun disegno aveva mai avuto la meglio sul rapporto di costruzione più lucroso (e dunque più monotono) implicito in una fattura di dieci o venti milioni di dollari

Norman Mailer

venerdì 18 novembre 2011

Intervista a Daniela Montanari

Su Quaz Art, intervista alla pittrice iperrealista Daniela Montanari

IO SOTTRAGGO. LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO

IO SOTTRAGGO. LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO,proposta della Galleria Famiglia Margini di Milano, è un progetto ideato, scritto e agito da Giovanna Lacedra, curato da Grace Zanotto e Massimiliano Bisazza, con video-sonorizzazione a cura di Giuseppe Fiori.

Si tratta di una performance-confessional totalmente autobiografica, che nello spazio creativo-distruttivo-creativo-rigenerativo di 20 minuti, mette e rimette in scena l’ingranaggio perpetuante dei rituali ossessivi anoressico-bulimici.

IO SOTTRAGGO è atto performativo caustico, autentico, disperato, catartico, sensibilizzatore.
Un atto in cui è il corpo stesso a dire la verità.

Una verità figlia del gesto, una verità figlia della parola, una verità figlia del dolore, figlia di una creatività capace di sgorgare persino dall’ossessività di una patologia paradossale come quella anoressico-bulimica, dove non è l’appetito ad essere malato, ma una piaga dell’amore.
Una incrinatura nell’amore.

Una fenditura tellurica nell’amore, che ha spalancato una ferita di vuoto buio e ingoiante. La ferita di quell’amore mancato, abusato, violato. E sottratto.

La ferita del disamore. La corrosione del contatto. L’incapacità della relazione.

Perché nei disturbi del comportamento alimentare non è l’appetito ad essere disturbato, ma l’anima, l’emotività, il vuoto affettivo, la relazione. Un disturbo del comportamento alimentare è un disturbo del “comportamento” , non della “alimentazione”, è una compulsione a sottrarre, sia che si digiuni sia che si divori il mondo. Ma alla fine è sempre il vuoto a dover prevalere. Quel vuoto ingombrante che nessun pane sarà mai in grado di colmare. IO SOTTRAGGO è tutto questo, in una performance di soli 20 minuti, corredata dai diari che l’artista stessa scrisse nei mesi più annichilenti: quelli di un’anoressia ha scalpellato il suo corpo, quasi fino alla morte.


IO SOTTRAGGO .La Triangolazione Cibo-Corpo-Peso
Performance by Giovanna Lacedra
Per Step09 New Art Fair

26 Novembre 2011 ore 12.00.

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo Da Vinci”
Sala delle Colonne - Piazza San Vittore, 21 - Milano.
Ingresso gratuito, previa registrazione sul sito www.step09.com

Info:
www. famigliamargini.com
famiglia margini@gmail.com

I Nuovi Milanesi


Mi raccomando, partecipate numerosi alla mostra del fotografo Fabrizio Jelmini

Dal cielo ci guardano

Raffaella Losapio & The Yuri Gagarin Contraband
Evento multimediale a cura di Vittoria Biasi
Domenica, 27 Novembre 2011, ore 17
Luogo: AOCF58 - ASSOCIAZIONE OPERATORI CULTURALI FLAMINIA 58
Via Flaminia 58, 00196 Roma (metro A stop Flaminio) +39 063610411 +3906 3211880 - aocf58@virgilio.it
www.raffaellalosapio.com - www.reverbnation.com/theyurigagarincontraband


La ricerca artistica del Novecento ha introdotto il concetto di spazio libero, fuori da ogni prospettiva. Dalla seconda metà del secolo l’attraversamento dello spazio è entrato nella nostra vita, influenzando l’immaginario collettivo. I voli spaziali hanno fornito informazioni su superfici lunari, sulle sue composizioni, sul sistema planetario, sostituendosi ad alcuni processi dell’immaginazione. La navigazione nello spazio, l’introduzione di internet, la presenza nel cielo di satelliti artificiali accanto alle luci delle stelle, hanno mutato i procedimenti mentali. Il nuovo sistema fa parte del nostro quotidiano, avvolgendo nel mistero anche i piccoli atti della vita. L’infinito è un corpo, uno spazio accessibile a pochi, popolato di nuovi eroi e personaggi, che sono i crociati, la congiunzione di tempi, di mondi, lontani da quelli in cui John Cage creava la sua musica riportando sul pentagramma la disposizione delle costellazioni.

L’espansione della ricerca scientifica e tecnologica ha un contrappunto nel mondo artistico contemporaneo, orientato in un rapporto concreto, vero su cui ri-costruire il mondo della creatività. I cieli popolati di stazioni, astri naturali e artificiali guardano dall’alto l’umana operosità. Il dato reale per gli artisti

Raffaella Losapio e Benjamin Shilling sono le navicelle spaziali, il vettore visibile che utilizza l’invisibile per raggiungere l’obiettivo. Con rinnovato romanticismo, gli artisti attraversano lo spazio con i differenti strumenti della loro arte.

Benjamin Shilling con l’opera The Yuri Gagarin Contraband raccoglie e immagina le sensazioni, le paure e gli incubi di un viaggio nello spazio, cercando di avvicinarsi all’esperienza degli astronauti, ipotizzando la sensazione, partendo dalla personale esperienza di un giro intorno al mondo in aereo. Autore di componimenti poetici e musicali, Benjamin Shilling nella sua musica non ipotizza suoni spaziali, cerca di raggiungere la musica della risonanza interiore del viaggio. Gli accordi hanno una vibrazione metallica su cui si adagia la recitazione poetica sul prolungamento della giornata, sulla sua corrispondenza epistolare (In owe of my postcard from space) o sullo scambio di informazioni dallo spazio (Now it feels new). Il poeta musicista supera la soglia di spettatore degli eventi e realizza con la sua opera una “singolarità multipla”, una condivisione, una partecipazione nell’itinerario spaziale.

Raffaella Losapio consacra la sua arte al dialogo con lo spirito dei tempi e della ricerca artistica e scientifica con un impegno che ha due direzioni: segue gli eventi e le attività artistiche che si svolgono nel mondo, combinando il tutto all’interno della sua vita e della rivista online 1F Mediaproject da lei fondata; con la partecipazione agli eventi del mondo ha orientato la sua arte multimediale alla creazione di una mitologia moderna. Le sue opere ritraggono gli astronauti, che sono le vere icone dello spazio, e le navicelle spaziali, che sono il vettore per superare il limite. I suoi cieli, i paesaggi astrali sono tra l’astrazione e la figurazione. L’artista lavora sull’estremo, come l’artista della monocromia bianca è sempre sulla soglia di un divenire altro. (...) Continua

Le opere esposte per la serata Dal Cielo ci Guardano - From above in space somebody looks at us, saranno presenti in permanenza nella collezione dell’Associazione STUDIO.RA - 1F MEDIAPROJECT in via Bartolomeo Platina 1 F (metro A stop Furio Camillo) 00179 Roma - info@studiora.eu +39 06 43417800 - cell. +39 3491597571.

L'erborista

Ed ecco a voi, la bottega virtuale del pittore ed erborista Fulvio Martini, tra i fondatori del Movimento Innaturalista

giovedì 17 novembre 2011

Anonymous

Su Quaz Art, un'analisi sul film Anonymous

Metal Recycling



La fotografia digitale inventa paesaggi plausibili dall’impatto stravolgente

Le nuove nature del mondo tra reale e artificiale

Visioni estreme come atto di responsabilità per un “altro” futuro

Svetlana Ostapovici rispetta le urgenze iconografiche dell’opera, direi che tutto il suo percorso è una sfida di equilibri e contaminazioni, una tensione costante per amalgamare messaggio e forma finale, senza che uno prevalga mai sull’altro. Non era facile visto il medium prediletto: la fotografia. Ancor meno facile quando la tecnica digitale costruisce paesaggi altri che inventano una seconda realtà sulla base del mondo concreto. Le immagini provocano reazioni, sfidano lo sguardo con le loro vertigini urlanti. Si vestono di epidermidi solide che vibrano con lo stridore vivo di pietre, metalli, legni, plastiche… La natura urla la sua sofferenza e l’opera ne amplifica le passioni, si trasforma nella cassa acustica che fa risuonare la fibrillazione instabile del Pianeta. L’artista moldava ascolta le ferite del paesaggio, carezza la patologia tumorale che lacera l’eden perduto. Guarda con amore il disagio ambientale, senza alcun disgusto o toni nichilistici, mostrando invece la luce dietro ogni tragedia, elaborando un lutto in forma di lotta. Le sue visioni, pur criticando la cultura del benessere postcapitalista, vanno oltre la retorica del problema e cercano gli spazi d’adattamento, l’alchimia dialettica tra opposti, una sorta di continuità storica che stabilisca le ragioni del reale in mutazione. La Ostapovici ci racconta il lato sporco del Pianeta senza alcun moralismo; preferisce l’emozione lucida e il senso di protezione verso l’elemento debole, sottolineando la natura ciclica degli eventi e l’ineluttabilità del cambiamento. I suoi progetti vanno nella direzione della bellezza pericolosa ma necessaria, dentro la consapevolezza del problema, oltre il muro della nostalgia. Ogni opera parla con frasi metalliche, come avrebbero fatto James G. Ballard e Kurt Vonnegut se al posto delle parole avessero scelto le immagini. E’ l’arte visiva che incarna l’esperanto della visione globale, un codice aperto alle interpretazioni e al fluire della contemporaneità. E’ il quadro che si assume la responsabilità del futuro.

A proposito del ciclo “Metal Recycling”: Enormi accumuli di materiali compattati, una sorta di biblioteca a cielo aperto dove al posto dei libri spuntano le memorie compresse della civiltà industriale. Su questi spazi si stagliano sculture figurative di chiare simbologie morali, ricreando alchimie fotografiche in cui convive l’elevazione del pensiero (la scultura) e lo scarto dell’azione umana (la discarica). Cultura e vita, istinto e ragione, bellezza ed orrore: tutto si mescola in una visione che reinventa il reale sulle ceneri dell’eccesso collettivo.

A proposito di alcune opere site specific: Installazioni create sulle misure e caratteristiche degli spazi prescelti, secondo fisionomie morali che coincidono con le ragioni tematiche del singolo progetto. Gli inserti digitali dei cicli fotografici trovano qui una natura spaziale che ridefinisce le relazioni tra quadro e volumi scultorei. Opere ad alto impatto emotivo che riprendono l’estetica e i contenuti cari all’artista.

PARMARÈ "LIBERE INTERPRETAZIONI DELL’ESSERE"

SEDE ESPOSITIVA: Galleria Domus Turca
INDIRIZZO: Via del Turco, 37/a - Ferrara
INAUGURAZIONE: sabato 19 novembre - ore 18.30
DURATA MOSTRA: 19 novembre > 6 dicembre 2011 | 9.00 - 13.00 + 16.30 - 19.30 A CURA DI: Vincenzo Cignarale
INGRESSO: gratuito
INFO: proart@ferraraproart.com - tel. 0532 242875

Inaugura sabato 19 novembre alle ore 18.30 presso gli spazi della galleria Domus Turca, Il neoplasticismo e la forma dell’assoluto esistenziale, la personale pittorica di Parmarè. La mostra è organizzata dall'Associazione Culturale Ferrara Pro Art e curata da Vincenzo Cignarale. In galleria sarà presentato il nuovo catalogo dell’artista, distribuito su territorio nazionale ed edito da Carta Bianca Editore con testi critici di William Tode, Lorenzo Gigante e Sara Polidori.
Parmarè reduce dalla Fiera di Padova e da numerosi successi internazionali approda a Ferrara con una mostra delle sue opere più recenti. Un linguaggio scoppiettante, sanguigno, caratterizzato da tocchi brevi, rapide fiorettate e guizzi di colore. L’artista interpreta a suo modo la filosofia orientale Zen: il momento della riflessione e della concentrazione poi l'azione rigorosa e sintetica, le sue sono rapidissime azioni pittoriche senza indugi o tentennamenti. Su robuste tavole materiche è trasferita la sua estrema sintesi cromatica che evoca libertà, natura e gioia di vivere.
“La sua pittura scaturisce e germina da immagini fenomeniche in cui non vi è più alcun rapporto conoscitivo con la realtà circostante, decantata, depurata di ogni parvenza di naturalismo ed oggettivismo esteriore. (...) Il suo astrattismo "costruttivista" si basa su una concezione dell'immaginario del tutto indipendente dalla natura, obbediente solo a leggi d'attrazione e simbiosi delle materie coloristiche e di equilibrio delle forme e dei colori. (...) Il suo lavoro è pensiero sul mondo, è il suo dire qualcosa del mondo, qualcosa di necessario, senza enfasi. (...) La sua astrazione nasce da una progettualità in cui l'immagine scaturisce da una dimensione onirica, ben lungi da echi naturalistici e assume valori, archetipi di spazialità, di misteriosità compositiva, di fantastica costruzione del colore nel suo dinamico disporsi nei tonalismi, nelle armonie cromatiche che prediligono il senso delle dissolvenze, della sospensione, dell'indefinibile ed emozionante avventura nella leggerezza della luce.” William Tode

“È cosa strana, l’opera d’arte, la vera opera d’arte. La si potrebbe immaginare come uno specchio, ma uno specchio magico, fatato. Come un qualsiasi specchio ha la capacità di raccogliere l’immagine che ha davanti, come un qualsiasi specchio ha la capacità di restituirla all’osservatore. Non raccoglie un’immagine qualunque, tuttavia, ma la prima immagine che gli si riflette dentro: l’immagine del suo creatore, l’immagine dell’artista. Raccoglie questa immagine dentro di sé, la custodisce, per poi restituirla, fedele eppure nuova, a chi vi si trovi davanti. Fedele nell’essere l’opera immagine stessa del suo creatore, diversa perché questa immagine passa attraverso il filtro di chi ne fruisce, sia esso lettore, ascoltatore, spettatore, osservatore. Il pensiero, l’idea, lo stato d’animo di chi l’ha creata si contamina così con il sentimento di chi l’affronta, e in questo riceve nuova forza, nuova energia, che fa nascere pensieri, stati d’animo, emozioni nuove: questo incontro, questa capacità di “muovere gli affetti” è caratteristica dell’opera d’arte. Non per forza il riflesso che giungerà a destinazione dovrà coincidere con l’immagine di partenza: se comunque genererà riflessi, essa avrà assolto il suo compito. Si sarà allora compiuta questa strana magia dell’arte, la magia di questo strano specchio.
È una magia, un’alchimia, generata dagli elementi più semplici che si possano immaginare. Da una manciata di simboli, dalla loro semplicità elementare, può nascere la totalità dell’arte, fino al capolavoro più complesso. Bastano poco più di una ventina di lettere per creare l’alfabeto che, combinato in ogni sua variante possibile, può generare ogni capolavoro della letteratura mondiale. Bastano sette note, unite in un limitato numero di intervalli, per comporre tutta la musica mai scritta. Bastano pochi colori accostati e mescolati fra loro, forme semplici, frammenti di linee rette e curve, per creare l’universo astratto di Parmarè. Elementi puri, di una semplicità quasi disarmante, che nelle mani del vero artista, dell’alchimista, si innalzano a divenire un viatico per l’assoluto. Tensioni di linee, equilibri sottili di forme, contrasti forti eppur delicati: un mondo astratto, fatto di emozioni pure, che nella vibrazione del segno e della pittura si fa vivo, autentico. L’emozione e lo stato d’animo dell’artista sono qui, davanti a noi, tradotti in immagini visive: l’immagine raccolta dallo specchio magico, pronta a generare nuove emozioni in noi che l’osserviamo.

Quante parole si potrebbero spendere nel descrivere questi dipinti, quante pagine per raccontare le sensazioni che esse generano, quanto per leggere, per parlare dei quadri di Parmarè. Ma forse, il modo più bello, il modo migliore per avvicinarsi ad essi è proprio nelle opere stesse, nel lasciarle parlare, nel fermarsi, in silenzio, davanti a loro, per lasciare che siano loro stesse a toccare, a esaltare il nostro spirito. Esiste, in musica, un fenomeno fisico chiamato “risonanza”. Si tratta della capacità di una corda di vibrare spontaneamente, sollecitata soltanto da un’altra vibrazione, della medesima frequenza di quest’ultima: da un suono nasce un nuovo suono. Non accade soltanto in musica. Davanti alle opere di Parmarè è come se il nostro intimo fosse sollecitato a “vibrare” di pari intensità con esse, per generare da emozione emozioni, da sentimento sentimenti, da poesia nuova poesia.” Lorenzo Gigante
“In Parmarè i tocchi pittorici si danno da sé le proprie leggi, tenuti solo a rispettare vincoli contestuali con gli altri tocchi che si propagano in piani superiori, inferiori o contigui; un esercito di tessere e scaglie, snodabili, svincolate, pronte a riprendere ciascuna la propria posizione contigua imprimendo alcuni scarti direzionali e servendosi spesso della linea spezzata. Quanto al colore, esso non è puro pingmento, ma al contrario rivelazione dell'anima, cioè fenomeno che appare in superficie dal sottostante noumeno che ne dichiara l'intima e sensibile essenza dell'artista.” Sara Polidori

SENZA PELLE - mostra personale dell'artista Lù Demo


La Castelli Gallery di Milano inaugura “SENZA PELLE”,
mostra personale dell'artista varesina Lù Demo

Domenica 20 novembre, alle ore 19.00, presso la Castelli Gallery di Milano, sarà inaugurata “SENZA PELLE”, esposizione personale della pittrice varesina Lù Demo, artista da sempre impegnata in una ricerca segnica, gestuale e semantica, che prende spunto dal reale e dalle sue molteplici metamorfosi.
L'esposizione ripercorre gli ultimi anni della produzione dell'artista, mostrando il progressivo affermarsi di una cifra stilistica personalissima, caratterizzata da un'energia vibrante e da colori densi e tersi che si stagliano su luminosi fondi bianchi, invitando l'osservatore a calarsi in una dimensione lirica in cui tutto appare in continuo divenire.
L'immediatezza del gesto, la sua spontanea sicurezza e l'abile resa di particolari effetti cromatici sono in realtà l'esito di un'applicazione costante e di una riflessione profonda sul potere comunicativo dell'arte attraverso simboli, metafore e archetipi universali capaci di rappresentare la condizione umana, colta nei momenti salienti dell'esistenza.
E' un viaggio dell'anima, quello intrapreso da Lù Demo; un viaggio lungo, tortuoso e faticoso nei meandri della memoria. Le immagini, i pensieri e le sensazioni che l'artista riporta alla luce si trasformano in forme, le forme in colori e i colori, a loro volta, si trasformano sulla tela in forme vive, palpitanti e autonome, strette tra loro in un dialogo serrato e in un equilibrio perennemente instabile.
Le prepotenti increspature della materia pittorica, le delicate sfumature, le improvvise gocciolature e le pennellate decise si fondono in un insieme complesso, contrastato, eppure sorprendentemente armonico. Lunghe pause e contrappunti sottolineano una gestualità meditata, guidata da un moto interiore e da una musicalità che, osservando attentamente i dipinti, si ha quasi la sensazione di percepire.
E' una pittura elegante, ma talvolta aspra e violenta; gioiosa, eppure tragica; metodica ma orgogliosamente libera; una pittura sempre e comunque animata da una profonda inquietudine esistenziale.
Uno spiccato senso del movimento attribuisce alle composizioni un dinamismo prorompente e soluzioni formali particolarmente emblematiche (pensiamo al moto ascensionale di “Resurrezione” o a quello centrifugo di “Vis genetrix”).
Da sempre affascinata dal legame tra immagine e parola, l'Autrice correda i dipinti di titoli misteriosamente evocativi e, talvolta, di poesie, costruendo un raffinato dittico di rimandi, livelli di lettura e giochi di specchi.
I titoli spesso rimandano alle asprezze della vita e alla fragilità umana (“Fiordeldolore”, “Senza pelle”, “I giorni di argilla”) ma il messaggio è sempre di speranza e di amore per la vita; per dirlo con le parole dell'Autrice, “(…) eppure / c'è ancora colore / nel dolore”.


Lù Demo è nata a Varese il 27 giugno 1965, si è diplomata al Liceo Artistico Statale “A. Frattini” di Varese e all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nella sezione Pittura, con un’audace tesi sul Surrealismo.
Docente di Discipline Pittoriche e Storia dell’Arte, è attiva anche nell’ambito sociale.
Iscritta ufficialmente all’A.N.P.E.S. (Albo Nazionale Pittori e Scultori – professionisti dell’Arte moderna e contemporanea), ha avuto esperienze anche nel campo della grafica, dell’illustrazione e della fotografia.
L’attività espositiva inizia nel 1983 e continua costante, a livello nazionale ed internazionale, sino ad oggi. È stata scelta per il “Progetto Resurrezione” a Scopoli (1998), per la grande mostra itinerante “Le Vele della Speranza” (1999), per Murnauer begegnung – Malsimposium’98 a Murnau (D), per la Biennale internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze (1999), per il VI e il VII Premio Biennale d’Arte Contemporanea Torre Stozzi (2002-2005) e per tutte le edizioni del Premio d’Arte Internazionale “Festa D’Estate – Sacro, Misterico, Magico” a cura dell’associazione Alkaest di Città di Castello (PG).
Dal 2010 fa parte dell'Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese.
Sito personale:

http://www.ludemo.altervista.org/
www.ludemo.altervista.org


“SENZA PELLE” - Mostra personale di Lù Demo
Dal 20 novembre al 1 dicembre 2011
a cura di Emanuela Rindi

Inaugurazione: domenica 20 novembre, ore 19.00

Castelli Gallery
Via Cerano, 15 – 20144 MILANO
Orari:
Tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:45.
INGRESSO LIBERO
www.castelligallery.it

Ufficio Stampa: Rindi Art
info@rindiart.it

mercoledì 16 novembre 2011

Geometrie Colorate


L’eclettico artista modenese Claudio Secchi, ha scelto la rinomata Galleria d’Arte Famiglia Margini, sita in Via Simone d’Orsenigo 6, nel cuore di Milano, per esporre le proprie opere, dal 20 Novembre al 23 Dicembre 2011.

La mostra monografica, intitolata “Geometrie Colorate”, organizzata da Salvo Nugnes, ideatore del marchio “Promoter Gallery Temporary Art Shop”, sarà inaugurata Domenica 20 Novembre 2011, alle ore 19.00.

L’originale ed innovativo progetto coinvolgerà per alcuni mesi la prestigiosa Galleria, con l’allestimento di Mostre ed Eventi culturali di notevole portata ed interesse.

“Promoter Gallery Temporary Art Shop” è frutto del connubio tra appassionata vocazione per l’Arte e consolidata capacità di gestione manageriale e richiama il diffuso e conosciuto sistema dei “Temporary Shop”, già ampiamente applicato nel settore della moda, con grande successo.

Secchi è portavoce di un profondo messaggio, legato ad arcaiche tradizioni trascendentali ed esoteriche, e si propone di armonizzare i dogmi dell’Arte Orientale Antica con i dettami dell’Arte Occidentale Contemporanea, per creare un connubio indissolubile e ricercare e celebrare il concetto assoluto e universale di bellezza dell’Arte, nella sua forma più pura e aulica.

Secchi rappresenta misteriose geometrie di origine trascendentale, che si uniscono a formare figure e forme simmetriche, intrecciandosi tra loro e si fondono con toni di colore e sfumature corpose, per rievocare intense suggestioni emozionali.

I quadri hanno lo stesso fulcro centrale, costituito da un quadrato posto in diagonale, da cui idealmente tutto promana e contemporaneamente tutto converge, tendendo al Divino e all’infinito, in un armonioso e luminoso intreccio, di notevole effetto cromatico visivo.

L’artista ripercorre la visione di un sogno onirico, ispirato da un moto interiore e da un’intensa riflessione introspettiva.

Nei dipinti emerge il significativo riferimento alla numerologia e alle dottrine filosofiche e teologiche.

Per Secchi le decorazioni non sono semplici decorazioni, ma simboli inseriti in una dimensione, che va ben oltre l’immediato impatto percettivo. Ogni segno ha una sua precisa connotazione distintiva, per trasmettere un messaggio emotivamente forte, che vuole colpire, attraverso gli occhi, l’anima e il cuore di chi guarda.

Beatrice Gallori

ARTISTI Km 0: giovedì 17 novembre alle ore 21.00 incontro con Beatrice Gallori al Centro Pecci
Terzo appuntamento con ARTISTI Km 0, l’iniziativa, frutto di una collaborazione fra il Centro Pecci e Aparte (associazione PecciArte), intende promuovere progetti locali per rilanciare un rapporto con il territorio e permettere di conoscere più da vicino artisti e produzioni locali nell’ambito del contemporaneo.

Giovedì 17 Novembre 2011 alle ore 21.00 avrà luogo presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci l’incontro con Beatrice Gallori.
“I miei respiri”, con queste parole l’artista toscana che da poco si è affacciata al mondo dell’arte, racconta le sue creazioni che affondano le loro radici nel colore e nella matericità. Tonalità forti, squillanti e vibranti esprimono la vulcanica personalità di Beatrice Gallori che attraverso il rosso, il nero ed il bianco delle tele e delle particolari sculture monocrome, sviluppa un’indagine sulla sua interiorità.

martedì 15 novembre 2011

Intervista a Mara Venuto


Letteratura oggi

Villa Medici

Letteratura oggi - Ciclo di conferenze di letteratura organizzate da Philippe Artières

Grandes Galeries

Il 15 novembre 2011

Il termine d’incontri letterari è particolarmente giustificato quest’anno, poiché per prima volta dalla creazione delle serate Letteratura, oggi, degli autori italiani e francesi si incontreranno intorno alla stessa tavola per trattare il tema scelto.

L'anonimo come personaggio

Forse Emma Bovary non è mai esistita, o Gervaise è solo un personaggio di fantasia, sicuramente però molti personaggi della letteratura contemporanea sono persone reali. Né personaggi storici né eroi contemporanei appartengono alla grande massa di personaggi anonimi. Essi non hanno volto, non lasceranno nulla o niente e sono solo un numero su una lista di previdenza sociale. Lo scrittore, probabilmente spinto dalla necessità di evidenziare soggettività politiche o rispondere al consiglio di Georges Perec di prestare attenzione al'infra-ordinario, si pone il compito di diventare un biografo. Biografia di coloro che sono ancora sulla soglia della storia.

Nato nel 1970, Hugues Jallon è l'autore di La Base. Rapport d'enquête sur un point de déséquilibre majeur en haute mer, (Le Passant, 2004),Zone de combat (Verticales, 2007, Premio de l'Inaperçu, 2008) e Le début de quelque chose (Verticales, 2011). È adesso direttore des sciences humaines et des documents des Editions du Seuil.

Vincenzo Latronico fa parte della nuova generazione di scrittori italiani versatile e creativo. Nato a Roma nel 1984, si è laureato in letteratura e filosofia. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo romanzo, Ginnastica e Rivoluzione (Bompiani). E' autore anche di una pièce teatrale Linee guida sulla ferocia ed ha appena pubblicato il suo secondo romanzo, La cospirazione delle colombe (Bompiani). L'autore è anche critico d'arte, scrive sulla rivista italiana Domus e la rivista inglese Frieze.

Questa conferenza si terrà eccezionalmente nelle gallerie della mostra Éric Poitevin Fotografie

INFORMAZIONI

Ore 19.30 | entrata libera nel limite dei posti disponibili, traduzione in italiano dell’intervento di Hugues Jallon

Martedì 13 dicembre, si terrà la prossima conferenza dal titolo Il filosofo come personaggio con Mathieu Lindon, Benoît Peeters e Antonio Negri.

Radio Popolare

Dal 14 al 20 novembre Radio Popolare Roma si mobilita. Per una settimana di dirette no stop, di eventi in onda e fuori onda, di incursioni radio-mobili-cittadine, per informare, raccontare e chiedere sostegno ai suoi ascoltatori

Su Radio Popolare Roma parte “Ricaricaci”, la campagna di sostegno e sottoscrizione all'emittente capitolina di Popolare Network.

Dal 14 novembre sette giorni di informazione, musica ed eventi per far conoscere anche quello che non si “sente” di Radio Popolare Roma: il suo progetto, il lavoro quotidiano e anche i costi per mantenerlo e portarlo avanti. E la radio lo farà alla sua maniera. In onda e fuori onda. A microfono aperto.

Attraverserà la città, si renderà visibile, coinvolgerà la cittadinanza, insieme alle diverse realtà (associazioni, movimenti, comitati) e alle decine di persone che la rendono a tutti gli effetti una radio partecipata, un mezzo di informazione indipendente e aperto al confronto.

Radio Popolare Roma è 10 ore di informazione al giorno, spazi dedicati alla politica e alla cronaca locale, al lavoro, alla scuola, all'ambiente, ai migranti, ai diritti. E' intrattenimento, musica e cultura. In diretta, ogni giorno, con le trasmissioni a diffusione nazionale di Popolare Network.

Radio Popolare Roma è un mezzo di informazione indipendente che per mantenersi tale ha bisogno del sostegno economico degli ascoltatori: senza sottoscrizioni, senza abbonamenti la radio non può esistere.

Per questo Radio Popolare Roma torna a chiedere il sostegno dei suoi ascoltatori, nel modo più familiare, quello dell'abbonamento. Bastano 50 euro all'anno per garantire la libertà e l'autonomia dell'emittente.

Ricaricaci. Dai credito all'informazione indipendente!

Dal 14 novembre 2011 sui 103.3 di Radio Popolare Roma e in streaming.

Il Gatto di Natale

Che dire ? Semplicemente partecipate e soprattutto comprate... Mi raccomando, è per una buona causa

lunedì 14 novembre 2011

Rassegna d’arte del Gruppo Post Spazialista


PassepARTout Unconventional Gallery inaugura sabato 19 novembre 2011 la rassegna d’arte del Gruppo Post Spazialista a Pero (MI) - Via Sempione, 239.

Sabato 19 novembre 2011 PassepARTout Unconventional Gallery presenta la rassegna d’arte del Gruppo Post Spazialista presso i propri spazi artistico-multimediali in Via Sempione, 239 a Pero (MI) alle ore 18,00.

L’appuntamento di sabato 19 novembre prevede la consacrazione del Manifesto del Gruppo Post Spazialista i cui firmatari sono:

U.Esposti – scultore;

A.Quadrini – pittore;

D. Mariani – poeta;

P. Frangini – pittrice;

G. Fabbri – pittrice;

S. Garioni – architetto;

A. Borghese – critico;

E. Carminucci – pittrice;

F. Panesi – pittore;

G. Coppa – pittore;

R. Morgioni – pittore;

G. Fiacconi – pittrice.

Le Opere esposte saranno in mostra presso gli spazi di PassepARTout Unconventional Gallery dal 19 novembre al 5 dicembre.


Presentazione a cura di Simone FAPPANNI.

Inaugurazione e vernissage il 19 novembre 2011 alle ore 18.00 presso la sede di PassepARTout Unconventional Gallery - Pero (MI) - Via Sempione, 239 con un prestigioso buffet.



Visualizzazione ingrandita della mappa


Apertura dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 19,00

Ubicata a pochi passi dal nuovo polo Fieristico Internazionale Fiera Milano – Rho-Pero, PassepArtout Unconventional Gallery è facilmente raggiungibile:

In auto: all’uscita della Tangenziale Ovest Certosa, seguire per Via Gallarate direzione Rho-Pero. Il proseguimento della stessa diventa Via Sempione – Pero.

Mezzi pubblici: fermata MM Molino Dorino, prendere Bus “STIE” per Pero, fermata a circa 4 minuti di fronte all’edicola attigua alla galleria.

info: passepartoutgallery@libero.it tel. 338214483

link: http://www.passepartout-unconventional-gallery.it/

La luce e la forma




LA LUCE E LA FORMA Selezione dei partecipanti alla 6a Biennale Internazionale d’Arte di Ferrara 2012 A cura di Alice Bretta Apertura venerdì 11 novembre 2011 - Castello Estense, Largo Castello - Ferrara

Lo storico Castello Estense, monumento simbolo della città di Ferrara, ospita dall'11 al 14 novembre, la mostra collettiva di scultura La luce e la forma, organizzata su progetto dell'Associazione Culturale Ferrara Pro Art, in collaborazione con la Galleria d'Arte Domus Turca. L'esposizione, a cura di Alice Bretta, costituisce un'importante anticipazione di ciò che sarà fruibile durante la 6a Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea di Ferrara. Maestri scultori affermati a livello internazionale, giovani artisti e portatori di nuove tendenze si trovano parte integrante dello sviluppo di quel percorso che l'Associazione Culturale Ferrara Pro Art porta avanti da diversi anni, sostenendo e promuovendo l'arte contemporanea con la ricerca di un continuo e vivace confronto culturale e con la realizzazione di quell'idea di un'arte partecipe, non solamente rinchiusa in forzieri museali. L'Imbarcadero Uno, contesto architettonico di grande suggestione, sarà palcoscenico per scultori anche molto lontani tra loro per esperienza e modalità d’espressione, i lavori presentati, snodandosi in una vivace galleria di poetiche, ne attesteranno l'ampio raggio.

La mostra proporrà al pubblico una selva scultorea di differenti approcci iconografici, un’affascinante coralità di linguaggi, tecniche e mezzi espressivi che sottolinea la versatilità artistica e la continuità di indagine dell'arte plastica contemporanea attivando tra gli artisti una dialettica pulsante e dinamica.

Gli stili si alternano, dalla scultura classica che rievoca i grandi autori a generi più innovativi e sperimentali. Una mappa rappresentativa in grado di stupire per un itinerario espositivo che si propone di offrire un'idea dell'attuale status della scultura contemporanea, un campione del panorama in parte ancorato alla tradizione e in parte rivolto alla ricerca di una nuova dimensione creativa.

Gli scultori che espongono le loro creazioni sono:
Bressan, De Mori, Farnocchia, Gaeta, Gattolin, Genta, Gonzales, Massarelli, Roli, Romano, Scarselli, Simonetti, Spinoglio, Zacchetti, Zoli.
La mostra è corredata da un catalogo della Edizioni Pro Art. La luce e la forma è stata realizzata anche grazie al contributo di Vivaio del Sole e Locanda Modigliani Room and Restaurant.

INGRESSO: gratuito SEDE ESPOSITIVA: Castello Estense | Imbarcadero Uno - Ferrara DURATA MOSTRA: dall’11 al 14 novembre 2011 ORARI: tutti i giorni dalle 10 alle 17.30 WEB: ferraraproart.com INFO: proart@ferraraproart.com - tel. 0532 242875 Associazione Culturale Ferrara ProArt | Galleria Domus Turca Via del Turco 37/a - Ferrara

domenica 13 novembre 2011

Next 16

È uscita la sedicesima iterazione di NeXT, il bollettino del Connettivismo. Il titolo di questo numero è Maps ed è un numero eccezionale, eccezionale perché ha quasi 200 pagine, eccezionale per festeggiare il Premio Italia 2011 per Rivista non professionale vinto a giugno ai DelosDays; eccezionale anche nel prezzo, 6 euro, che non si ripercuote sugli abbonamenti che rimangono con le tariffe calcolate sui 5 euro perché questo numero è, appunto, eccezionale.
Cosa c’è dentro questo numero? L’editoriale lo spiega; eccolo qui sotto:
Maps. Ovvero mappe. Ovvero una contrazione che ricorda le mappe terrestri e non solo, quelle di Google, quelle che fanno da base per qualsiasi esperimento di Realtà Aumentata – tecnica di arricchimento informativo che tanto si sta affermando nel mondo digitale.
Mappe più estese, quindi, cerebralmente parlando. Mappe che disegnano le direttive neurali in cui ci muoviamo in questi mesi, anni, periodo storico; mappe del Connettivismo, in dilatazione sempre più accentuata, che passano per il riconoscimento del Premio Italia dato a NeXT (l’Oscar per il genere Fantastico) nell’ambito della miglior Rivista non Professionale, award vinto a Milano nell’ambito dei Delos Days 2011. Sono tutte mappe, come in una storia di Urban Fantasy.

È quindi questo un numero celebrativo, in qualche modo; è un’iterazione che tira un po’ tutte le fila dei numeri precedenti ampliando, approfondendo, diramando ancora più (radicandosi) gli argomenti cari al Movimento, rendendoli punti di sviluppo, basi di partenza per il futuro e non un mero punto d’arrivo. Ed è quindi per questo motivo che troverete una nuova rubrica, AVANT-GARDE, curata dal valente Galessio, che esplorerà ogni volta le istanze dell’Arte contemporanea raffrontandola al Connettivismo; nell’iterazione 16 abbiamo anche però, e ovviamente, la consueta ricerca a tutto campo, la sperimentazione allostatica in ogni branca della Cultura e della Conoscenza connettiva che ha portato NeXT allo stato editoriale attuale: FRAME, un susseguirsi di snapshot del presente in chiave futura curato, da questo numero, da 7di9, che segue anche la rubrica INTERAZIONI, dove si traccia la storia del Connettivismo nei mesi successivi all’uscita dell’iterazione del precedente NeXT; BIT_MOOD, dove Kremo ci conduce in una ricerca olosensoriale applicata alla musica moderna (non quella pop, ovviamente) dove lo scontato non appare mai, nemmeno in un momento; NUVOLE DI PIXEL, in cui Manex approfondisce il discorso dei fumetti digitali, argomento ormai imprescindibile dalla rivoluzione digitale che venti anni fa ha colpito prima la musica, ora la letteratura.

La rubrica FOCUS ha un nuovo titolare: Xabaras, che insieme a Max Chiriatti esplora l’argomento della Realtà Diminuita (sì, diminuita, non aumentata) che è interessante e foriera di spunti teorici e cerebralità davvero notevoli. ZOOM, l’unica rubrica che mi sono riservato per questo bollettino, esplora i confini dell’umano, del postumano e dell’inumano mentre WORK, altra neorubrica, affida a pykmil il resoconto di due particolari pubblicazioni esclusivamente connettiviste di questi ultimi mesi.

Il capolavoro di Logos si estrinseca nella sua monumentale ERMETICA ERMENEUTICA, dove esamina Mark Strand, e Peja continua la sua ricerca transarchitetturale (su Massimo Ercolani) nella rubrica POSTARCHITECTURAL RESEARCH; Black M incrementa l’immaginario connettivo analizzando i frammenti onirici di celluloide, argomento gemellato con LA MATTINATA DEI MAGHI, dove Nimiel analizza l’argomento del Sogno Lucido.

Completano il numero i versi di mia produzione (che appaiono su CONNESSIONI, insieme a un mio edit di un intervento di Lady Caotica), un event performato il 29 aprile 2010 sul blog supernova express.splinder.com dai connettivisti tutti, e ben sei racconti (uno di essi particolarmente lungo) a firma di: Xabaras, Sogno di un futuro di mezza estate; Evertrip, Tetsuo mon amour; Matteo Mancini & Samuele Toccafondo, Genesi di un eroe; Mextres, Rendezvous; X, Vanisghing point (ovvero la seconda parte del racconto apparso sulla seconda antologia connettivista, Frammenti di una rosa quantica – Kipple Officina Libraria).

Le immagini a corredo dell’iterazione sono di Ynfidel (http://www.flickr.com/photos/ynfidel) mentre il logo della produzione connettivista HyperHouse, che ci accompagnerà per i prossimi NeXT e in ogni produzione connettivista da me diretta, è opera di DjMystica (www.addictvenoize.com); Matteo Poropat (www.ebookandbook.it) ha impaginato l’iterazione, stampata poi dalla Phasar (Lapo Ferrarese, emeritus, www.phasar.net).

In conclusione, sarà pur vero che la mappa non è il territorio, ma è anche vero che il territorio varia a seconda della sensibilità interiore: tracciare una propria mappa da sovrapporre al reale aiuta a modificare, a nostro piacimento, il sensorium che ci circonda.

Little Ancient World


Togaci presenta "LITTLE ANCIENT WORLD " mostra di pittura di Francesca Gerlanda di Francia

Francesca Giovanna Gerlanda di Francia ha tre nomi come i nobili e in effetti il suo cognome proviene da un’antica famiglia nobile, eleganza e gusto sono due doti che le appartengono, i tre nomi una dimenticanza di virgole al registro anagrafe.

Nasce in Calabria, a Vibo Valentia, una terra ricca di influenze che nasconde e trattiene nell’epoca in cui tutto passa attraverso la TV. Il pop degli anni 80/90 si diffonde a macchia d’olio.

Su scenari che conservano il passaggio dagli antichi greci ai normanni fino all’abusivismo degli anni 70, bussano direttamente alla porta di casa la musica di Bowie e dei Depeche Mode, sul tavolo riviste con inserti delle cose introvabili, ovunque pennelli e tele e colori ad olio di un padre che forse si è dimenticato di mettere le virgole ai tre nomi, ma dipinge e lo fa come passione e come mestiere.

Il professor Saverio di Francia insegna infatti figura e tecniche pittoriche al liceo artistico e all’accademia di belle arti di Vibo Valentia

L’ambiente è pregno di stimoli e Francesca, con la mano sinistra ruba letteralmente i pennelli e comincia a dipingere in età giovanissima – un bicchiere con fiori di campo dipinto ad olio è il primo quadro firmato Gerlanda85. Le sue basi tecnico-pittoriche sono classiche, lavora su commissione realizzando copie dei grandi maestri classici, dalle pale bizantine alle pitture rinascimentali. Allo stesso tempo in casa coltiva scimmie di mare, osserva l’esterno con gli occhiali a raggi X e sogna di dominare il mondo con il tele-dominio.

I cartoni animati, i fotoromanzi e i manga giapponesi sono il linguaggio narrativo che più la colpisce, diventano il suo modo di raccontare, un dipingere che somiglia allo scrivere di un narratore che cura gli scenari aggiungendo elementi visionari.

Tutti i suoi studi sono dedicati all’arte. Ottiene il diploma all’Istituto Statale D’arte D.Colao di vibo valentia, prosegue all’Accademia di Belle arti Di Roma, che, ad un esame dalla tesi lascerà, smettendo anche di dipingere.

Le passioni e le necessità. Il suo talento è evidente a tutti, ma come per molti con il solo talento non ci si mantiene. Riesce anche ad entrare alla Zecca dello Stato, ma un impegno di studi full time non le è più concesso. Prova a fare della sua voglia di disegnare un lavoro e consegue un diploma di tatuatore ma sarà con l’apertura dell’HulaHoop che troverà di nuovo una possibilità per riprendere a dipingere e raccontare.

L’arte non poteva mancare in un locale gestito da una di Francia, e in un locale che rispetta l’arte non poteva mancare Togaci, che con il suo fiuto riconosce in Francesca un talento e la stimola a riprendere.

La ripresa c’è ed è a pieno titolo un’arte che si inserisce nel filone surrealista contemporaneo.

Francesca di Francia, in arte - e non solo - Gerlanda, è un’artista contemporanea che porta nella sua creatività l’espressione del suo tempo. Fatevi un giro in questa giostra di mostri.

……….e tutto ebbe inizio all’HulaHoop Club

testo di Elisabetta Trova

la serata prende forma con un solo di LUCIA COSTA (’HulaHoop)

Lucia Costa è come la sua terra, terra costeggiata dal mare che ribolle e si rigenera: la Sicilia, Catania, l’Etna.
Nasce sotto il segno del leone ed in un’immersione yoga scopre il suo animale guida, il granchio che le dice “sono piccolo ma ben concentrato”.

e poi CRISTIANA LAURI & FRANCESCA VERUSIO (Arpa e Danza)

Moderna trovatora: scrittrice e compositrice di poesie, di testi per le proprie canzoni, nonché di melodie per versi, che interpreta con le sue arpe da menestrello
Francesca Verusio vive la danza come essenzialità del corpo, istintualità della sensazione. Nella poetica delle sue performances si respira tutta l'attesa dello stare nella non-azione.

E A CHIUDERE LA SERATA IN NOTE.........

Mike Papa

NEVERMIKE in arte

Dopo 8 anni di studi musicali, sia teorici che storici che pratici, decide di cambiare radicalmente genere, unendo al suo lavoro da musicista anche un lavoro di ricerca musicale che poi ha sfociato all'interno di vj e dj set riprodotti soprattutto nella zona cilentina. Rimanendo comunque solitario nelle sue composizioni

sabato 12 novembre 2011

John Zorn alla fermata del 23

Su Quaz Art, una riflessione sul rapporto tra l'Arte e la Roma contemporanea

In 33

In attesa di 99 ARTS – meeting internazionale di arti visive che si terrà a febbraio 2011

Dopo il successo di L'Arte+ lo scorso 6 novembre presso la Suite Ripa Hotel continuano gli eventi preparatori in attesa di 99 ARTS – meeting internazionale di arti visive, il nuovo progetto delle ScuderieMArteLive e Lartepiù. “IN 33”, questo è il nome del nuovo evento che si terrà domenica 20 novembre sempre presso la Suite Ripa Hotel aumenta la sua offerta e gli artisti passano da 9 a 33 con pittura, fotografia, digital art e arte del riciclo. Uno spazio sarà, inoltre, dedicato alla street art degli artisti toys. Si alterneranno poi spettacoli di bondage e body painting, teatro, burlesque, cosplay, action painting e artisti di musica urban jazz.

99 ARTS sarà un ambiente polivalente dove molti modi di fare arte visiva si incontreranno. Non solo pittura contemporanea ma anche fumetto, illustrazione, arte digitale, fotografia ma anche street art, visual art, performance, artigianato, moda ed ecodesing.
Grande spazio sarà dato ad artisti ed opere eco compatibili e sostenibili che fanno del riciclo o dell’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale il proprio elemento fondamentale.

99 ARTS vuole essere un nuovo luogo di incontro fisico ma anche virtuale per gli artisti “visivi” che avranno la possibilità di esporre e di esibirsi e allo stesso tempo di confrontarsi e sperimentare nuove forme di ibridazione.


Info:
www.99arts.eu
www.martelive.it

Recensione alla mostra Torino Palermo, scritta da Herbeff


Capito poco al Pigneto. Tutto ciò che offre quel quartiere, locali, alcool, donne da rimorchiare, sotto casa mia ne trovo di più e meglio.

Però, ieri sera, ho vinto la mia pigrizia per andare alla mostra di Rosanna Cerutti e di Kindia. Se non avevo la più pallida idea di chi fosse la prima, della seconda avevo apprezzato i quadri in una mostra a Palermo, questa estate, a Palazzo Jung o qualcosa del genere.

Apprezzato, che parola grossa... Mettiamola così, mi erano piaciuti, ma per colpa di una pseudo poetessa (perchè in Italia solo le donne scrivono poesia ? gli uomini non sanno buttare giù un verso in croce ? E' una questione genetica ?) che farfugliava parole a raffica, non è che sia riuscito a godermi bene le opere.

Mi ricordo che era una collettiva, pure ben allestita. C'era una pittrice gozzaniana, che rappresentava le piccole cose del quotidiano, in un linguaggio semplice e piano. Una pittura che non dipingerei mai, ma che rispetto.

Una coppia di pittori che non mi hanno fatto nè caldo, nè freddo, scontati e dalla pennellata frettolosa e poco curata. E Kindia, la versione locale del pop surrealism, che più con il mondo dei fumetti e della pubblicità, dialoga con la vecchia generazione pop, depurandola dalla critica al consumismo, per raggiungere un'algida eleganza.

Così, per verificare la mia impressione, su consiglio di un amico sono andato all'Hula Hoop, dove era allestita la mostra.

Dopo parecchio tempo a trovare il locale (è abbastanza nascosto, poi non conoscendo la zona..) e ancora di più per parcheggiare, finalmente arrivo.

L'Hula Hoop è piccolino, caotico, però tanto vivo... La tipa che mi accompagna, lo ha definito caratteristico. Faccio lo slalom tra gli invitati, saluto un paio di conoscenti, ordino un Amaro del Capo.

E mi guardo intorno. La Cerutti mi lascia un'impressione contrastante. Il nudo ed un quadro di piccole dimensioni, non mi piacciono, mentre le altre due opere mi hanno colpito per la tridimensionalità delle figure. Insomma, sospendo il giudizio in attesa di altre mostre.

Kindia conferma l'impressione di Palermo: ha stoffa, apprezzo la sua capacità cromatica, ma dovrebbe ampliare i suoi riferimenti culturali, guardando all'underground contemporaneo. Se matura, si parlerà di lei: uscendo dalla Sicilia, è sulla buona strada per farlo.

Sulla performance, non capendo nulla di vestiti, trucco e pettinature, non mi pronuncio... Però è piaciuta tanto a chi mi accompagnava

William Herbeff

venerdì 11 novembre 2011

La Gazzetta del Mezzogiorno dedica un articolo a Chiara Fersini

Complimenti a Chiara Fersini, artista di Quaz Art, a cui la Gazzetta del Mezzogiorno ha dedicatun bell'articolo

Guo Hongwei


Venerdì 11 novembre, ore 17.30 presso l'Auditorium Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato si tiene l'incontro con l'artista Guo Hongwei, presentato da Marco Bazzini, Direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Di seguito la presentazione dell'evento

Nonostante la sua giovane età Guo Hongwei è considerato uno dei più interessanti artisti emergenti cinesi della sua generazione, con all’attivo mostre a New York, Hong Kong, Shanghai e Pechino.

Utilizzando una tecnica unica e raffinata, Guo Hongwei è in grado di restituire una prospettiva fresca e innovativa alla pittura contemporanea, creando degli effetti visivi sorprendenti. Adottando un approccio sperimentale, che privilegia la metodologia all’ideologia, l'artista si concentra sulla tessitura di immagini che abbinano la precisione e la nitidezza dei contorni alla vaghezza delle forme.

L’incontrò sarà un’importante occasione di confronto fra i giovani artisti, gli studenti d’arte dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, tutti gli appassionati e l'artista, che avranno così modo di discutere e confrontare la visione dell'arte contemporanea cinese con quella occidentale, e di parlare delle differenti occasioni del mondo orientale.
La presentazione del lavoro di Guo Hongwei è il primo appuntamento per introdurre il pubblico alla conoscenza dell'arte cinese e del suo sistema.

Un'interessante scambio culturale tra Italia e Cina che il Centro Pecci – già da qualche anno impegnato a stringere collaborazioni con il mondo dell’arte contemporanea cinese – propone anche con il sostegno di Associna Prato.
Guo Hongwei è nato nel 1982 in Sichuan (Cina), vive e lavora a Pechino. Dal 2005 il suo lavoro è stato incentrato principalmente sulla riproduzione delle sue foto d'infanzia su tela. Recentemente ha iniziato a usare lo stesso processo per riprodurre oggetti estratti dalla vita quotidiana.

Usando la tecnica dell’olio su tela evita la stratificazione pesante e i suoi oggetti sembrano apparire all'interno di uno sfondo spoglio e minimalista. I suoi ritratti silenziosamente potenti sono caratterizzati dall’uso del colore. L'artista isola le figure per lui più significative e le traduce in tonalità di blu, grigio e, di recente, anche nero. I dipinti monocromi così ottenuti ricordano la finezza della porcellana cinese; visibile è anche riferimento alla tradizione della fotografia in bianco e nero.