domenica 6 novembre 2011

Il Sacro nell'Arte

Le arti europee si sono staccate dal patronato della Chiesa e dello stato e hanno prosperato in una sfera propria, come già avvenuto ad Amsterdam nel XVII secolo, a Londra e Parigi dal XVIII. Si sottraggono al patronato esclusivo della Chiesa e delle corti, sono oggetto di un mercato la cui quotazione è stabilita dalla critica d'arte e dalle aste.

Le arti europee non sono mai state "arti sacre" com'erano invece le icone bizantine. Praticate quasi sempre da botteghe d'artigiani e artisti laici, anche quando lavorano per la Chiesa e per il clero, le loro opere sono d'ausilio alla preghiera e alla liturgia, non sono oggetti di culto: quando passano per capolavori di maestri celebri, capita fin dal XVI che lascino il tempio per entrare, accanto ad opere di soggetto profano, nelle raccolte di collezionisti principeschi dove trovano posto per la loro bellezza, non per il soggetto. Al contrario, le arti e gli artigiani, anche staccati dall'esclusivo patronato clericale, con ogni sorta di fili, alla religione, sia con la devozione personale, sia con la trasposizione mondana, persino politica, dell'ascesi e degli ideali religiosi cristiani.

L'arte romantica vuole essere un sacerdozio laico i cui esercizi e le cui opere di bellezza educhino, elevino, nobilitino, facciano maturare il pubblico, come la religione cristiana intendeva fare con tutti i mezzi; e le arti non erano il meno importante, ma certamente neanche l'unico.

In tal senso si applica anche alla letteratura e alle arti la tesi di renè Girard, secondo la quale il cristianesimo romano aveva la vocazione a smussare gli spigoli vivi del sacro e moltiplicare le mediazioni attraverso le quali i suoi dogmi, i sacramenti, la liturgia, laicizzati, irriconoscibili continuano ad agire indirettamente e diffondersi con invisibili innesti su una modernità che se ne crede o se ne vorrebbe distaccata.

Nella sfera risolutamente non confessionale dove si sono collocate nel XIX secolo, le arti europee sono rimaste fondamentalmente cristiane, nel senso che si sono impegnate a imporre un ritmo e una forma (per vie molto diverse: bellezza e sublime, etica o pathos) alla violenza che sempre incombe quando si mette alla prova la sproporzione tra umano e divino.

L'ex voto dipinto da David in onore di Marat assassinato è un bel Caravaggio giacobino, un esempio laico di Deposizione dalla croce ! Le arti "secolarizzate" prendono il posto delle arti "devozionali" nel cuore e nelle emozioni dell'individuo moderno

Ateo, Delacroix sarà accreditato da Baudelaire di un'immaginazione e un'arte in grado di sentire e far sentire i mestieri cristiani. Il fatto è che la bellezza, mediatrice tra umano e divino, e non il sacro, il divino allo stato puro, era fin dai secoli gotici il contributo chiesto dalla Chiesa latina agli artigiani e agli artisti cristiani allo splendore dei suoi luoghi santi e all'efficacia della sua liturgia.

A eccezione dei tempi di guerra, quando il sacro concreto e moderno infieriva in tutta la sua violenza sacrificale, poteva sembrare che il sacro arcaico venisse rimosso nell'Africa di Cuore di Tenebra, o raccolto da antropologhi ed etnologhi come oggetto di studio e di rimembranza inaudita.

E' successo nel corso della Prima Guerra Mondiale (ma Rimbaud l'aveva sentito e detto fin dal dopoguerra 1870-1871) che il sacro concreto, moderno e sanguinoso, della guerra meccanizzata sembrava poter cancellare gli sforzi di tanti secoli cristiani per civilizzarlo e domarlo; gli orrori ancora più inauditi della Seconda guerra mondiale hanno gettato ulteriore discredito sulle mediazioni estetiche che avevano preso il posto della catechesi cristiana di pace e amore.

L'arte disorientata ha smesso di credere di poter scongiurare, per quanto poco, con la grazia delle sue forme, la violenza del sacro resuscitata su vasta scala dalla ferocia umana

Marc Fumaroli

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