martedì 22 novembre 2011

Povera Arte


A novembre 2011 apre al pubblico la mostra-evento “Povera Arte 2011” a cura di Sebastiano Balbo, che si svolgerà in tre giorni, dal 25 al 27 novembre 2011, presso Pow Gallery di Torino

Di seguito la presentazione dell'evento e del movimento
"Non vedo per quale ragione non si abbia il diritto di utilizzare la materia prodotta da altri artisti. Quando dico la materia intendo le opere concrete: sculture, dipinti, pezzi unici o multipli, ma anche targhette di musei, vetri e cornici che con quelle opere hanno convissuto".
"Non c'è nulla di irriverente nel modificare il lavoro di altri. Chi fa arte nel presente beneficia di un passato che inevitabilmente utilizza, più o meno consapevolmente. Noi diamo evidenza a tutto questo, senza l'ipocrisia dei riferimenti colti".
"Ognuno di noi è conseguenza prima di essere azione".
"Il mettere a disposizione il proprio lavoro senza troppo pensare a come verrà utilizzato o modificato fa parte di una nuova etica in cui l'artista accetta di essere funzione di un tutto e non di se stesso".
Così gli artisti dell' ECO-ART presentavano il proprio lavoro nel 2008 a Nizza (Francia). Il movimento è stato fondato nell'ottobre di quell'anno dai giovani artisti francesi Erain e Gutspo, appena usciti dalla scuola di Villa Artom, da Sebastiano Balbo, l'artista italiano principale ispiratore del movimento, e dallo storico e critico francese Frédéric Altmann.

Il pensiero di Balbo e di tutti gli artisti che successivamente hanno aderito al movimento si pone in contrasto con il concetto di sacralità congelata dell'opera d'arte, denunciando l'arroganza che questo concetto nasconde. In molti casi le opere degli ECO-ARTISTI sono irriverenti ma da esse emerge sempre l'amore per le radici e le presenze storiche che in quelle radici hanno casa.

Questo è l'aspetto più dirompente dell'ECO-ART.

Altri punti che ne definiscono l'immagine sono l'avversione per i multipli e per la riconoscibilità: "Un multiplo è sempre figlio di un’IDEA che si è data molto da fare" sostiene Erain e la riconoscibilità di un artista la definisce come "il produrre all'infinito lo stesso gesto o lo stesso codice con variazioni minime".

Il manifesto del movimento propone più un OSSERVARE che un AGIRE, RIFLESSIONE più che AZIONE.

Propone un'ecologia della mente e del fare: UNA NUOVA ETICA SEMBRA PRENDERE VITA DA QUESTI LAVORI.

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