domenica 29 gennaio 2012

In Memoriam


Stamattina se ne è andato Massimo Prizzon, mio amico e grande fotografo... Di seguito, un commento critico sulla sua Arte, tratto da Night Italia, rivista di Marco Fioramanti


In occasione della personale di fotografia di Massimo Prizzon presso l'OfCA di Raffaele Cutillo (Caserta, ottobre-novembre 2009)
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MASSIMO PRIZZON
Architetto, una lunga esperienza nel marketing editoriale, dalla fine degli anni ’80 ha lavorato in comunicazione. Ha pubblicato libri e articoli, ha tenuto lezioni sul direct marketing e la pubblicità, ha gestito una propria agenzia. Nel 2003, dopo la morte della madre, ha visto il vuoto, un vuoto pieno di cose fatte ma vuoto dell’unica che avrebbe voluto fare e che aveva continuato a praticare solo come amatore: fotografare.
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Dopo la prima mostra, nel 2005, resa possibile dall’incontro con Lanfranco Colombo, ne ha tenute diverse altre, fra personali e collettive
I temi trattati dalle sue prime mostre vertevano sui temi della città, in particolare sulla documentazione delle periferie e delle architetture milanesi.
Con il Premio Maestro Città di Milano la sua attenzione si sposta anche sul ritratto: “I nove volti della qualità”, a fine 2007, viene esposta alla Triennale di Milano prima e poi all’Urban Center.
Da qui, anche grazie all’incoraggiamento del critico Roberto Mutti, il percorso di ricerca si sviluppa anche in grandissima parte appunto sul ritratto.
Dal 2007 in poi il cammino di ricerca si biforca su due strade.
Da un lato il ritratto in senso stretto che sfocerà presto nella definizione di un linguaggio fotografico suo proprio in questo ambito, e che darà vita al progetto, tuttora in corso di realizzazione, della grande mostra “L’anima in corpo”.
Dall’altro un filone espressivo che, sotto il nome di “Trans Figurazioni”, raggruppa due strade di ricerca: la prima – che deriva direttamente dal progetto L’anima in corpo – appunto sul corpo (rigorosamente in bianco e nero); la seconda – che deriva dal lavoro sulla città e sui suoi elementi – sulle superfici. Questo secondo lavoro insiste invece sul colore e sulla materia. Più recentemente inoltre la ricerca si allarga a contaminazioni (come la stampa calcografica da lastra fotoincisa) e alla collaborazione.
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"Trans/Figurazioni, o dell’addomesticamento del bianco"
di Marco Fioramanti

"Le visage humain n’a pas ancore trouvé sa face". (Artaud)



La ricerca di Massimo Prizzon si rivolge alla soglia dell’immagine che lenta si dissolve, sparisce fin quasi nel bianco di fondo, per riapparire leggera lungo le sottili ombre che ci riportano alla figura. Figura di donna, sempre, che traspare nel processo lento di “imbiancamento”. Lo stesso usato nel procedimento zen per dimostrare, attraverso le famose dieci icone, l’addomesticamento del bue [da LE DIECI IMMAGINI DEL BUE ZEN (D.T. Suzuki, The Manual of Zen Buddhism)]. Perché è di icone che tratta questo artista, e dei dettagli di quelle, al punto di farle diventare nuove icone, altro da loro. Prizzon, per raggiungere tale livello di consapevolezza e di controllo estetico/emotivo dell’immagine stampata, deve per forza aver percorso dentro di sé le stesse tappe del mandriano. Mettendosi dunque sulle sue proprie tracce – e su quelle del bue – che pensa di aver smarrito, si ritrova dapprima architetto, riflessivo e geometrico studioso della forma, colui che trasferisce sul territorio schizzi veloci e disegni calibrati. È là, infatti, tra “il fruscio delle foglie e il canto delle cicale al calare della notte”, che il suo bue lascia le proprie tracce e prende forma, nella memoria rossiccia delle grotte di Lascaux. Diventa poi uomo di marketing, stratega editoriale e studioso raffinato della funzione, management stretto tra trend e target. È qui, ora, nel viavai del flusso cittadino, che scopre finalmente l’animale dalle grandi corna. Viene naturale il passaggio successivo al pubblicitario, esperto d’immagine sociale, in un mondo selvaggio e indiscriminato che combatte per la sopravvivenza di un’immagine gigante, forse luminosa. È in questa nuova fase che il bue – oggetto e obiettivo della sua ricerca – dopo un’estenuante lotta, viene alfin domato. Finché l’animale, d’improvviso, scompare sotto gli occhi di tutti: il ricercatore Prizzon ha oltrepassato la sua mèta, diviene fotografo, specializzato nell’intimo e nel privato del corpo femminile. Comprende finalmente d’essere stato lui il vero oggetto della sua ricerca, l’assurdità di un sé separato. Ecco che un grande cerchio – occhio di bue – si forma nel biancore dell’immagine di donna che sta per apparire sul fondo della carta emulsionata. Mandriano e bue sono scomparsi nel vacuo biancore di un’esistenza irreale. La consapevolezza percettiva che cercatore e animale coincidono, avviene nell’attimo in cui il fotografo stringe su quella parte di corpo nudo femminile che inquieterà l’osservatore sulla parete bianca della galleria.
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"Le foto di Massimo Prizzon"
di Anna Maria Sansone

Dimmi quante sono le lune che girano intorno al pianeta che si chiama donna. Quante si addensano dentro il suo cielo, una accanto all'altra, grevi di latte lunare, tonde come pane sfornato.
Dimmi che sono sentiero sacro, segnato dal sangue. Fessura nella terra, varco fra pareti lisciate dai secoli. Passaggio nascosto per Petra. Cammino dell'incenso, montagna degli aromi. C'è polvere rossa sui tuoi piedi di viandante. Lungo questa strada tortuosa le carovane hanno lasciato cadere semi dai loro sacchi sdruciti, sono nate piante segrete all'ombra del mio umidore.
Dimmi che ti sei messo in viaggio, anche tu cercando.
E ora sei qui che mi guardi e dentro di me rinasci. Ti accolgo ogni volta bambino, e ogni volta ti restituisco alla tua vita di uomo.
Qui, dove vorresti perderti, steso su questa terra. Una nuvola è sospesa sopra di te, ha la forma del mio volto. Percorre il tuo corpo come onda di marea.
Intanto, le giovani lune compiono un giro dopo l'altro, disegnano orbite nuove, raggiungono il lato nascosto del mondo.
Dimmi che è tutta bellezza, quella che vedi, e non c'è ruga, non c'è imperfezione che non sia una fontana da cui tu possa bere.
E chissà se adesso riesci a riconoscermi, sebbene ti stia dinanzi come un paesaggio tutto nuovo. O se ti sembra che anche io sia, come te, appena nata. (Anna Maria Sansone)

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