domenica 5 febbraio 2012

Diary



Un diario di immagini, scandito da incontri, emozioni, sguardi  e sorrisi, da “sfogliare” nel cuore di Perugia. Si chiama, semplicemente, “Diary”, la mostra fotografica di Nino Marino che mercoledì 8 febbraio si inaugura (con vernissage alle 19) al Caffè Morlacchi di Perugia dove resterà aperta per un mese, fino all'8 marzo. Ottanta scatti che sintetizzano la vita e le passioni di Nino, impreziositi da un suggello d'autore. La scintilla viene  infatti da Mario Consiglio, artista umbro di fama e valore internazionale, che forte dell'amicizia con Nino e della profonda ammirazione per i suoi lavori, lo ha spinto a realizzare la mostra scrivendo un appassionato testo critico di presentazione, mentre l'allestimento è curato dalla moglie Edi Faltoni, che da sempre si occupa delle mostre di Consiglio.

“Diary” segna il debutto di Nino Marino anche se lui non si considera un fotografo.  Dice di usare la sua G9 per appuntare emozioni, portare con sé istanti di vita e memorie di attimi. Più che la fotografia dice di amare persone e situazioni in quei momenti di vita intima o di relazione che ne esaltino la singolarità e la grazia.

Da molti anni lavora in teatro. Dal 2003 vive a Perugia, dopo l'incontro con Franco Ruggieri e l'approdo al Teatro Stabile dell'Umbria dove segue le produzioni e le relazioni internazionali. Nel 2008 durante un viaggio a New York, un'amica fotografa regala a Marino la sua prima macchina fotografica e da lì nasce la nuova passione: Nino inizia a scattare fotografie, a immortalare incontri, momenti di vita, persone, volti, occhi, sentimenti. L'anno dopo conosce Mario Consiglio: i due diventano subito amici e proprio Consiglio lo convince a realizzare la mostra. Ovviamente al Caffè Morlacchi, dove è nata l'amicizia e l'idea dell'esposizione, luogo sempre aperto alla creatività dei giovani e alle sperimentazioni.

Per inquadrare i tratti distintivi di “Diary” e del suo autore ecco parte della presentazione scritta da Consiglio. “Nino gira sempre armato... armato di una macchina fotografica, cosa avevate capito. Una cattura anime Canon g9 che sembra non esserci, la macchina che non c'è, la macchina invisibile. La bravura dei fotografi di vita, come li chiamo io, sta proprio in questo, nel catturare la realtà nuda e cruda così com'è. La verità, la poesia del momento, l'innamoramento, la pazzia, l'alcol, il sesso, la testimonianza di quello che viviamo realmente... di chi la vita la consuma e non vuol perdersi niente, neanche un istante, quelli che vorrebbero che le notti fossero infinite e generose... un viaggio.  Nino è un poeta, un regista, un artista, un amico di sensibilità superiore.

Nino è un bohemien contemporaneo, un Dandy. Non ha niente da nascondere, dice la verità con trasparenza, classe e maledizione e noi lo amiamo per questo. Amiamo le sue foto dove ci rivediamo nel consumare le nostre vite. Lo definisco regista per la scelta dei suoi tagli dove si legge  una profonda cultura cinematografica non indifferente. A volte rivedo il cinema  di Luis Buñuel nel periodo parigino, nella scelta e nelle  posizioni dei suoi soggetti nei loro ambienti.

Nino ha la capacità di associare il caso alla sua cultura in un istante e questo in pochi lo possono fare, è come se bloccasse una scena che ha già vissuto a livello visivo e tentasse di riprodurla e sempre con risultati eccellenti e originali, perché di base si definisce uno sperimentalista, ha la coerenza di quello che fa. A lui interessa il messaggio, non la tecnica e questo lo ha imparato dalla grande Nan Goldin della quale è un appassionato e con la quale ha molto da condividere anche nella  durezza delle loro vite. Nino è uno che ha vissuto veramente... Conosce il mondo e non ha pregiudizi e solo la gente così può raccontare la vita, solo se non hai paura del buio, del diverso, dell'inferno, puoi rappresentarla”.

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