sabato 3 marzo 2012

Nuova Oggettività



Un estratto della mia intervista su Nuova Oggettività concessa alla webzine Asino Rosso


Una Nuova Oggettività estetica,,, anti-effimera e nuovamente "valoriale" è possibile in Italia?

Non è possibile, ma necessario e doveroso. Ciclicamente società e culture entrano in crisi: che sia per motivi immanenti o per il fatto che le relazioni umane sia intrinsecamente caotiche e quindi rispondenti alla dinamica non lineare e alla teoria della catastrofi, non sta a me dirlo.

Le crisi, ineluttabili, non devono far paura: nonostante le rovine che lasciano, sono occasioni per ripensare il vissuto storico e ridefinire il futuro.

In Italia e forse nell'intero Occidente, negli ultimi vent'anni, dinanzi al definitivo crollo della declinazione che abbiamo dato della Modernità nel Novecento, l'intellettuale e l'artista, invece che riflettere e agire, ha nascosto la testa sotto la sabbia.

Ha rinunciato all'avanguardia, l'utopia di ricreare il mondo, per giochi combinatori di citazioni.

Suonavano ragtime, mentre la nave affondava, piuttosto che impegnarsi a virare la rotta ed evitare lo scoglio.

E' tempo di cambiare questo andazzo e tornare a cavalcare la tigre, correndo anche il rischio di finire tra le sue fauci.

Rilanciare la possibilità del Nuovo, l'Idea che nel creare si possa andare oltre la replica, nostalgica o ironica del passato.

E recuperare la tensione verso l'Oggetto, ciò che costituisce la Natura dell'Essere al di là dell'Effimero, l'Arte deve riflettere sull'Assoluto e su ciò che ci rende uomini, non sul contingente e sul transitorio... Tra un secolo Berlusconi, Bersani, la Tav, la crisi greca saranno note a margine sui libri di Storia. Ma le domande sul vivere e sul morire rimarranno invariate.

E per tornare ad interrogarci su noi stessi e a proporre risposte, inquiete, incerte e fallibili, dobbiamo avere il coraggio di proporre un Pensiero Forte che costituisca base di dialogo e anche di scontro, ma che trascenda il soggettivismo fine a se stesso in cui siamo affogati negli ultimi anni

La matrice è neoideale, tra Evola.. Hillman e Rella, forse.. secondo te quali input in più sarebbero fondamentali?

Evola e Hillman  sono venerandi maestri e quindi il loro pensiero deve essere conosciuto, meditato, tradito e messo da parte.

Ciò che conta è il loro esempio e le domande che si pongono. Perchè le loro risposte sono figlie dei loro tempi, di condizioni e sfide che sono diverse da quelle che affrontiamo oggi.
Il problema del virtuale, la contaminazione tra carne e silicio, la dialettica con le nuove tradizioni che irrompono nell'Occidente.

Sfide nuove richiedono strumenti intellettuali nuovi. Sta a noi trovare le nostre risposte.
Rella, anche se guarda al Passato, piuttosto che al Futuro, sicuramente fornisce spunti interessanti per fondare un'estetica contemporanea

Un ottimo punto di portenza potrebbe essere il suo saggio Arte e Violenza

Gli input aggiuntivi dovrebbero provenire dal confronto con le riflessioni della scienza sul Caos, sulle riflessioni di Maturana e Varela sui sistemi e sulla loro autopoiesi, dalle profetiche intuizioni di Dick, dall’osservazione delle culture interstiziali che si stanno sviluppando attorno al digitale, alla body art e alla street art che stanno contribuendo a ridefinire il nostro  Zeitgeist, Spirito del Tempo

In Italia esiste una dittatura ancora paleocomunista culturale o inerzia berlusconiana...tale ipotesi?

Entrambe sono effetti, non cause della crisi. Ne parlavo proprio ieri sera con lo scrittore Marco Moretti che mi ha raccontato un episodio inquietante. C’era un gruppo di adolescenti che davanti ad un’insegna di un vecchio negozio nel centro di Milano discutevano se maniscalco fosse una parola giapponese o di qualche altra lingua straniera.

La cultura in Italia sta implodendo: siamo un popolo di pseudo lettori e pseudo intellettuali che non sappiamo più dare significato alle parole e alle idee. Le interpoliamo, come se fossero ideogrammi affogati in un mare di rumore bianco.

Per citare Marco,


Il lessico è drammaticamente collassato. I mezzi espressivi sono sclerotizzati, quando non inesistenti

Questo perché la crisi dell’intellettuale che non riesce ad andare oltre il pensiero di un gentiluomo scozzese del Settecento o di un giornalista di Treviri dell’Ottocento oppure affoga in un edonismo cinico e disinteressato,  ha causato anche una crisi educativa.

Per questo dobbiamo reagire…. Il motto di qualsiasi Nuova Oggettività o Avanguardia dovrebbe essere un qualcosa di analogo al Sapere Aude kantiano

Tu hai scritto uno dei manifesti di certo postfuturismo letterario...  avanguardia prossimo ventura parallela o anche ala di N.O o nostalgia da rettificare?

I manifesti sono simili alle diagnosi al termine di una visita medica: analizzano i sintomi, identificano malattie della società e dalla cultura, propongono cure.

Ma è compito del paziente, ossia di ognuno di noi, tradurre le proposte in azioni. Se io butto giù un Manifesto sulla Scrittura, è mio dovere realizzarlo praticamente in romanzi e racconti, dar concretezza ai principi, altrimenti rimangono soltanto chiacchiere vuote.

Avanguardia prossima ventura ? No. In una società liquida come la nostra, descrivibile tramite la metafora della rete, l’avanguardia tradizionale, intesa come gruppo verticista, chiuso e strutturato non credo abbia più senso: più che essere propositivo rischierebbe di rinchiudersi da solo in una riserva indiana.

Credo più nell’approccio bottom-up: gettare semi, lasciare che fioriscano liberamente, senza costrizioni, in una sorta di spontaneismo creativo e libero. La potenza dell’Avanguardia è nell’eresia, non nel dogmatismo

Nessun commento:

Posta un commento