sabato 28 aprile 2012

Artemisia



EVENTO UNICO NEL SUO GENERE :

L'ACCADEMIA DI BELLE ARTI DIVERRA' SCENARIO DI UNO SPETTACOLO TEATRALE,
ACCOMPAGNATO DA BUONA MUSICA CHE COINVOLGERA' ARTISTI CHE DIPINGERANNO DAL VIVO,
CON LO SCENARIO DI UNA MOSTRA COLLETTIVA IN OMAGGIO AD
ARTEMISIA GENTILESCHI

SOLO QUESTA SERA
INIZIA ALLE 20.00 FINO ALLE 23.00

ALL'ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA
via di Ripetta, 222 (piazza del Popolo)

INGRESSO LIBERO

 ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA

Compagnia Teatrale
Maner Manush

A r t e m i s i a
MOSTRA SPETTACOLO TEATRO PITTURA
di Cinzia Grande e Andrea Lattari


Artemisia è un Evento di Teatro e Pittura della Compagnia Teatrale MANER MANUSH, dedicato alla grande pittrice Artemisia Gentileschi. Le stanze del palazzo dell'Accademia di belle Arti di Roma si apriranno al pubblico svelando un percorso tra Teatro e Pittura ove attori, pittori e musicisti
guideranno il pubblico alla scoperta dell'universo ove si colloca una delle più fulgide stelle che si sia mai rivelata nel mondo dell'Arte. La mostra collettiva di opere di artisti contemporanei saranno lo scenario delle stanze dell'anima di Artemisia, ove il suo corpo si fa Teatro, i suoi pensieri Poesia, i suoi gesti Musica. La mano di Artemisia infonde una vita interiore alle protagoniste delle storie che rappresenta, rivelando, tra le ombre e le luci, possibili ma ancora inesplorati modi di essere. Il suo corpo è il Teatro entro cui si muovono i pensieri dell'anima, il tempio che veglia la vita interiore.


Con la collaborazione di:
Giuditta Villa
Maria Pennacchia
Rosanna Martino
Quinto Fabriziani
Luca Coser
Pierluigi Berto


SABATO  28  APRILE  2012
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA
Via di Ripetta, 222 Roma

ore 20.00 - 23.00   ingresso libero

info 333-4855079
www.manermanush.tk
www.accademiabelleartiroma.it


LINK PROMO

http://www.youtube.com/watch?v=5do43jEkqfc




venerdì 27 aprile 2012

CONTEMPORARY LOCUS 1 - Huma Bhabha e Francesco Carone




CONTEMPORARY LOCUS 1 - Huma Bhabha e Francesco Carone
Luogo Pio Colleoni, Bergamo
27 maggio - 22 luglio 2012

Inaugurazione: domenica 27 maggio ore 10.00

Il 27 maggio a Bergamo l’arte contemporanea torna protagonista con un ciclo di mostre allestite in tre diversi luoghi segreti della città: il Luogo Pio Colleoni, la Cannoniera di San Giacomo, l’ex Hotel Commercio.

Il progetto, curato da Paola Tognon con la collaborazione di Paola Vischetti, nasce con l’intento di creare connessioni tra arte contemporanea e tessuto urbano aprendo luoghi segreti, dimenticati o dismessi della città. Gli artisti di contemporary locus, italiani e stranieri, interverranno all’interno degli spazi individuati con lavori site specific o con opere appositamente scelte.

Nella prima tappa espositiva, contemporary locus 1 gli artisti Huma Bhabha e Francesco Carone si confronteranno, dal 27 maggio al 22 luglio, con gli spazi del Luogo Pio Colleoni, dimora medioevale con giardino pensile di Bartolomeo Colleoni e ancora oggi archivio dell’Istituto e luogo di conservazione di opere d’arte e documenti. Il confronto artistico con la storia e la condizione di segretezza di questo luogo concede una rinnovata connessione tra spazio urbano e arte contemporanea.
Le due sale più antiche, caratterizzate da un apparato decorativo con opere d’arte di notevole rilevanza, sono destinate a ospitare i lavori di Huma Bhabha (1962), artista pakistana che vive e lavora a New York e Francesco Carone (1975), artista senese che vive e opera nel territorio d’origine.
La scultura primitiva e quasi brutalista di Huma Bhabha si contrappone alla scultura rinascimentale lombarda delle candide figure scolpite da Giovanni Antonio Amadeo e allineate nella prima sala. Mentre alla rigorosa narrazione degli affreschi quattrocenteschi dedicati alle virtù cardinali e teologali nella Sala del Consiglio si contrappone la ricerca poetica e alchemica di Francesco Carone che mira alla costruzione di uno spazio mentale atto ad accogliere e sollecitare le testimonianze del passato.
La compresenza di Bhabha e Carone in contemporary locus 1 è testimonianza di culture e pratiche artistiche differenti, unite da un singolare dialogo con il passato e calate in spazi segreti che si aprono alla inaspettata solarità di un antico orto urbano.


contemporary locus
luoghi riscoperti dall’arte contemporanea
a cura di Paola Tognon
con la collaborazione di Paola Vischetti


contemporary locus 1 - Huma Bhabha e Francesco Carone
27 maggio - 22 luglio 2012
Luogo pio della pietà, Istituto Bartolomeo Colleoni
Via Bartolomeo Colleoni 11, Città Alta, Bergamo

Inaugurazione: domenica 27 maggio ore 10.00
Orari di apertura: sabato e domenica 10.00-13.00 / 15.00‐19.00*
*per info e visite speciali: info@contemporarylocus.it


PROSSIMI APPUNTAMENTI:
contemporary locus 2 - Cannoniera di San Giacomo, Bergamo
30 luglio - 9 settembre 2012

contemporary locus 3 - Ex Hotel Commercio, Bergamo
22 settembre - 11 novembre 2012

--------------------------------------
Per scaricare il comunicato stampa http://wtrns.fr/oT4POhBpec2RiD

Per ulteriori informazioni e richieste di immagini:
Alice Panti - Ufficio Stampa
cell. +39 3201116583
press@contemporarylocus.it

http://www.contemporarylocus.it

Antologica di Gabriele Palandri Erno


Nella meravigliosa cornice delle colline del Chianti,  sorge il CASTELLO DI GABBIANO,  che ospiterà quest'anno un' antologica dell'artista GABRIELE PALANDRI ERNO.

Le opere saranno visibili all'interno delle molteplici sale del castello.

L'inaugurazione Sabato 12 Maggio alle 17,30 sarà accompagnata dalla degustazione di "Chianti Classico Riserva 2009"


Ferro Sette



Ferro Sette 
di
Francesco Troccoli
(Armando Curcio editore)
Il libro di fantascienza tra i più attesi dell’anno
verrà presentato 
venerdì 27 aprile
ore 18.30 
Caffè letterario
Via Ostiense, 95 
Vicino metro Piramide

Tra i relatori:
 Francesco Grasso, scrittore, due volte vincitore del Premio Urania
Alberto Panicucci dell’associazione RiLL
Francesca Costantino (Armando Curcio Editore) 
Interverrà l’autore 

Futuro remoto: l’umanità ha smarrito le basi della sua stessa natura. Due vecchi commilitoni si ritrovano, nemici. Il primo, Tobruk Ramarren, è un’ignara pedina di un potere occulto; il secondo, seguendo un’antica intuizione, si ribella a quella che sembra l’unica vita possibile. Nelle viscere di un piccolo pianeta minerario, ai confini dell’Alleanza, il protagonista s’imbatterà in una sorprendente comunità di reietti, custodi del segreto che li rende liberi. Lo scontro tra i Dominatori e lo sparuto gruppo di rivoluzionari è inevitabile, così come la sorpresa di Tobruk Ramarren di fronte alla scoperta che gli cambierà la vita.

Una sorprendente visione di un possibile futuro della civiltà del nostro tempo, e di una ribellione che scaturisce dalla natura più segreta e preziosa dell’essere umano.


giovedì 26 aprile 2012

Android 4


Su Quaz Art, un'analisi di Android 4

MADAME DECADENT in "PHILIA / IN ALBIS"



Il 2 maggio, alle ore 20.00, presso l'Hula Hoop Club in via Luigi Filippo De Magistris 91/93, Roma, Pigneto TOGACI presenta: MADAME DECADENT in "PHILIA / IN ALBIS"

a cura di MAURO TROPEANO

Nel panorama dell'arte contemporanea è sempre più difficile trovare un artista che riesca a scavare a fondo nella propria anima (e in quella dello spettatore), senza alcuna paura nel per...correre questo processo col rischio che possano riaprire ferite profonde che, pur sanguinando, riescono a far emergere quella serenità tanto ambita dall'essere umano.

Tra questi artisti riconosciamo il talento e la forza di Madame Decadent nel riuscire a esprimere, esorcizzandolo, tutto il dolore delle proprie esperienze attraverso i suoi lavori.

Con "Philia" l'artista ci mostra quanto il potere dell'amore sia fondamentale e incisivo sulle nostre vite. "Philia" non è l'amore a cui siamo più portati a pensare, ovvero quell'amore tra due persone che si amano come coppia, ma è quell'amore indispensabile e inevitabile, come può essere l'amore per un caro, una madre, un padre, un fratello, una sorella, un amico, o per chiunque entri nella nostra vita riuscendo a penetrare il nostro cuore senza che vi sia alcuna ragione evidente.

"Philia" è l'amore istintivo, di stomaco, quello incontrollato. Racconta di quanto questo sentimento possa controllare le nostre vite. Non è manipolazione o soggiogamento. "Philia" riflette quello stato d'estasi che solo un amore passionale, sofferente ed estremo riesce a raggiungere.

Dopo l'esperienza di "Schwarze Traum", dove l'artista ha mostrato i suoi peggiori incubi, Madame Decadent presenta la sua nuova performance "In Albis", dove facendo passo indietro rivive il momento che precede la lotta con i suoi demoni interiori.

"In Albis" parla del rimorso, di quel senso di colpa che si palesa dopo aver subito una grave perdita nella nostra vita. Pur avendo la consapevolezza che nulla avremmo potuto fare per cambiare le sorti del destino, il nostro animo è in un primo momento inquieto, turbato, scosso dalle dure prove che la vita ci costringe ad affrontare.

Per quanto l'essere umano possa dichiarare la propria libertà nel mondo, nella vita è inconsciamente obbligato a dover rispettare delle regole rigide e rigorose. Nessuno può contrastare la forza della natura e l'accettazione diviene quindi una fase fondamentale da affrontare per non soccombere alle dure decisioni che il fato ha preso per noi.

"In Albis" è l'incarnazione di tutto questo: è solo con la presa di coscienza che si può riconoscere cosa ci sta accadendo, ed è solo con essa che si può raggiungere un livello più alto di consapevolezza circa la propria esistenza.

Con la sua nuova performance Madame Decadent ci porta in un limbo totalmente bianco e asettico in cui il dolore ha atrofizzato ogni emozione e dove il limite di sopportazione del dolore interiore è la chiave per aprire le porte al nostro inconscio, liberandolo di quei demoni che tormentano l'anima.

Il nero diventa così il simbolo della somma di ogni possibile sentimento umano che con forza cerca di scuotere la sensibilità dell'animo, portandolo così alla consapevolezza che l'accettazione della sofferenza è l'unica strada da percorrere per toccare l'apice del benessere interiore.

Frammenti




Frammenti


Sabato 28 aprile presso


Overlook Agenzia d’Arte
Via della Madonna, 52
51039 Quarrata (Pistoia)

si inaugura una importante mostra personale dedicata all'artista, riconosciuto a livello nazionale ed internazionale Luigi Petracchi. Saranno esposte dalle carte antiche pregiate lavorate con i pigmenti ai light box, dai cuscini in polvere di marmo e resina ai suoi bassorielivi in resina su multistrato composti di formelle che rimandano a simboli lontani.

Come sempre, la domenica successiva al vernissage, perciò domenica 19 febbraio la mostra rimarrà aperta al pubblico dalle 16 alle 19.

CENNI BIOGRAFICI DELL'ARTISTA

Luigi Petracchi, nato a Firenze nel 1954, vive e lavora in provincia di Pistoia. Ha iniziato a esporre agli inizi degli anni Settanta, con mostre personali e collettive in più città italiane tra cui Roma, Milano, Taormina, Firenze, Bologna, Prato e Venezia. In campo internazionale ha esposto a New York, Malta, Tokyo, Hong Kong, Washington, Parigi, Las Vegas, Palma de Mallorca, Siviglia e a Barcellona e Seoul in occasione delle Olimpiadi.

Nel 2007 partecipa alla Biennale di Firenze con una grande installazione per la quale riceve il Premio Lorenzo Il Magnifico. A febbraio del 2008 è tra gli artisti invitati alla Prima Fiera Internazionale di Roma, Arte Contemporanea Moderna Roma (EUR, Palazzo dei Congressi), con una installazione di sculture. Presente ad Arte Fiera Off 2009 e 2011 con la Galleria Bongiovanni di Bologna, è in mostra a Prato dal 27 novembre 2010 al 31 luglio 2012 presso Art H. Museo (complesso Pecci) con una raccolta di opere dal titolo Sunbállein, in parte estesa a Firenze c/o Banca Sella. Nel 2011 è presente con una installazione luminosa alla mostra di arte contemporanea di Roma Shut-out, Cappella Orsini, patrocinata dal Ministero della Salute e dal Ministero della Giustizia (aprile-maggio; presentazione 5 aprile alla Biblioteca del Senato). Dal 4 settembre al 30 ottobre espone al MEB di Bologna. Dal 8 al 28 ottobre partecipa con Sandro Chia e Mimmo Paladino al The big style, organizzato dalla Galleria Bongiovanni di Bologna nell’ambito della settima edizione della Giornata del contemporaneo, promossa da AMACI. Sempre a Bologna, dal 29 novembre al 30 gennaio 2012, è presente con Sandro Chia, Dario Fo, Alessandro Mendini e Piero Pizzi Cannella al Fondamentum Artis, UniCredit Private Banking.

Tra i numerosi premi vinti anche il Gran Premio Olimpiadi di Seoul 1988 (1° Premio medaglia aurea), il Premio Biennale di Venezia 1988 e il Premio delle Arti, Premio della Cultura 2007 (Premio della giuria). Le sue opere sono collocate presso prestigiosi musei.

“ La parola “simbolo” deriva dall’antico verbo greco sunbállein, che significa “mettere insieme” e, in senso lato, “confrontare”. Anticamente si utilizzava la nozione di simbolo per indicare che le due metà di un anello o di una tavoletta, che erano stati intenzionalmente spezzati, erano di nuovo confrontate tra loro e poi riunite. Facendo nuovamente corrispondere le due metà, due persone provavano di essere legate o imparentate. Nel concetto di “simbolo” sono racchiusi vari elementi: esso è parziale, non è completo in sé; serve per comunicare un legame, o perlomeno un’affinità; comunica mediante la “legge di risonanza”; è un ponte immateriale tra due realtà concrete. Questi elementi “lavorano insieme” nei vari simboli, in modi e proporzioni diverse. A seconda di quale di questi elementi predomina, abbiamo simboli che vanno dal sacro al profano, che possono essere riservati solo a una ristretta elite o destinati alla maggioranza degli esseri umani, che necessitano di un grande “lavoro di completamento” da parte di chi li interpreta o possono essere assimilati in modo quasi automatico.” (Luigi Petracchi)

martedì 24 aprile 2012

Dogbite




Delloro Contemporary Art è lieta di annunciare Dogbite, la prima mostra personale nei suoi spazi di Berlino, dell’artista Davide Balliano. Il morso del cane è sempre qualcosa che ci sorprende più di qualsiasi altro evento inaspettato. Colpisce come qualcosa di imprevedibile e in qualche modo connesso con una rottura di fiducia, come un colpo che proviene da una direzione inaspettata, per una ragione che non comprendiamo e non sentiamo di meritare.

L’immagine del cane è per noi infatti sinonimo di amore, compagnia e di cieca adorazione. In questo senso, ne dimentichiamo l’aspetto più originariamente selvaggio, confidando nel fatto che la relazione stabilita avrà la meglio sull’istinto.

Il corpus di lavori presentato per l’occasione, vuole essere metafora di un’analoga sensazione di sorpresa applicata alla nostra anima e alla nostra identità, una riflessione sulla ferita che può infliggerci qualcosa di cosi intimo e familiare nel momento in cui appunto ci “morde” e ci ferisce.
Per l’occasione l’artista ha creato un allestimento site-specific, combinando differenti tecniche e linguaggi (sculture, tele, disegni)

Il gruppo di sculture, opere su tela e gli interventi su pagine del libro, costruiscono un ambiente minimale e suggeriscono una sovrapposizione di epoche, un vuoto dove l'architettura e la decadenza del tempo sembrano fondersi. Attraverso l'uso della geometria come strumento di traduzione, i lavori Balliano descrivono la ricerca di un ordine nascosto, una mappa di significati che costituisce il basamento della creazione.

Davide Balliano è nato a Torino nel Dicembre 1983. Dopo aver concluso gli studi in Grafica Pubblicitaria, si trasferisce a Milano nel 2002 per frequentare il corso di Fotografia dell’Istituto Riccardo Bauer. Tra il Giugno 2004 e il Giugno 2005 è a Fabrica, l’Artists Residence del Gruppo Benetton.

La ricerca di Davide Balliano indaga il lato oscuro dell’esistenza attraverso un’estetica minimale e a tratti asettica che restituisce scenari cupi e visionari. L’artista esplora le scaturigini dell’animo umano, le sue fragilità e incoerenze. Il suo è un immaginario multiforme che emerge da una pluralità di media: disegno, installazione, pittura, performance, piegati ad evidenza degli aspetti irrazionali di un’umanità alienata, in balìa di ansie e ossessioni. Nel Marzo 2009 Marina Abramovic cura una sua mostra personale presso l’Artists Space di New York, nel gennaio 2010 Balliano presenta al Plymouth Art Center una performance in omaggio a Cesare Pavese: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, dal titolo della raccolta di liriche trovata inedita nello studio del poeta, dopo il suicidio. In piedi e di fronte a degli specchi, l’artista affila un lungo coltello per 14 ore. Ripropone successivamente, con alcune varianti, lo stesso lavoro al PS1 di New York. Entrambe le azioni sono legate alla funzione di questo suono primitivo, quasi ancestrale. In seguito altre sue performances verrano presentate al Watermill Center di Robert Wilson e al Museo MADRE di Napoli nel Gennaio 2012, con la performance Sono Legione, un concerto per coltello, chitarra e tempesta. Il suo portfolio è stato recentemente esibito dall’archivio di Via Farini nella presentazione “NO SOULS FOR SALE” alla Tate Modern Gallery di Londra. Ha vinto l’AOL Award 2010 ed e’ stato recentemente inserito nel prestigioso Kempinski Art Program.Vive e lavora a New York.

lunedì 23 aprile 2012

“….il bacio di Giuda”




“….il bacio di Giuda”

Potpourri di aprile è online 

In questo numero:

La cosìddetta seconda repubblica, atmosfera retrò con pellicola Impossible, l'arte della motion graphics, alla ricerca di un motivo per restare in Italia, un po’ di storia della fotografia, e altro... Tra cui uno speciale su Beatrice Di Tomizio

. Buona visione

Moving Image. Retrospettiva della video arte in Cina.




Moving Image. Retrospettiva della video arte in Cina. Al museo Pecci
Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato accoglierà la mostra Moving Image dal 22 aprile al 29 luglio. Un progetto in collaborazione con il Minsheng Art Museum di Shanghai che è stato anche la prima sede dell’esposizione.

La mostra, che propone un excursus completo sulla storia della video arte cinese si apre ora ...al Pecci e si definisce come un evento inedito e interessantissimo.

La video arte è una realtà ormai del tutto consolidata per l’Occidente, con circa cinquant’anni di attività, è uno dei tanti mezzi utilizzati dagli artisti per fare, esprimersi, creare.

In Cina la possibilità di usare il supporto video per l’arte non ha un background così stabilizzato, anzi, si può dire sia relativamente giovane avendo una storia che non raggiunge i venticinque anni.

Un modo e un mondo giovane che è ancora terra fertile di discussione tra gli artisti cinesi, per i quali la video arte, ma anche l’immagine in movimento nel senso più ampio di tutte le frontiere della tecnologia come la digital art o l’ animazione, sono parte di un dibattito fondamentale

La mostra, divisa in quattro sezioni temporali (1988-1993; 1994-1999; 2000-2005; 2006-2011) ognuna espressione di un momento particolare: critico, di affermazione, spiccatamente ideologico e infine di analisi sulle contaminazioni possibili con forme quali il disegno e l’installazione, offre un percorso attraverso questi venticinque anni di attività.

Un inciso al quale fa da tramite l’opera dei maggiori artisti cinesi ma anche quella delle nuove generazioni totalmente proiettate al futuro; da Zhang Peili e Yang Fudong ai giovani come Wang Sishun e Lu Yang.

Una visione che definisce il solco di sviluppo di questa forma dell’arte in Cina assegnandole un riconoscimento scientifico con una retrospettiva completa e articolata.

sabato 21 aprile 2012

VE.NA. VEra NApoletanità



VE.NA. VEra NApoletanità
Un progetto a cura di Paolo dell’Aquila e Raffaele Loffredo
Galleria D77 – Via Duomo n° 77, Napoli
28 aprile – 27 maggio 2012
Vernissage: sabato 28 aprile 2012 ore 18:30

Il gruppo VE.NA. - acronimo, quest’ultimo, di “VEra NApoletanità” - accomuna alcuni giovani artisti campani, intenzionati a rappresentare la memoria, il profondo, il rovescio, il segreto e la magia della città di Napoli, della vera Napoli - come avrebbe ribadito Roger Peyrefitte -, meravigliosa, pittoresca e commovente: quella della strada.

Per la piena realizzazione di un progetto tanto composito, il gruppo VE.NA. decide di usufruire della pittura, della scultura e della fotografia, suddividendo - per ognuna di esse - il suo programma espositivo, in tre incontri artistici.

In occasione del primo dei suddetti appuntamenti – quello, appunto, riguardante la pittura -, ad esporre, saranno i seguenti artisti (tutti ex studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, eccetto Mariarita Renatti, tuttora allieva della stessa): Salvatore Circelli (classe 1979; nel 2003, si diploma in Decorazione, e, nel 2005, si specializza in Grafica d’Arte), Barbara de Giorgio (classe 1978; conclude gli studi accademici nel 2012, anch’ella per il corso di Grafica d’Arte ), Salvatore Di Domenico (classe 1977; nel 2001, consegue il diploma accademico, per il corso di Pittura), Giovanni D’Onofrio (classe 1980; nel 2006, si specializza in Pittura), Gianluca Martucci (classe 1979; termina gli studi accademici, per il corso di Pittura, nel 2006), Salvatore Melillo (classe 1978; si specializza in Pittura, completando, nel 2005, il proprio iter accademico), Tania Merenda (classe 1979; nel 2003, si diploma in Pittura), Mariarita Renatti (classe 1988; attualmente, allieva dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, per il corso di Pittura), Emiliano Stella (classe 1978; diploma accademico conseguito, nel 2002, per il corso di Pittura), Gaia Vittozzi (classe 1983; si diploma in Pittura, nel 2008, e, nel 2012, si specializza in Grafica d’Arte).

Dieci artisti, la cui sperimentazione pittorica si risolve in un figurativismo contemporaneo, incentrato sulla rappresentazione del corpo, perché Napoli è ed ha un corpo da riscoprire e rivelare.
Il corpo viene analizzato nel suo essere principale “territorio” di indagine dell’essenza e dell’esistenza umana, in quanto evidente risultato di determinanti fattori ereditari ed ambientali, di una particolare epoca e di un distintivo status sociale/culturale.


Ufficio Stampa: Manuela Torre
cell. 340 38 35 038
e-mail torremanuela@libero.it

venerdì 20 aprile 2012

Tempo e Onda


Su Quaz Art, una riflessione sul videomaker Alessandro Mariani

Passage


Perchè temiamo la morte ? I motivi sono innumerevoli. Forse per il dolore che spesso l'accompagna. Per i rimorsi, i rimpianti e le gioie che ci lasciamo dietro. E soprattutto, almeno per me, l'incertezza su cosa ci accoglierà al termine del nostro viaggiare nella vita.

Il Nulla ? Una parte di noi sopravviverà in forma differente ? Diventeremo parte del Divino o dell'Assoluto ? Oppure ci reincarneremo in nuove forme ?

Non lo sappiamo. E l'intera civiltà umana, con la Religione, la Filosofia e l'Arte può considerarsi come il nostro tentativo di esorcizzare il terrore della Morte e di dare un senso al nostro destino ultimo.

Forse, la crisi dell'Individuo moderno nasce proprio dal suo rifiuto di confrontarsi con questa sfida, di credersi immortale, condannandosi ad un'eterna adolescenza.

Pochi sono gli scrittori, gli intellettuali e gli artisti che hanno il coraggio di affrontare il tema della nostra caducità.

Elisa Rescaldani è una di queste perle rare. Nella sua digital art è spesso presente una meditazione sul memento mori, sul lasciare la vita terrena per un nuovo mondo, sempre che ce ne sia uno.

In Passage, stampa su vinile di una sua elaborazione fotografica, si rappresenta il momento del trapasso, ponendo a confronto, la parte disegnata, il nostro spirare, con la bianco, il vuoto che nasce dallo sbiadire dei ricordi.

Perchè alla fine. Nasciamo soli e moriamo soli... Ciò che conta veramente, è come vivere il tempo che ci è dato in mezzo


Silvia Faieta e Natascia Raffio “Myra il tuo pop”



La mostra di Silvia Faieta e Natascia Raffio concluderà il ciclo Myra/on. Trasformazioni. 
Silvia Faieta e Natascia Raffio realizzeranno per l’occasione un lavoro interamente a quattro mani in omaggio al libro Myra Breckinridge.

La transessualità, chiamata anche "Disforia di Genere".

Il genere ed il Sesso sono due cose completamente separate, sebbene i termini siano spesso considerati intercambiabili dai meno attenti. Il Sesso è una forma ed una funzione fisica mentre il Genere è una componente dell'identità. Si può considerare che ci possa essere una legittima sovrapposizione per il fatto che il cervello sia strutturato in molti modi differenziati, ed il cervello è la sede dell'identità.

“Nell'antica Roma esistevano i "Gallae", Frigi, adoratori della Dea Cibele.

Una volta fatta la loro scelta di genere e religione, i fisicamente maschi Gallae, correvano lungo le strade e gettavano i loro genitali estirpati nelle porte aperte delle case, come un atto rituale.
Il padrone di casa che riceveva questi resti li considerava una grande benedizione. In cambio, il padrone di casa avrebbe curato il Gallae fino al pieno ristabilimento fisico. “

Anatomizzando vari aspetti  dell’identità personale in relazione all’identità sessuale ,ponendo l’interesse sugli effetti psicologici di questa trasformazione ,raffigurando metamorfosi e duplice identità.

Trasformazione, nel positivo e nel negativo, attraversa tutta la storia del divenire umano.
Da una trasformazione, avvengono creazione e ri-creazione dell'uomo. 

Senza trasformazione, non vi può essere sviluppo.

La storia , sia pure vichianamente intesa coi suoi corsi e ricorsi, è frutto di continue trasformazioni, che sovente si materializzano in simboli, veicolo della trasformazione stessa.

Spesso il contenuto di tali simboli è oscuro a coloro stessi che ad essi fanno ricorso, veicolando contenuti filogenetici e ontogenetici divenuti, o da sempre, inconsci.
Intrecciare, mescolando insieme, come avviene nel confluire delle acque, l'evidente e il nascosto, e il nascosto può essere raggiunto solo attraverso ciò che si vede, quindi il significato e la sua espressione, il simbolo, appunto.

Ogni simbolo possiede due o più significati.

Appartiene all'ordine mentale, e al semantico, ma piuttosto della sfera sensoriale percettiva, la prima presente nell'essere umano.

Da qui ,si addentrano nel mondo, dando vita a simbologie dove il fruitore si annetta nel mondo delle due artiste , dissimili ma conformi nella vita.

La disegnatrice Silvia Faieta ci spinge a osservare con la sua biro su carta, ricreando un emisfero celebrale di un mondo che più ci appartiene, donando un  tratto interno ed esterno del nostro essere.
Natascia Raffio ,è un icòna di se stessa artista eclettica spazia dalla pittura alla grafica creando scenari dalle forme e dai cromatismi molteplici ,con  temi mai scontati .
Ora sta al fruitore ad entrare nel mondo magico e irriverente del mira il tuo pop intimo e popolare .

“Myra il tuo pop” 04/05/12-30/06/12 
A cura di Togaci 
Inaugurazione 4 maggio ore 18.30-22 

Whitecubealpigneto 
via Braccio da Montone 93 - Roma 
Orari: da lunedì a venerdì ore 17.30 - 20.00; sabato e domenica ore 17.30 – 22.00 
ingresso libero




giovedì 19 aprile 2012

Trasparenze



Martedì 24 aprile 2012, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la personale di Franca Bernardi Trasparente, curata da Loredana Rea.
L’esposizione rimarrà aperta fino all’11 maggio, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

La mostra, è il quarto appuntamento di Molto rumore per nulla, ciclo di approfondimento, ideato dal critico Loredana Rea con l’intento di riflettere sul ruolo dell’arte. Mai come in questi ultimi mesi, proprio mentre mutano profondamente i rapporti tra esperienze artistiche, pubblico e mercato, ci si interroga con nuovo vigore sul suo valore, sul suo campo d’azione e la sua funzione in una società fondata sulla contraddittoria necessità di apparire in conformità ai criteri imposti da pochi, al punto che sempre più spesso il dover essere è sempre più importante dell’essere.

Nell’arco di tempo compreso tra febbraio e giugno sei artisti – Franca Bernardi, Stefano Giovannone, Maria Pia Daidone, Patrizia Molinari, Gabriella Di Trani, Paolo Gobbi – differenti per formazione e scelte operative, si confrontano per evidenziare l’importanza di una pratica di continuo e ricercato sconfinamento, strettamente connessa alle metodologie di lavoro e agli strumenti di espressione. Quello proposto è dunque un percorso caratterizzato da un’articolazione complessa, con il proposito di offrire al pubblico un’ipotesi di lettura capace di lasciare emergere una sintesi tra modalità esecutive ed esiti formali maturati in ambienti culturali diversi, senza però proporre uno schema concettuale, inevitabilmente inadeguato per contenere non solo le singole problematicità degli assunti, ma anche la molteplicità formale dei risultati.

Per Fuori Centro Franca Bernardi ha realizzato un’installazione in bilico tra effimero e monumentalità: un muro trasparente attraversa trasversalmente lo spazio espositivo, a creare un gioco sapiente tra pieno e vuoto, luci e ombre, fragilità e stabilità. È formato da 350 scatole di pvc, che custodiscono tracce pittoriche ora leggere ora più vigorose, per lasciar emergere l’intensità del sentire, intrinseca all’esperienza del quotidiano, e delineare percorsi in cui convivono intimità e volontà di condivisione.

L’artista ha utilizzato materiali plastici, non solo come contenitore, ma anche come supporto su cui ha dipinto con tinte opache o metalliche trame vibranti, capaci di accentuare la possibilità di una molteplicità visiva. Quella che Franca Bernardi propone è infatti un’architettura emotiva, in cui segni pittorici non solo interagiscono con lo spazio, ma esaltano le geometrie, i volumi, le forze che in esso coesistono.

L’intento è rovesciare gli abituali sistemi percettivi, bloccando i meccanismi della prevedibilità e delle certezze. Il risultato è vibrante, intenso, a tratti poetico.

Libertà e partecipazione



E' sotto gli occhi di tutti il fallimento, nella gestione democratica della cosa pubblica, degli attuali partiti politici; come è altrettanto evidente la loro arrogante occupazione e controllo all’interno delle istituzioni o nella vita economica e sociale del Paese. Le nomine di dirigenti di banche, di aziende sanitarie avvengono per favorire questo o quel partito politico. Nonostante il controllo sui media, sull’informazione in generale, questo controllo sull’opinione pubblica viene meno, prova ne sia la preoccupante percentuale, quasi il 50%, di coloro che non andranno a votare alle prossime elezioni.

Più di 30 anni addietro Giorgio Gaber cantava “ La Libertà è Partecipazione” e in quegli stessi anni Enrico Berlinguer denunciava “ La questione morale” come un problema da affrontare con urgenza. Inascoltati entrambi , assieme al Pasolini, ucciso come solo nei regimi accade, per aver saputo lucidamente prevedere quello che il Potere di Palazzo andava organizzando: una sorta di popolo di consumatori inebetiti ed omologati per il soddisfacimento dei bisogni “indotti” dai consigli per gli acquisti.

Ma in questi ultimi 30 anni abbiamo assistito ad una frantumazione e nuclearizzazione del sistema sociale. I giovani coi giovani, i vecchi coi vecchi, i malati possibilmente fuori dai centri abitati, gli handicappati con gli handicappati. È saltato il sistema di comunicazione fra le generazioni ma non solo, si sono destrutturati i luoghi di socializzazione e di acculturamento sociale. I fenomeni culturali devono essere finalizzati al business. La Cultura è diventato un fenomeno da baraccone. Eppure è la Cultura alla quale la Politica deve trarre ispirazione e trovare dei riferimenti. L’arte è il fenomeno più naturale ed efficace di comunicazione per l’umanità, se non finalizzato al mero guadagno economico.

Ebbene, dopo questi 30 anni di oscurantismo culturale, di acculturazione di massa, di espropriazione dei luoghi di socializzazione e di comunicazione e confronto culturale, è giunta l’ora di riappropriarci di questi luoghi, di ricercare i confronti, le collaborazioni fra esperienze diverse, di ridare voce, ma libera ed indipendente, all’Arte e alla Cultura.

L’assurdità è che i partiti politici sono pure riusciti ad ottenere il controllo della Cultura, foraggiandola di denaro pubblico. Incomprensibilmente è diventato impossibile intraprendere iniziative culturali pubbliche senza il finanziamento interessato e complice della politica. Eventi come Ferrara sotto le stelle e simili, guarda un po’ sempre gestiti dall’ ARCI, sono possibili solo con migliaia di euro di denaro pubblico elargiti dall’assessore di turno, guarda un po’ ex Presidente dell’ARCI .
Ebbene noi pensiamo sia possibile e doveroso che avvenga l’esatto contrario e cioè che gli eventi artistici possano finanziarsi da soli in completa autonomia, senza il doping della politica.
Come associazione culturale THC Polimedia, abbiamo negli anni passati organizzato degli eventi artistici che hanno trovato l’entusiasmo e la partecipazione del pubblico, in particolar modo avevamo identificato nei Giardini della Duchessa, un luogo ideale per simili eventi. Situato nel cuore della città, i Giardini si prestano a varie possibilità di soluzioni artistiche, potendo in fin dei conti contenere ogni genere di espressione artistica.

In considerazione di quanto detto sopra, come associazione culturale proponiamo di RIPRENDERCI LA CULTURA della comunicazione e L’ARTE del confronto invitando tutti, dalle associazioni culturali e artistiche che da anni lavoro sul territorio, dai singoli artisti ai giovani universitari, dai volenterosi che vorranno partecipare a questa avventura.

PROPONIAMO quindi di sottoscrivere il nostro appello per poter gestire per tutta l’estate i Giardini della Duchessa ed organizzare assieme agli artisti ferraresi e loro associazioni e a chi si renderà disponibile eventi di natura artistica. Affinché questo possa accadere chiediamo di aderire per partecipare o per sostenere questa nostra proposta inviando la propria disponibilità a collaborare o a sostenere inviando l’adesione sulla pagina facebook “ Consorzio per la libertà dell’arte e della cultura”. In base alla qualità e quantità di adesioni, entro fine aprile formalizzeremo la nostra proposta, che verrà prima discussa e approfondita assieme, e la presenteremo al Sindaco Tagliani.

by Mario Slener, Roberto Guerra e altri (THC Polimedia) Ferrara

mercoledì 18 aprile 2012

Estratto di un intervista su Il Canto Oscuro




Premio Kipple 2011 e steam punk made in Italy, subito ai vertici...

In Italia, negli ultimi anni, l'estetica steampunk si sta sempre più diffondendo in Italia. Vi sono community, siti, blog autorevoli, tutti dedicati all'argomento.

Nell'ultimo anno, sono usciti almeno altri due libri, come Vapore Italico, un'antologia di racconti edita dell'Edizione Scudo, o Qui si va a vapore o si muore di Alessandro Forlani della Pyra Edizioni.
Un'estetica in cui si confrontano due diverse anime: la prima, figlia new wave britannica, l’essenza è nello spirito ribelle e dissacratore dei miti dell’Ottocento.

In pratica, una revisione di quanto scritto nei romanzi da Kipling a Twain, da Verne a Salgari, dove si mostra il loro lato oscuro

La seconda, invece, deriva da una riflessione quasi heideggeriana sul ruolo della teknè: in un mondo in cui questa è sempre più invasiva e massificante, l'individuo si ribella.

Non più oggetto, puro fruitore di ciò che gli impone il sistema economico, ma soggetto che reiterpreta in maniera straniante la tecnologia, recuperando una dimensione personale e artigianale.

All'estetica dell'ipad, nulla più di un vassoio colorato che soltanto il rimbecillimento globale può far considerare bello, si contrappone quella del legno e dell'ottone, proiezione del proprio io.
Ne Il Canto Oscuro, si celebra proprio questa estetica, decadente e immaginifica, in contrapposizione al grigiore contemporaneo degli uomini morti dentro

Steam Punk e connettivismo, link condivisibili?

Li accomuna la contaminazione tra generi e il recupero del sentimento del senso e della storia
Contaminazione, poichè lo Steampunk è un genere impuro che, a seconda dell'autore si mischia, con istanze e ideologie differenti, dalle esoteriche alle mainstream.

Senso della storia... Se nei paesi di lingua anglosassone, lo Steampunk sfida la mitologia western o quella vittoriana, quale può essere il suo avversario in Italia ?

La retorica risorgimentale è già stata ridicolizzata in ogni modo. Abbiamo avuto un impero coloniale da barzelletta.

L'unica cosa rimasta da dissacrare è quella certa retorica revisionista che rappresenta gli stati italiani pre unitari come modelli di buon governo e di virtù.

Il mio Steampunk prova a mostrarli come erano: o meglio a dimostrare che l'Italiano, indipentemente dal governo che è costretto a sopportare, è sempre vittima dei suoi difetti: l'egoismo, l'avidità, il servilismo, l'illusione di essere più furbo del prossimo

Steam Punk e horror e-o noir, idem?

Nel mio caso, e ribadisco ogni autore Steampunk ha una storia a sè, noir più che giallo. Il giallo presuppone che il mondo abbia un significato etico e gnoseologico.

Il Male è scoperto e punito e la realtà può essere compresa razionalmente. Nel mio romanzo, è difficile intuire persino l'esistenza stessa del Bene.

I personaggi, come spesso ci capita, seguono i loro egoismi, istinti e meschini calcoli. Il Reale poi, è un labirinto di specchi o una tempesta, dove tutti sono naufraghi e si aggrappano ai relitti più improbabili per sopravvivere

Steam Punk e ..la nuova scrittura,  il tuo manifesto doc, forse: una variabile più europea e quasi rosso seta, elegante?

E' stato un esperimento molto particolare, dinanzi al quale molti critici del fantastico italiano, seguaci dello show don't tell, storcerebbero il naso.

Ho ripreso il romanzo tradizionale di fine Ottocento, con le sue convenzioni, penso al narratore onniscente, con tutte le sue chiacchiere e il suo divagare e da una parte vi ho innestato elementi tratti da Robbe-Grillet e da Gadda, dall'altra dai cantastorie popolari.

Mi proponevo di ricreare una prosa straniante che avrebbe reso su carta le contraddizioni logiche e sociali del mondo del romanzo.

Ci sono riuscito ? Chissà... Lo possono giudicare solo i lettori

New pep



C’era una volta la Pop Art. 

Un’arte fatta per le masse. Nata per la gente. Prodotta per il popolo. 
Popular, appunto. Da ingurgitare e consumare, esattamente come qualsiasi altro prodotto. 
Erano gli anni ’50-’60.  Andy Wharol, con la sua produzione seriale di ritratti serigrafati, dava inizio ad una sorta di catena di montaggio dell’arte. 

Trasponeva nella sua Factory la versione post-moderna della rinascimentale bottega d’artista, avvallando la teoria riguardante l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica già esposta da Walter Banjamin nel 1935,  e secondo la quale un’immagine più volte vista – dunque riconoscibile perché entrata a far parte del bagaglio iconico collettivo –, avrebbe in sé il potenziale per diventare un  eccezionale veicolo comunicativo. Un veicolo dall’idioma chiaro e fruibile e dall’impatto immediato, capace di  propagare  messaggi valicanti  lo status decorativo dell’immagine.
Negli anni del Pop artisti come Warhol, Oldenburg e Dine recuperavano i loro soggetti  direttamente dagli scaffali di un supermercato o nei fast food, operando, in termini di scelta iconografica, una autentica decontestualizzazione duchampiana, capace di convertire un prodotto riconoscibile in opera d’arte. 

Quel prodotto, però, veniva ri-prodotto in chiave artistica, mediante tecniche grafiche, pittoriche o scultoree.  Era, dunque, l’arte che imitava il prodotto da scaffale o l’icona holliwoodiana, per rendersi istantaneamente fruibile.

Oggi, a distanza di più di mezzo secolo, un artista come Pep Marchegiani  decide di ribaltare  i principi di base della Pop Art, nonché le regole di mercato. Capisce che,  per essere comunicativamente incisiva, l’immagine riconoscibile – il marchio, il logo, il ritratto o la caricatura del personaggio noto - deve essere riprodotta su supporti accessibili al grande pubblico, ovvero a quella fetta piuttosto farcita di gente che nelle gallerie e nei musei non entra quasi mai.
Come afferma lo stesso Pep: “Il messaggio è indubbiamente lo stesso, quello che cambia è la scelta del supporto sul quale produrlo. La differenza è nella tecnica”.

È  il prodotto stesso a farsi arte. Non più il dipinto, la serigrafia o la scultura, già capaci di ritrarlo e riprodurlo quale totem per la memoria iconica di massa. 

Il prodotto è già messaggio. Ma nella produzione di Pep Marchegiani si fa opera d’arte riproducibile, facilmente acquistabile, e altamente comunicativa.

 E lo stile adottato per perseguire un tale obiettivo non poteva che essere palesemente popular: essenziale, illustrativo e pubblicitario. Contorni netti e campiture. Talvolta piatte, talaltra strutturate a costruire volumi per livelli di gradazioni tonali.
A questo punto è naturale captare che,  se l’immagine viene riprodotta su felpe,  t-shirt, borse, cover per iPhone o ruote di mountain bikes, la porzione di pubblico predisposta a riconoscerla e  fagocitarla sarà più variegata.

Come afferma lo stesso  Pep “... trovo che l’opera  debba  comunicare sui più disparati supporti e essere alla portata di tutti dal collezionista al collezionista”. 

Le sue opere-prodotto  divulgano messaggi visivi audaci e impertinenti. Più precisamente agiscono una denuncia sociale, sfrontata e mai esiziale. Sono critiche formulate in chiave ironica e polemica.    Accuse sottili (ma non troppo), edulcorate dalla nettezza del segno e del colore.
Con la stessa celerità di un rotocalco o di una pagina web,  Marchegiani  coglie la notizia, la mastica e la trasforma graficamente in un messaggio visivo da stampare e vendere al dettaglio.
È così che nascono cicli in cui le immagini denunciano apertamente il principio di ‘sfruttamento’ –  umano, fisico e culturale –  sul quale si fonda il profitto stesso delle imprese. È il caso di Multinational. “Se penso al contenuto di un Big Mac – asserisce l’artista – mi viene in mente di denunciarli per strage”.

Ecco allora personaggi politici mutare ridicolmente  in icone manga o eroi dei fumetti e dei cartoons. È il caso di Umberto Bossi, trasformato in una sconcertante Hello Kitty!  Perché secondo Pep, uno come lui non può che essere il prodotto di una multinazionale:  “… un essere umano pensa e comunica, il Bossi-Kitty esegue e si rompe, viene stampato su maglie ed è venduto grazie alla sua confezione con tanto di slogan sul ‘cell'hoddùro’… In sostanza Bossi è la risposta padana ad Hello Kittty, come il Trota è l'anti My Melody…”

La forza comunicativa e mediatica di Pep Marchigiani  è testimoniata  dai 20.000 visitatori che cliccano ogni giorno sulla sua pagina Facebook. Mentre  il suo brand  è prodotto  in licenza da grandi aziende, e  risulta presente in circa 200 boutique di alto livello. 

Una forza comunicativa pari a quella che le sue tele  hanno in galleria. Perché ora il collezionista non è il più soltanto il colto amatore d’arte, ma è anche  - e soprattutto – l’anonimo cittadino che indossa una felpa o una t-shirt.

In questo senso, la produzione e riproduzione di Marchegiani sembra andare  ben oltre il concetto di Neo o New Pop. Si potrebbe parlare piuttosto di tendenza New Pep! 

Quando il quadro non è che un prodotto, e la vera opera d’arte diventa la t-shirt.

A primavera inoltrata, in un festival di mutevoli cromie,  la Galleria Famiglia Margini di Milano ospita le sensazionali e sovversive creazioni  di Pep Marchegiani,  in una mostra che rovescerà il vostro modo di percepire l’oggetto d’arte.
Sardonici ritratti e irriverenti caricature immortaleranno i grandi inganni della società contemporanea. Troverete magliette appese alle pareti come fossero quadri, e cover per cellulari esposte su piedistalli. Non mancheranno  le irriverenti pitto-sculture e i multipli in formato  polaroid. L’arte trascenderà l’arte, per diventare oggetto d’uso quotidiano.  

E la causticità dell’immagine crescerà in modo esponenziale, proprio grazie all’istantanea riconoscibilità di loghi e soggetti, impastati con  lungimiranza dell’artista.  
Perché l’opera  non è più pezzo unico da museo, ma può diventare oggetto riproducibile. 
Oggetto d’arte o oggetto d’uso. Indossabile e godibile.  

Nasce una nuova forma di collezionismo di massa. 
Il messaggio visivo è immediatamente vendibile a chiunque. 
L’arte esce della galleria per entrare nel guardaroba della gente.
Un modo decisamente esclusivo per fornire a compratori provenienti da qualsiasi status sociale,  e  di qualsiasi livello culturale, una nuova chiave di lettura della realtà. 
Perché, per dirla  con le parole di Janet  Wolff: 
“…. l’attività artistica intesa come genere di lavoro unico, con un prodotto anch’esso unico, addirittura trascendentale, è  un’idea errata, basata su determinati sviluppi storici, generalizzata erroneamente ed erroneamente considerata essenziale alla natura dell’arte.”


NEW PEP
“Il quadro non è che un prodotto."

Mostra personale di Pep Marchegiani.
Dal 27 Aprile al 27 maggio 2012.
A cura di Giovanna Lacedra e Grace Zanotto.

Galleria Famiglia Margini
Via Simone D’Orsenigo, 6
20135 Milano

Vernissage: venerdì 27 aprile, ore 18.30

Info:
www. famigliamargini.com
famiglia margini@gmail.com
canoneinverso1977@libero.it
Tel.   +39/ 328 7141308 



Undici allunaggi possibili a cura di Martina Cavallarin



Undici allunaggi possibili a cura di Martina Cavallarin

Cà Zenobio, Venezia, 11 maggio | 26 luglio 2012
Opening 11 maggio ore 18.00

AuroraMeccanica, Alessandro Bergonzoni, Francesco Bocchini, Mauro Ghiglione, Robert
Gligorov, Gianni Moretti, Ester Maria Negretti, Gino Sabatini Odoardi, Ekaterina Panikanova,
Tamara Repetto, Eric Winarto


Undici allunaggi possibili, undici artisti che abitano undici stanze nello splendido Collegio
Armeno di Cà Zenobio a Venezia. Undici passaggi per il visitatore della mostra, undici
sensazioni ed equivalenze, narrazioni ed intercettazioni, undici ferite da aprire o suturare,
undici possibilità per arginare o amplificare le distanze tra opera e fruitore dell’opera, tra
artista e testimone, tra arte e vita. Nel 1969 l’Apollo 11 ha toccato la Luna. L’immagine in
diretta della scoperta, della sua attesa, della sua rivelazione è in undici allunaggi possibili
l’invito al contatto tra colui - lo spettatore - che transita distratto nel mondo e colei - l’arte -
che lo accoglie tra sconcerto ed emozione, raccapriccio e fascino, timore ed aspettativa.
Se la creazione dell’artista nella sua fase germinale abita la stanza privata dell’arte, quando
tale creazione è sviluppata si mette in relazione con il suo spettatore e la stanza diviene il
luogo dello scambio e dell’ascolto, il luogo del possibile e dell’incantesimo reale. La stanza
diviene, nell’inciampo tra sguardo a libellula dell’artista e sguardo solitamente orizzontale
dell’astante, un allunaggio possibile, quindi un’epifania tra narrazione e comprensione che
genera questo humus fertile, pallido, apparentemente lontano, ma appunto possibile come
qualsiasi allunaggio inteso come bisogno di espansione del pensiero e del pensare, del fare
arte e del nutrirsi d’arte.

Ogni stanza di questa esposizione d’allunaggi possibili, è una stanza
che mi piace pensare come un territorio di sospensione non silenzioso per forza, non
chiassoso per forza. Uno spazio confidenziale dell’opera che convive e dialoga con i singoli
luoghi afferrando per mano il visitatore che condivide un percorso che lo porta dall’atmosfera
felliniana dell’installazione di Francesco Bocchini, una grande giostra in ferro alta e larga 5
metri, ruotante e dal fascino spiazzante, allo scambio con l’interattiva 'come bere un bicchiere
d'acqua' degli AuroraMeccanica, installazione dalla forte connotazione politica e sociale
incentrata sulla tragedia di Fukushima Daiichi, passando per le opere intrise di ricordi ed
impure di Alessandro Bergonzoni che espande l’errore sul bilico dell’abbandono. Il lavoro di
Robert Gligorov impasta denuncia sociale, sarcasmo, poesia ed invenzione, Mauro Ghiglione
muove una stanza di pensiero e percezione in relazione tra spazio e memoria, Tamara
Repetto ci fa galleggiare nella sperimentazione con un’installazione a temperatura fredda e
calda, solcata da lirismo e impegno tecnologico in cui 600 bacchette di vetro e 45 cialde
olfattive di erba ed edera, violette, margherite e muschi, coinvolgono udito, vista, tatto, olfatto.
Il processo artistico di Gianni Moretti si spinge sul bilico della manifestazione di differenti
oggetti familiari di uso quotidiano tra il racconto e la documentazione da archivio personale;
nella stanza di Eric Winarto il buio amplifica gli effetti di una pittura a parete invisibile alla
luce, un’immersione tra vuoti e pieni, bianco e nero.


Ester Maria Negretti crea totem materici
intrisi di pittura, suoni, luci, riflessi per un dialogo costante e profondo tra essenza dell’opera
e spirito del luogo, Gino Sabatini Odoardi installa oggetti simbolici, 12 inginocchiatoi laccati e
bianchissimi che accolgono gamepad playstation di cera nera per un lavoro in equilibrio tra
ludico e sacro e Ekaterina Panikanova porta disegno, forma e struttura a scambi continui tra
opera di carta e lo svolgimento dinamico della loro proiezione incessante su un muro di libri.

Martina Cavallarin


Coordinamento culturale e scientifico:
scatolabianca www.scatolabianca.com
Centro progetti: progetti@scatolabianca.com
Art Director: Federico Arcuri, artdirector@scatolabianca.com
PR & Comunicazione: Roberta Donato, press@scatolabianca.com
Web Agency: www.immediatic.it

Patrocini: Comune di Venezia - Provincia di Venezia e della Regione Veneto

In collaborazione con:
Galleria L’Affiche, Milano - Barbarian Art Gallery, Zurich - Galerie Metropolis, Paris -
Galerie Charlotte Moser, Geneva - Galleria Oredaria, Roma - Galleria Michela Rizzo, Venezia -
Galleria Pack, Milano

Ringraziamenti:
Natasha Akhmerova - Costantino Bormioli - Bussetti e Mazza - Antonio Manca - Francesco
Mantero - Guglielmo Melodia - OFFICINA MECCANICA BB RRL - Marie-Madeleine Opalka -
OTTONOTE

Contatti:
Roberta Donato, PR & Comunicazione
press@scatolabianca.com
Ph: +39 340 1197 983

Indirizzo:
Ca' Zenobio
Fondamenta del Soccorso, 2596
Dorsoduro - Venezia
Ph: +39 041522 8770
www.collegioarmeno.com

martedì 17 aprile 2012

Il Canto Oscuro


Su Quaz Art, recensione de Il Canto Oscuro

"Donne, solo e semplicemente donne…" - SALUZZO ARTE 2012




ANTICHE SCUDERIE
Piazza Montebello, 1 – 12037 SALUZZO
21 APRILE - 6 MAGGIO
inaugurazione venerdì 20 aprile ore 18,00


La 17° Edizione di Saluzzo Arte, organizzata dalla Fondazione Amleto Bertoni in collaborazione con Giuseppe Biasutti e con il coordinamento artistico di Paolo Infossi e Roberto Giordana, ripropone anche quest'anno una serie di iniziative.

Nella Sezione Spazio Aperto, la seconda Sala della Guardia ospita la rassegna:
Donne, solo e semplicemente donne…- a cura di Paolo Infossi
esporranno:

Elisa Anfuso, Roberta Coni, Cristina Iotti, Michela Riba, Elisabetta Trevisan

Proporre uno spazio per una mostra collettiva di artiste che dipingono figure femminili, potrebbe anche sembrare un’idea non particolarmente originale, ma è un’iniziativa che può trovare una sua logica e delle motivazioni profonde. Privilegiare, innanzitutto, l’estro e l’esperienza di artiste che affrontano questa tematica con grande abilità e naturalezza, superando qualsiasi significato che possa rimandare apertamente ad una qualsiasi forma di provocazione sessista o di contrapposizione a qualcuno o qualcosa… Cinque artiste emergenti, che da tempo portano avanti un tema, che pone al centro dell’attenzione, la complessità dell’universo femminile. Donne, innanzitutto, che attraverso il disegno e la pittura, intendono esprimere la loro femminilità, il loro senso di libertà e di legittima appartenenza ad un mondo variegato e complesso, trattando di donne, di condizione femminile, come specchio della quotidianità. Cinque personalità diverse che si raccontano per manifestare le loro riflessioni sull’esistere, e con esse, anche i loro dubbi ed insicurezze, le loro fragilità, ma anche molti sogni, descritti con grande sensibilità.

Tra le varie iniziative di SALUZZO ARTE 2012 ci sarà un’ampia rassegna che, aldilà della bontà delle scelte effettuate, privilegiando alcuni grandi Maestri della scena internazionale, vede confermata anche la presenza di artisti del Novecento che hanno lasciato un segno nella scena artistica piemontese e torinese in particolare. Saranno esposte opere di: Giorgio De Chirico, Graham Sutherland, Roy Lichtenstein, Mario Sironi, Piero Ruggeri, Daniel Spoerri, Francesco Menzio, Jessie Boswell, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Felice Carena, Ennio Morlotti, Giorgio Griffa, Eugenio Carmi, Ugo Nespolo, Antonio Bencich, Nicola De Maria, Achille Perilli, Carolrama, Francesco Tabusso e altri…

Una scelta che sembra confermare una soluzione di continuità nell’ideale itinerario tracciato nell’alveo della panorama culturale regionale, che si esprime attraversando le successive sale che ospitano Alfredo Billetto, Tea Giobbio o l’omaggio a Giulio Da Milano (1895-1990).

Tradizione ed innovazione, che si intrecciano, prendendo forma negli spazi che sono stati riservati a Furio Maestri o all’iniziativa: White Box, dove un interessante gruppo di giovani artisti emergenti, italiani e stranieri, elabora il proprio linguaggio nelle diverse tecniche espressive: Bolaffi, Bonfilio, Cagnotto, Camasso, Conca, Coni, Filomena, Franco, Madia, McDonough, Noal, Oldano, Porzionato, Sakurai e Semeiko.
Un appuntamento che vede confermata la presenza di alcuni fra gli artisti che sono stati selezionati per esporre nel Padiglione Italia, 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, nelle sedi distaccate di Torino, Alessandria e a Saluzzo.
Il salone tematico ospita il Gruppo Pentameter: Walter Accigliaro, Corrado Ambrogio, Cesare Botto, Mario Mondino e Silvio Rosso con la loro inedita proposta: “… se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo… ”.

Nell’ambito del percorso espositivo saranno naturalmente allestite le mostre personali dei vincitori della precedente edizione del Premio Olivero: Giulio Camagni ed Ingrid Barth.

Saranno presenti inoltre con una mostra personale: Sergio Aiello, Corrado Ascherz, Raffaella Baroni, Irene Bottero, Carlo Cammarota, Paola Capellino, Salvatore De Donatis, Vincenzo Del Duca, Mirko Ferrero, Giovanni Forniglia, Gianfranco Galizio, Fabrizio Garelli, Oscar Giachino, Riccardo Giraudo, Bruno Giuliano, Pietro Macchiolo, Luca Mondelli, Franco Negro, Matteo Notaro, Cristina Pedratscher, Paola Rattazzi, Caterina Rinaudo, Piero Riva e l’Associazione Art en Ciel di Caraglio.

Il percorso si concluderà con l’esposizione delle opere ammesse alla XXXIV Edizione del Premio Matteo Olivero.

Orari SALUZZO ARTE 2012:
Inaugurazione: Venerdì 20 aprile ore 18,00

Feriali (Giovedì e Venerdì): dalle ore 15,00 alle ore 19,00
Sabato: dalle ore 15,00 alle ore 22,30
Festivi: Domenica e festività del 25 Aprile e 1° Maggio: dalle ore 15,00 alle ore 19,00

Prezzi biglietto:
Ingresso Biglietto intero €. 7,00 (Con un Catalogo mostra in omaggio)
Riduzione per Ingresso in Coppia €. 10,00 (Con un Catalogo mostra in omaggio)
Ingresso Biglietto ridotto €. 5,00 (over 65, bambini dai 5 ai 14 anni, possessori “pyou card”, studenti universitari muniti di tessera di riconoscimento)
Ingresso Gratuito per i bambini sotto i 5 anni

Ente Organizzatore:
Fondazione Amleto Bertoni – Città di Saluzzo
Piazza Montebello, 1 – 12037 SALUZZO
Tel. 0175 43527 – Fax 0175 42427 -
E-mail: saluzzoarte@fondazionebertoni.it
Paolo Infossi 349-1466050
http://www.fondazionebertoni.it/evento.php?ID=139
https://www.facebook.com/pages/FONDAZIONE-AMLETO-BERTONI-Saluzzo/5143305470

Pesci d'Aria




Sabato 21 Aprile 2012 H.18,00 presso la Loggia del Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze

la Present Contemporary Art presenterà l’installazione artistica di


ANDREA NICITA


“Pesci d’Aria”

In tale occasione avverrà la presentazione del nuovo magazine d'arte fiorentino  i.OVO JOURNAL, in italiano, inglese e francese

lunedì 16 aprile 2012

“IN BALIA DEL GIOCO”



Da 28 aprile alle ore 12.00 a 6 maggio alle ore 12.00.. Istituzione Palazzo Rospigliosi - Museo del Giocattolo, piazza Indipendenza, Zagarolo (RM)

 Inaugurazione e Premiazione Sabato 28 aprile 2012 ore 12.00
Fino al 6 maggio 2012 - visite con gli orari del Museo del Giocattolo



... COMUNICATO STAMPA:

L’"Istituzione Palazzo Rospigliosi"
Presenta:

ESPOSIZIONE DEI VINCITORI DELLA TERZA EDIZIONE
DEL CONCORSO “IL GIOCATTOLO”
dal titolo
“IN BALIA DEL GIOCO”


Alessandro Bulgarini primo classificato e Stefania Catastini prima classificata in doppia personale
e
Miriam Cappelletti, John Anderson Cuevas, Alessandro Di Cola, Antonio Laglia e Giovanni Mazzi, secondi classificati ex aequo, in collettiva.


Nelle sale espositive del piano terra di
Palazzo Rospigliosi Piazza Indipendenza snc Zagarolo
_______________________


Esiste un luogo dell’arte che contiene già in sé una lunga storia di
capolavori.
Sale sontuose, silenziose nel ricordo di antichi dei ed oggi nella magia di forme assai nuove.
L’antico e il moderno si fondono nello spazio di una grandezza perduta.
Il magico Palazzo Rospigliosi, nella città di Zagarolo a trenta chilometri da Roma, con i suoi mille anni di vita accoglie per la terza volta i vincitori del Concorso di arte contemporanea a tema “ Il Giocattolo”.

La Commissione giudicante, con il suo Presidente Carmine Siniscalco, ha fatto la sua scelta forte, avanzata, nata per sottolineare come l’arte si faccia spesso portavoce di sensazioni e di cambiamenti che l’uomo ricerca nella scoperta di sé, lasciandosi alle spalle tutto ciò in cui per tradizione ha creduto e sognato.
Senza ipocrisie e condizionamenti, la mostra fotografa la fase di riflessione e introspezione che l’onda dell’espressione visiva sta oggi attraversando.
Il gioco a volte viene fermato per dare il tempo di capire perchè le difficoltà invadono gli spazi e perché l’uomo si ribella con chi gli è più vicino e perfino con sé stesso.

Le opere esposte vogliono rappresentare una traccia nella ricerca di percorsi dell’immaginario visibile.
Ogni artista è coinvolto e coinvolge il pubblico facendo da esca lui stesso.
Ogni autore presenta il suo personalismo innato, la visione dell’arte contemporanea attraverso la sua irripetibilità.
Metafora, immaginazione, fantasia , colore, gioco.


I lavori presentati rispondono degnamente all’ eleganza degli spazi espositivi nel cinquecentesco Palazzo Rospigliosi e, secondo quanto stabilito dal Regolamento, le opere vincitrici vanno ad aumentare la già grande ricchezza del Museo Demoantropologico del Giocattolo di Zagarolo.
Carmine Siniscalco e la Commissione del premio hanno così commentato le opere vincitrici e i loro autori - Zagarolo, 17/04/2011


ALESSANDRO BULGARINI “Innocencide 2”

Non più il consueto e non più l'atteso. Fuori dagli schemi di ciò che convenzionalmente ci guida per condurci su quanto viene classificato come bello per tutti o utile per tutti. E' il "per tutti" che a Bulgarini non piace. Raccontare o riprodurre una storia non piacevole può essere difficile, ma se il contenuto risponde a verità l'attenzione ne guadagna, ed infine si comprendono meglio gli aspetti della vita che ci circonda, che ad esempio il dolore non è uguale per tutti, e così il piacere. Entrare nelle cose significa comprenderle nelle loro sfaccettature e differenze, e ci si può allora rendere conto che si può anche amare quel vecchio orsacchiotto che in un altro momento si è distrutto e spazzato via. L'elemento concettuale dell'opera di Bulgarini è dominante al punto da distrarre l'attenzione dall'importanza e dal valore della sua tecnica, indubbiamente oggi spesso non curata dalle giovani generazioni, e che invece qui ritroviamo in una perfetta simbiosi di forma e di contenuto. Concettuale, e non solo. Iperrealista, e non solo.(C.Siniscalco)


STEFANIA CATASTINI “ Barbie”

Stefania Catastini trasferisce nell’immagine il risultato di un ragionamento che supera la realtà per proiettarsi in un futuro crudo e disincantato.
L’immaginazione partecipa alla elaborazione dell’opera realizzata con una tecnica assolutamente non tradizionale, che sorprende e intriga, ed è funzionale al fine di esprimere un concetto sociale .
Nella visione cubista del volto della Barbie si svela una meditata reazione al disagio e all’insoddisfazione del quotidiano e al piatto scorrere del tempo.
La lettura trasgressiva e critica di atteggiamenti umani contribuisce a scomporre gli oggetti quotidiani che vengono stravolti come nel riflesso di uno specchio distrutto.


JOHN ANDERSON CUEVAS “Recuerdos”

Una impronta forte e decisa lascia il suo segno nella tela e in chi sa leggere le emozioni attraverso colori e tratti pieni di intensità espressiva.
Cuevas non lascia dubbi su ciò che vuole rappresentare.
Il suo simbolismo non ha bisogno di essere protagonista oltre le evidenti sensazioni di piacere e sensibilità che affiorano immediate in un autore giovane ma sicuro della sua tecnica e dei suoi passi da artista.


ANTONIO LAGLIA “A cavallo sull’elefantino”


Un iperrealismo caldo e morbido per i pastelli ad olio e per i fondi vellutati che muovono il soggetto animandolo poeticamente e suggerendo vaghe conoscenze in profili già frequentati . Un ritratto che parte dalla realtà di un attimo di posa per giungere ad interpretare l’impaccio del bimbo che rivela la sua insofferenza nell’immobilità imposta.
Laglia supera il suo obiettivo del ritratto per interpretare una realtà che va oltre quel momento. Rivela fino in fondo l’animo irrequieto e palpitante del bimbo che attende impaziente un minuto ancora per giocare finalmente e davvero.



GIOVANNI MAZZI “Lo stupore”

Un gioco instabile diventa il momento di partenza di una vita complicata.
Un fondo cupo suggerisce un passato piuttosto duro che si avvia ad un futuro non facile.
Destabilizzato e insicuro lo sguardo però cerca con forza il colorato arcobaleno distribuito nel cielo da immaginarie gru che concedono una speranza plausibile, anche se composta di materiali diversi.
Il tratto veloce e sicuro si accompagna a colori personali e pastosi che svolgono un allestimento scenico bilanciato e con una piacevole alternanza di sfumature ben combinate e convincenti.

IL SEGNO DELLE ORME




L SEGNO DELLE ORME
le strade dell'arte nella memoria del futuro
CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA | 20 aprile – 25 maggio 2012

a cura di Pierluigi Berto, Bianca Cimiotta Lami, Dario Evola

Alla Casa della Memoria e della Storia il simbolico incontro
tra due generazioni di artisti che dipingono il dolore, l’impegno e la Resistenza

Inaugurazione 19 Aprile 2012 – ore 17.30


Roma, Aprile 2012

La mostra collettiva di pittura, grafica e scultura "Il segno delle orme - Le strade dell'arte nella memoria del futuro" pone a confronto gli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Roma con gli artisti della generazione del secondo dopoguerra che hanno partecipato attivamente alle vicende che hanno segnato la Liberazione e la Resistenza.
Il percorso composto da sedici opere d'arte si snoda partendo dall'intimità esistenziale suggerita dalle opere di Vespignani fino ad arrivare alla narrazione di una dolorosa memoria collettiva ispirata da Käthe Kollwitz, unendo le arti e le storie di due generazioni a confronto, che appaiono lontane ma che sono vicine per tensioni, idealità e voglia di cambiamento.

Una memoria che affonda le sue radici nel passato recente del nostro Paese ma che volge il suo sguardo al futuro illuminando colori e linee che contribuiscono a ricostruire paure e lotte di coloro che erano "ragazzi" negli anni della Resistenza e della ricostruzione civile e morale dell'Italia.

Gli artisti coinvolti nell’esposizione sono: Sabina Bernard, Alexandra Bolgova, Gianluca Brando, Laura Cirillo, Michele D’Aloisio, Francesco Di Traglia, Martina Donati, Mario Giordano, Renata Lefel, Gabriele Luciani, Giorgia Marzi, Luigina Massariello, Monica Neri, Uber Passatelli, Giovanni Sigrisi, Claudio Silvano.
Per Dario Evola, è questo un progetto – come scrive nel catalogo della mostra - dove «l’oggetto dei disegni prodotti da questa compagnia di incamminati è la memoria, le cui opere sono la testimonianza di uno sguardo non vissuto direttamente, ma come trasmissione di una esperienza in una corrente ad alta tensione emotiva, quella che passa dal filo della memoria e dell’esperienza estetica. Il segno artistico è progetto di una esperienza, è atto etico nel passaggio estetico».

Di memoria e di memorie, di vite e storie, parlano queste opere d’arte, le quali permettono che la Casa della Memoria si trasformi, cambi pelle perché, come afferma l’Assessore Dino Gasperini sempre nel catalogo della mostra, «la Casa della Memoria e della Storia diventa anche casa della memoria e della storia dell’arte e nell’arte, senza per questo snaturare la propria vocazione e la propria “missione”. L’arte qui riletta e raccontata è quella di documentazione e denuncia di violenze, atrocità e orrori che l’uomo ha commesso ma non può e non deve dimenticare».

L’iniziativa, ideata e patrocinata dalla F.I.A.P. (Federazione Italiana Associazioni Partigiane) di Roma e Lazio presieduta da Vittorio Cimiotta, è promossa da Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Dipartimento Cultura - Servizio Programmazione e Gestione Spazi Culturali - in collaborazione con Zètema Progetto Cultura e Biblioteche di Roma. La mostra è a cura di Bianca Lami Cimiotta, Dario Evola e Pier Luigi Berto. Il catalogo è edito da Edizioni Ensemble.

 Il 19 aprile alle ore 17,30, un necessario momento di riflessione darà l’avvio alla serata inaugurale con presentazione della mostra e del catalogo alla presenza di Daniele Regard Presidente Unione Giovani Ebrei d'Italia e Carla Di Veroli del direttivo ANED Roma.

Durante la serata gli attori Marco Palladini, Marco Solari e Alessandra Vanzi leggeranno alcuni brani tratti dal Diario (1943-1944) di Renzo Vespignani (Carte Segrete), alcune fra le Lettere dei condannati a morte della Resistenza (Einaudi) e il brano Paura della pittura tratto dal romanzo di Carlo Levi Paura della libertà (Einaudi).
 

Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales, 5 (Trastevere) – Roma
dal lunedì al venerdì, 9.30 - 20.00 sabato e domenica chiuso
chiuso 25 e 30 aprile e 1° maggio 2012
Tel. 060608, 06 6876543 www.casadellamemoria.culturaroma.it; http://casamemoria.wordpress.com

INGRESSO LIBERO

Elefanti




LIDEA propone all'interno della mostra collettiva INFRACHIOSTRI le sculture installative di Bios Vincent.

Dal 16 al 21 aprile all'interno del chiostro Legnaia dell'Università statale di Milano l'artista presenta SPECIE BANDIERA: lavoro di potenza ed effetto che coinvolge in un rapporto quasi obbligato il pubblico. Sei elefanti di grandi dimensioni, realizzati interamente ad incastro, si relazionano con il luogo e con l'ospite invitando alla riflessione e alla presa di coscienza sulle odierne questioni ambientali e sociali. Significativa in questo senso la scelta dell'artista di aver fatto uso come materiale di costruzione per i suoi elefanti di pannelli termoisolanti per l'edilizia.

Attraverso la figura dell'elefante, testimone solenne del mondo, Bios Vincent rappresenta i continenti e le loro relazioni aprendo l'individuo a tematiche universali da assumere consapevolmente nella propria singolarità. Nel rapporto con l'opera vi è quindi in gioco una scelta sul mondo e il suo destino. Durante i giorni della mostra una performance continua di Bios Vincent trasformerà gli elefanti, rendendo sempre più forte il loro messaggio.

Inaugurazione mostra 16 aprile dalle 18
Durata mostra 16 – 21 aprile dalle 10.00 alle 21.00
Luogo : Chiostro Legnaia – Università degli studi di milano, via festa del perdono 7

sabato 14 aprile 2012

Figura Solare



Massimo Antonaci Ipotenusa



La Collezione Maramotti propone un focus sulla ricerca di Massimo Antonaci, artista italiano trasferitosi a New York negli anni Novanta. Il progetto Ipotenusa consta di tre mostre presentate in differenti spazi espositivi della Collezione, di cui uno mai aperto al pubblico.

Dal Nero alla Trasparenza è uno sguardo retrospettivo sulla realizzazione di lavori di vetro e catrame che hanno contrassegnato la sua ricerca dalla metà degli anni Ottanta. Cammino dentro un corpo solo. Da est a ovest 33 stazioni in terra straniera è una mostra costituita da polaroid accostate e composte all’interno di formelle di vetro sul pellegrinaggio di Antonaci a Santiago di Compostela. Opus è un progetto realizzato specificamente per la Collezione Maramotti: consta di quattro trittici realizzati su papiro vergine fermentato segnati da interventi con colore ad olio.

Il progetto è arricchito da un libro d’artista, Odos, sintesi di un percorso di immagini e parole tracciato in vent’anni di ricerca.

Per maggiori informazioni:

Collezione Maramotti
Ufficio Stampa
tel. +39 349 2529989

ALDO ROSSI. In principio era il segno.



Una mostra di disegni inediti del famoso architetto Italiano, figura di primo piano dell’architettura italiana dagli anni sessanta agli anni novanta. Wannabee Gallery presenta una selezione schizzi ideativi, fogli di appunti su papiers trouvés di ogni genere,  preludio di molte famose realizzazioni di architettura  e di design. Un’occasione per sbirciare il pensiero del maestro attraverso il primo tratto che traduce su carta l’immaginazione, col segno sicuro e coerente di un grande disegnatore.

Wannabee Gallery
Via Massimiano 25 
20134 Milano
Tel + 39 (0)2 36528579
+ 39 347 0700447
www.wannabee.it
be@wannabee.it


Dal 17 al 22 aprile.

mercoledì 11 aprile 2012

Intervista a Sandro Giovannini


Su Quaz Art, intervista a Sandro Giovannini, fondatore di Nuova Oggettività

Il Primo uomo sul sole


IL PRIMO UOMO SUL SOLE di MARIO CONSIGLIO

Ideazione e coordinamento: Enzo De Leonibus
A cura di: Maurizio Coccia
Ente attuatore e promotore: Comune di Città Sant’Angelo (PE)
Inaugurazione: sabato 14 aprile, ore 19:00
Date: 15 aprile – 18 maggio 2012
Sede: Museo Laboratorio – Ex Manifattura Tabacchi, Vico Lupinato 1, 65013 Città Sant’Angelo, Italy
Orari di visita: Aperto tutti i giorni dalle 18,00 alle 21,00. Chiuso lunedì̀ e martedì̀
Info: Tel. + 39 085 960555 www.museolaboratorio.org, info@museolaboratorio.it


Il primo uomo sul sole è la mostra che raccoglie i risultati di una ricerca iniziata diversi anni fa. Mario Consiglio – artista italiano con costanti e lunghe frequentazioni estere – da tempo va sviluppando un discorso comparativo tra mondo animale e società contemporanea. L’osservazione delle dinamiche umane l’ha portato a ideare una sorta di inquietante “fattoria degli animali”, con un’incisiva finalità allegorica. Però, a differenza del romanzo di Orwell, le accuse al totalitarismo, qui, lasciano il posto a una serrata critica sociale. La rassegna delle opere in mostra a Città Sant’Angelo conta soprattutto sculture in vetroresina di animali in scala reale. Ma, a uno sguardo approfondito, l’apparente realismo di elefanti, gorilla, cani eccetera, svela l’esistenza di inaspettati rapporti dialettici col mondo circostante. Minuscole strutture abitabili, ospitate all’interno di un cane dall’aria servizievole. Grandi pietre che gravano su agnellini indifferenti o collocate nella testa piena di sussiego di un cavallo. Insomma viene il sospetto che la solenne, per quanto artificiale, nobiltà zoologica risulti comunque vincente nei confronti di una tecnologia aggressiva ma rudimentale. Altri indizi li troviamo nei grandi attrezzi da lavoro, la cui violenza potenziale è annullata dall’uso incongruo. Oppure nella galleria di ritratti a testa in giù, dove gli incerti rigagnoli di colore tentano – senza riuscirvi – di mortificarne la “bestiale” precisione fisionomica.
La riconosciuta capacità manuale di Mario Consiglio, infine, in questa mostra è al servizio di una tecnica volutamente low-fi. E, quasi fosse la metafora del nostro destino prometeico, la mano armata di martello che si staglia contro il sole (immagine-guida dell’esposizione), resta comunque il segno di un fallimento. L’instancabile smania di conquista del genere umano (il primo uomo sul sole!), è costretta a fare i conti con la nostra radice animale. Cioè quei bisogni primari che, oltre a inquinare i rapporti interpersonali, macchiano le più alte aspirazioni idealistiche dell’umanità. Come ben rappresentato dal Faust di A. Sokurov, film che, in continuità con l’esperienza iniziata con Il grado zero dello sguardo (la mostra del luglio 2011), propone ulteriori elementi di dibattito e punti di vista alternativi sulle opere presentate.


MARIO CONSIGLIO

Nasce a Maglie (Lecce) nel 1968. Vive a Berlino e Perugia.

Si diploma all'Accademia di Belle Arti di Urbino. Ha esposto in numerosi spazi privati e pubblici, in Italia e all’estero: Grimm Museum (Berlino), Trolley Gallery (Londra), Galleria Carbone (Torino), Galleria Seno (Milano), Studio Visconti di Milano, Studio La Città di Verona, Galleria Astuni di Pietrasanta (Lucca). È presente nella sezione umbra della Biennale di Venezia, ospitata presso Palazzo Collicola a Spoleto.

Egli è uno dei più significativi artisti umbri, attualmente residente a Berlino ed affermato a livello internazionale. Le sue immagini, che nei primi lavori rimandavano al mondo del fumetto, nelle opere più recenti scaturiscono da un’attenta analisi del quotidiano abitativo, televisivo, simbolico. Lo raccontano attraverso tecniche originali e in continua evoluzione. Mario Consiglio lavora sull'alterazione ironica dell’immagine e sul riutilizzo dei materiali, affrontando temi caldi legati alla società contemporanea e alla sua decadenza.