mercoledì 18 aprile 2012

New pep



C’era una volta la Pop Art. 

Un’arte fatta per le masse. Nata per la gente. Prodotta per il popolo. 
Popular, appunto. Da ingurgitare e consumare, esattamente come qualsiasi altro prodotto. 
Erano gli anni ’50-’60.  Andy Wharol, con la sua produzione seriale di ritratti serigrafati, dava inizio ad una sorta di catena di montaggio dell’arte. 

Trasponeva nella sua Factory la versione post-moderna della rinascimentale bottega d’artista, avvallando la teoria riguardante l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica già esposta da Walter Banjamin nel 1935,  e secondo la quale un’immagine più volte vista – dunque riconoscibile perché entrata a far parte del bagaglio iconico collettivo –, avrebbe in sé il potenziale per diventare un  eccezionale veicolo comunicativo. Un veicolo dall’idioma chiaro e fruibile e dall’impatto immediato, capace di  propagare  messaggi valicanti  lo status decorativo dell’immagine.
Negli anni del Pop artisti come Warhol, Oldenburg e Dine recuperavano i loro soggetti  direttamente dagli scaffali di un supermercato o nei fast food, operando, in termini di scelta iconografica, una autentica decontestualizzazione duchampiana, capace di convertire un prodotto riconoscibile in opera d’arte. 

Quel prodotto, però, veniva ri-prodotto in chiave artistica, mediante tecniche grafiche, pittoriche o scultoree.  Era, dunque, l’arte che imitava il prodotto da scaffale o l’icona holliwoodiana, per rendersi istantaneamente fruibile.

Oggi, a distanza di più di mezzo secolo, un artista come Pep Marchegiani  decide di ribaltare  i principi di base della Pop Art, nonché le regole di mercato. Capisce che,  per essere comunicativamente incisiva, l’immagine riconoscibile – il marchio, il logo, il ritratto o la caricatura del personaggio noto - deve essere riprodotta su supporti accessibili al grande pubblico, ovvero a quella fetta piuttosto farcita di gente che nelle gallerie e nei musei non entra quasi mai.
Come afferma lo stesso Pep: “Il messaggio è indubbiamente lo stesso, quello che cambia è la scelta del supporto sul quale produrlo. La differenza è nella tecnica”.

È  il prodotto stesso a farsi arte. Non più il dipinto, la serigrafia o la scultura, già capaci di ritrarlo e riprodurlo quale totem per la memoria iconica di massa. 

Il prodotto è già messaggio. Ma nella produzione di Pep Marchegiani si fa opera d’arte riproducibile, facilmente acquistabile, e altamente comunicativa.

 E lo stile adottato per perseguire un tale obiettivo non poteva che essere palesemente popular: essenziale, illustrativo e pubblicitario. Contorni netti e campiture. Talvolta piatte, talaltra strutturate a costruire volumi per livelli di gradazioni tonali.
A questo punto è naturale captare che,  se l’immagine viene riprodotta su felpe,  t-shirt, borse, cover per iPhone o ruote di mountain bikes, la porzione di pubblico predisposta a riconoscerla e  fagocitarla sarà più variegata.

Come afferma lo stesso  Pep “... trovo che l’opera  debba  comunicare sui più disparati supporti e essere alla portata di tutti dal collezionista al collezionista”. 

Le sue opere-prodotto  divulgano messaggi visivi audaci e impertinenti. Più precisamente agiscono una denuncia sociale, sfrontata e mai esiziale. Sono critiche formulate in chiave ironica e polemica.    Accuse sottili (ma non troppo), edulcorate dalla nettezza del segno e del colore.
Con la stessa celerità di un rotocalco o di una pagina web,  Marchegiani  coglie la notizia, la mastica e la trasforma graficamente in un messaggio visivo da stampare e vendere al dettaglio.
È così che nascono cicli in cui le immagini denunciano apertamente il principio di ‘sfruttamento’ –  umano, fisico e culturale –  sul quale si fonda il profitto stesso delle imprese. È il caso di Multinational. “Se penso al contenuto di un Big Mac – asserisce l’artista – mi viene in mente di denunciarli per strage”.

Ecco allora personaggi politici mutare ridicolmente  in icone manga o eroi dei fumetti e dei cartoons. È il caso di Umberto Bossi, trasformato in una sconcertante Hello Kitty!  Perché secondo Pep, uno come lui non può che essere il prodotto di una multinazionale:  “… un essere umano pensa e comunica, il Bossi-Kitty esegue e si rompe, viene stampato su maglie ed è venduto grazie alla sua confezione con tanto di slogan sul ‘cell'hoddùro’… In sostanza Bossi è la risposta padana ad Hello Kittty, come il Trota è l'anti My Melody…”

La forza comunicativa e mediatica di Pep Marchigiani  è testimoniata  dai 20.000 visitatori che cliccano ogni giorno sulla sua pagina Facebook. Mentre  il suo brand  è prodotto  in licenza da grandi aziende, e  risulta presente in circa 200 boutique di alto livello. 

Una forza comunicativa pari a quella che le sue tele  hanno in galleria. Perché ora il collezionista non è il più soltanto il colto amatore d’arte, ma è anche  - e soprattutto – l’anonimo cittadino che indossa una felpa o una t-shirt.

In questo senso, la produzione e riproduzione di Marchegiani sembra andare  ben oltre il concetto di Neo o New Pop. Si potrebbe parlare piuttosto di tendenza New Pep! 

Quando il quadro non è che un prodotto, e la vera opera d’arte diventa la t-shirt.

A primavera inoltrata, in un festival di mutevoli cromie,  la Galleria Famiglia Margini di Milano ospita le sensazionali e sovversive creazioni  di Pep Marchegiani,  in una mostra che rovescerà il vostro modo di percepire l’oggetto d’arte.
Sardonici ritratti e irriverenti caricature immortaleranno i grandi inganni della società contemporanea. Troverete magliette appese alle pareti come fossero quadri, e cover per cellulari esposte su piedistalli. Non mancheranno  le irriverenti pitto-sculture e i multipli in formato  polaroid. L’arte trascenderà l’arte, per diventare oggetto d’uso quotidiano.  

E la causticità dell’immagine crescerà in modo esponenziale, proprio grazie all’istantanea riconoscibilità di loghi e soggetti, impastati con  lungimiranza dell’artista.  
Perché l’opera  non è più pezzo unico da museo, ma può diventare oggetto riproducibile. 
Oggetto d’arte o oggetto d’uso. Indossabile e godibile.  

Nasce una nuova forma di collezionismo di massa. 
Il messaggio visivo è immediatamente vendibile a chiunque. 
L’arte esce della galleria per entrare nel guardaroba della gente.
Un modo decisamente esclusivo per fornire a compratori provenienti da qualsiasi status sociale,  e  di qualsiasi livello culturale, una nuova chiave di lettura della realtà. 
Perché, per dirla  con le parole di Janet  Wolff: 
“…. l’attività artistica intesa come genere di lavoro unico, con un prodotto anch’esso unico, addirittura trascendentale, è  un’idea errata, basata su determinati sviluppi storici, generalizzata erroneamente ed erroneamente considerata essenziale alla natura dell’arte.”


NEW PEP
“Il quadro non è che un prodotto."

Mostra personale di Pep Marchegiani.
Dal 27 Aprile al 27 maggio 2012.
A cura di Giovanna Lacedra e Grace Zanotto.

Galleria Famiglia Margini
Via Simone D’Orsenigo, 6
20135 Milano

Vernissage: venerdì 27 aprile, ore 18.30

Info:
www. famigliamargini.com
famiglia margini@gmail.com
canoneinverso1977@libero.it
Tel.   +39/ 328 7141308 



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