venerdì 22 giugno 2012

C'ero una volta, personale di Anna Caruso



C’ERO, UNA VOLTA

Mostra personale di ANNA CARUSO

“Una volta, io ero.
Non un frammento, ma l’intero. Ero il sogno, compatto, che non temeva la realtà.
Ero il cuore di una fiaba. La bambina, la principessa. L’anima. Lo specchio nascosto in ogni stagno. La voce e la visione. L’infrangibile magia di una storia senza tempo.
Percorrevo i sentieri dell’innocenza, cercando luoghi di stupore. Poi, un giorno qualunque di un anno che non c’è, cerca, cerca… cammina, cammina… inseguendo un inganno ho smarrito la strada. Pollicino senza briciole, non l’ho più ritrovata!
Tutt’intorno non era bosco e non era notte. E non era neppure la luce lontana di un tunnel aperto al di là di una tana. Era rumore, piuttosto. Era un eccesso di luci e colori. Un caleidoscopio di vetri e ridondanti  fluorescenze. Era un tempo che non abita le fiabe. Era un’altra vastità. Sconosciuta e spaesante. Una dimensione capovolta, nella quale ero piombata all’improvviso. Come catapultata da un singhiozzo della storia. Forse per errore. Forse per capire. Forse per aprire un dialogo tra questo mondo e il mio.
Sullo sfondo di questo frastuono, la mia voce si racconta ancora. Rotta, come un giocattolo in disuso.
Ma tra i lacerti, ritrovo l’intatto cuore di una fiaba.”

Onirismi che si sbucciano tra gli spigoli della contemporaneità. Sono le fiabe esplose di Anna Caruso.
Alice, il Bianconiglio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve: solitudini smarrite nell'irrealtà di un mondo che ha perso la capacità di ‘sentire’. E se l’arte è soprattutto visione, come affermava Jean Dubuffet, le visioni metropolitane di Anna Caruso si animano di personaggi simbolici, per indagare i vuoti del nostro tempo.
Le fiabe nascono come narrazioni dal chiaro intento educativo, e ciascuna di esse puntualmente si conclude con un lieto fine: Cappuccetto Rosso esce intatta dal ventre del lupo, Cenerentola, calzando a perfezione la sua scarpina di cristallo, riesce a sposare il principe,  Biancaneve si libera definitivamente dalla sua matrigna. Insomma, il buono ha sempre la meglio sul cattivo. Perché nelle fiabe i personaggi sono nettamente divisi tra buoni e cattivi, come in una sorta di etica manicheista. Tra le pagine di Carroll, Perrault o dei Fratelli Grimm i buoni vincono o si salvano, e tutti finiscono per vivere felici e contenti.
Non è esattamente quello che accade nelle opere della Caruso, in cui la trama della fiaba viene interrotta, e la sua eroina viene strappata dal contesto narrativo per essere letteralmente teletrasportata in una dimensione
che non le appartiene. È quel singhiozzo della storia, che come un sussulto sismico la spiazza, la infrange, e la disorienta.
Anna Caruso pone come principale operazione della sua azione pittorica una decontestualizzazione di evidente matrice duchampiana. Cappuccetto Rosso che vaga smarrita col suo cestino tra i cartelloni pubblicitari di una grande città, non è che un ready made: una creatura avulsa dal suo contesto originario e collocata laddove nessuno si aspetterebbe di incontrarla.
La scelta di decontestualizzare proprio le eroine di fiabe popolari, scaturisce dalla sua esperienza nel Cosplay (contrazione delle parole inglesi costume e play), gioco di origine giapponese che consiste nell'indossare costumi di personaggi della cultura manga, degli anime, o delle fiabe. Anna ha iniziato a giocare travestendosi da Alice. E questa Alice ha riportato a galla la bambina che un tempo è stata e che dentro è ancora. In un gioco creativo si è aperto un dialogo tra una donna e la sua innocenza: la bambina delle fiabe ha parlato all’artista in divenire. Fino a quando Anna non ha permesso ad Alice di entrare nel ‘quadro’. Alice ha preso cittadinanza oltre la trama della tela, insieme ad una serie di altri eroi ed eroine come lei, abolendo anche quella netta distinzione tra buoni e cattivi.
Con pennellate di colore acrilico accostate e giustapposte su tele preferibilmente serigrafiche, Anna dà vita ad un mondo dentro al mondo. Adottando una tecnica dinamica costruisce, con grande rapidità, architetture e anatomie, sovente colte in prospettive grandangolari.
Nei panni di Alice, Anna ha scoperto che l’apparente dissonanza tra quel costume e il contesto urbano può invece simboleggiare l’attuale condizione dell’artista, sempre in qualche modo fuori luogo, baconianamente ingabbiato in una realtà deformante e asfissiante. Ma proprio per questo capace di raccontarla.


Special Guest: I MOSTRI DI FILO
Goldie, Monsieur Crabe, Madame Pelosino... Due lunghe gambe e labbra smaltate, in equilibrio sui tacchi non sono meno sensuali di una tazzina ricoperta di pelliccia.
Parimenti impellicciati, parenti della tazza di caffè di Meret Oppenheim. "Colazione in Pelliccia". Sembrò assurdo prendere il caffè in questa celebre opera d'arte, prima ancora che fosse internata in un Museo.
Santo Cottolengo, Giuseppe Benedetto Cottolengo.
Ospiti del Cottolengo sfrattati che hanno deciso di trascorrere le loro vacanze estive in galleria Famiglia Margini.
Mostri mostruosi! Monstrum, parola antichissima per definire quell'essere meraviglioso venuto da lontano, usata dagli antichi romani con felice stupore fino al giorno dell'arrivo dei popoli barbari.
Scherzi della natura e dinamiche interdette si mettono in scena nella triplice azione di pulsione e repulsione ...suspense. Prodigiose creature da rapire con un piglio feticista.

Filippo Corato, alias FILO, e i suoi Mostri nascono attorno ad un palloncino come i sogni di un fanciullo che recupera la magia in piccoli pezzettini di materia abbandonati, e li rende preziosi con squisiti giochi di fantasia.

C’ERO, UNA VOLTA
Mostra di Anna Caruso

A cura di Giovanna Lacedra e Grace Zanotto

Dal 17 al 28 Luglio
Galleria Famiglia Margini – via Simone D’Orsenigo 6 – Milano
Vernissage: 17 Luglio ore 18.30
[Dj Mantra + Performance]
Ingresso libero.
Orari: da martedi a giovedì dalle 14 alle 20 e su appuntamento chiamando il numero 328 7141308.
www.famigliamargini.com
famigliamargini@gmail.com

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